venerdì 13 gennaio 2017

una gita a… è impossibile resistere al fascino secolare di Ravenna (Italia)

Durante le vacanze natalizie sono tornata a Ravenna, città italiana che in passato frequentavo abitualmente, ma che mi riserva ogni volta stupore per le sue bellezze, ancora forse poco conosciute soprattutto fuori Italia.
È molto facile girare per il centro storico, già da molti anni è pedonalizzato, conquista che solo poche città italiane hanno raggiunto, e si può anche percorrere facilmente in bicicletta grazie alle molte piste ciclabili.
Il mosaico bizantino è l’attrazione più grande e bisogna senz’altro dotarsi di una guida scritta o meglio di una persona esperta (Ravennaturismo), che possa spiegarne la simbologia, i materiali, la struttura per capire la portata immensa di queste opere frutto di una pazienza e di una maestria fuori dal comune.

Chiesa di San Vitale, particolare di Teodora e la sua corte - foto di Edisonblus
Di prassi il tour inizia dalla stupefacente Chiesa di San Vitale dove vi accolgono gli allora padroni di casa, gli imperatori bizantini Teodora e Giustiniano, accanto a cui si può visitare il più piccolo ed intimo Mausoleo di Galla Placidia, con il suo cielo di stelle dorate e le finestre di alabastro, da cui penetra una luce particolare.


Mausoleo di Galla Placidia, particolare cervi alla fonte- foto di Sailko
Ancora in città da vedere la Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, dove una lunga teoria di Santi e Vergini ci accompagna all'altare e la bella Cappella all’interno del Museo arcivescovile. Due battisteri coronano il giro musivo: Il Battistero Neoniano accanto al Duomo e quello degli Ariani, che però è più difficile trovare aperto alle visite, forse è possibile prenotando una visita guidata.

Sant'Apollinare nuovo
Bei mosaici anche nella pavimentazione della villa romana sempre in centro storico, la Domus dai tappeti di Pietra, ritrovata per caso nel 1993 durante i lavori per creare delle autorimesse.

Domus dai tappeti di Pietra - foto di Incola
Il giro può concludersi nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe, che sta però un po’ al di fuori della città, per cui bisogna prendere un mezzo pubblico o andare in macchina. Ed eventualmente da qui prendere l’occasione per dare un’occhiata anche al recentemente restaurato Porto di Classe, sito archeologico della zona di lavoro del porto romano di Ravenna, dove era tenuta la Flotta romana pronta per le spedizioni.

Sant'Apollinare in classe
Se si ha ancora tempo, in città si possono visitare anche due tombe prestigiose: Il Mausoleo di Teodorico e la Tomba di Dante Alighieri, morto esule proprio a Ravenna.
Ravenna è una città sempre piena di vita e di attività culturali, che si possono abbinare alla visita della città se si permane per qualche giorno. Diversi i festival importanti come il Ravenna Festival (maggio-luglio) dedicato all’opera e alla musica classica e in settembre il Festival di danza urbana Ammutinamenti. Anche le stagioni teatrali sono particolarmente interessanti con gli appuntamenti del Teatro Alighieri e del Teatro Rasi. Al MAR inoltre, il Museo d’arte moderna sono spesso programmate mostre di alto livello.
D’estate poi si può unire la vita da spiaggia a Marina di Ravenna o negli altri Lidi alle visite culturali, spesso i mosaici sono aperti anche la sera. Nei bagni di Marina di Ravenna poi si trovano attività davvero per tutti i gusti: da incontri letterari anche con scrittori famosi, a happy hour con birra e salsiccia.

Infine per fermarsi a mangiare in città in luoghi alla portata di tutte le tasche ho provato di persona con soddisfazione la Pizzeria e Ristorante il Passatore oppure per gustare la classica piadina romagnola senz’altro vale la pena andare alla Ca’de Ven.

Piazza del Popolo a Ravenna

di Cristina Radi

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mercoledì 4 gennaio 2017

L'Iran attraverso gli occhi di Marjane Satrapi, Persepolis il film e il libro

“Resta sempre integra e coerente con te stessa” queste sono le parole della nonna di Marjane Satrapi e con cui lei si confronta nei momenti difficili.
Marjane Satrapi è l’autrice di Persepolis, stupefacente film d'animazione del 2007, candidato all'Oscar, basato sull'omonima graphic novel autobiografica, che ha fatto conoscere l’autrice iraniana in tutto il mondo. Io e mio nipote Gioele di 15 anni abbiamo visto il film durante le feste natalizie. 


Avevo parlato a Gioele del fumetto della Satrapi e anche che io e Cristina Radi come Pepita Promoters, avevamo curato l’ufficio stampa di una delle prime mostre, che l’artista ha fatto in Italia. La mostra, curata dall’associazione Mirada di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, si intitolava “Il Velo di Maya. Marjane Satrapi o dell’ironia dell’Iran” (Ravenna ottobre-novembre 2003), lo so con certezza perché in ufficio abbiamo ancora il bellissimo manifesto della mostra disegnato da Costantini. 


In occasione della mostra ho conosciuto Marjane, un incontro che non ho mai dimenticato. L’artista è del 1969, un anno in meno di me, leggendo la sua storia, disegnata da lei con tratti infantili, ma perfetti, rigorosamente in bianco e nero e intrecciata in modo indissolubile con una forte ironia e autoironia anche nei momenti più drammatici, mi sono rispecchiata spesso in lei e ritrovata nei suoi ricordi (i suoi cantanti preferiti erano quelli che ascoltavo io…), però ecco che ad un certo punto la sua storia si separa dalla mia…e Marjane ci racconta come suo nonno e suo zio furono imprigionati per anni dalla dittatura dello scià e lo zio poi ucciso durante la repubblica islamica, che portò al potere Komeini e costrinse le donne a coprirsi la testa e tutto il corpo…(divertente la scena in cui Marjane già ragazzina corre dietro l’autobus della scuola per cercare di prenderlo al volo e viene fermata dai “fratelli” che le vietano di correre, perché muovendosi mostra il sedere e lei che gli urla di non guardarglielo). 


La storia, inizia, infatti, poco prima della Rivoluzione iraniana (1979), mostrando attraverso gli occhi di Marjane, che inizialmente ha nove anni, come le speranze di cambiamento della gente furono infrante lentamente quando presero il potere i fondamentalisti islamici, riducendo ulteriormente le libertà della popolazione e imprigionando migliaia di persone. La storia si conclude (1994) con Marjane, ormai ventiduenne, che va a vivere a Parigi dove comincerà a disegnare…
Le vicende narrate in Persepolis sono molto drammatiche, un popolo che perde la libertà e l’identità, un paese che manda a morire i suoi ragazzi in battaglia facendogli credere di essere dei martiri e regalando loro una chiave di plastica con cui apriranno le porte del paradiso… I missili distruggono il palazzo vicino, l’amico caro d’infanzia dopo la guerra è su una sedia a rotelle senza un braccio e una gamba…tanti tanti tanti morti e per cosa? Nonostante tutto Marjane indossa le scarpe da ginnastica alla moda e il giubbotto di jeans: la sua voglia di normalità, di essere solo una ragazzina è più forte della tragedia che la circonda.

Mio nipote Gioele è rimasto affascinato dal film e mi ha detto che gli piacerebbe leggere il fumetto… e so per certo che non potrà che essere una lettura emozionante, coinvolgente e anche divertente (Persepolis Nuova edizione integrale Rizzoli Lizard).

domenica 1 gennaio 2017

Al cinema Miss Peregrin di Tim Burton, maestro del genere gotico

Tim Burton è l’immaginifico regista di Miss Peregrine – La Casa dei ragazzi speciali- titolo stralungo -per un film fantasticamente gotico. Stranezze, sorprese e personaggi unici che attraggono e avvincono lo spettatore dal primo all’ultimo fotogramma.

In inglese l’aggettivo che si sposava bene con Children era Peculiar. In Italiano è diventato Speciali e manca di forza. Iniziato dai racconti del nonno, un dolce visionario il timido adolescente Jake, attraversando tempi e mondi paralleli si ritrova in luogo magico noto come Miss’Peregrine’s Home for Pecular Children. Qua tra avventure stravolgenti a cascata fa la conoscenza con 10 “children” dotati di poteri paranormali, che ne fanno di cotte e di crude per difendersi da Barron, il dark scienziato pazzoide alla ricerca dell’immortalità. 
Da non mancare per i cultori del gotico, dello strano e del paradossale.

lunedì 26 dicembre 2016

Andar per presepi: a Bologna visite guidate a 36 presepi storici e artistici

Quest'anno il Comune di Bologna ha organizzato una serie di visite guidate ai più bei presepi della città, spiegate da professori ed esperti. Visite guidate gratuite e molto molto seguite, adatte ad un pubblico adulto.
il presepio contemplativo di Grazia Sarcina

Il 26 dicembre visita guidata per due gruppi, con due punti di partenza in centro a Bologna.
Io e mio marito abbiamo iniziato la visita dal Cortile di Palazzo d’Accursio, il palazzo comunale di Bologna, per seguire le spiegazioni del professor Fernando Lanzi. Inizio della visita proprio il Cortile del Palazzo, che ogni anno ospita un presepio artistico. Quest’anno è in mostra il “presepio contemplativo” di Grazia Sarcina con statue in terracotta a grandezza naturale, personaggi dall’aria quasi meditabonda, ma dalle figure e dai visi finemente realizzati. In particolare la Madonna dal profilo molte dolce e i capelli raccolti in un velo, guarda il suo bimbo pensierosa.

Per la seconda tappa, il professor Lanzi ha condotto il gruppo nella Corte Isolani lato Strada Maggiore, dove ci ha illustrato un presepe ancora in terracotta, opera di un’altra artista donna, Claudia Cuzzeri. Un presepe attualizzato, a significare che Gesù viene anche oggi per noi, riprendendo la tradizione viva fino al ‘700, quando le statuine vestivano gli abiti dell’epoca contemporanea. Personaggi moderni, dunque, una scolaresca sullo sfondo, scene di vita quotidiana; i re Magi, tre bambini di etnie diverse, l’ambientazione proprio il portico di Corte Isolani, uno dei più antichi di Bologna e un palazzo di Piazza santo Stefano. Da una parte ma in primo piano, la curiosa figura del “dormiglione”, che Lanzi ha spiegato essere colui che non risponde all’annuncio, figura tipica di molte rappresentazioni dei presepi bolognesi del ‘700, che in questa scena è affiancato da un ragazzo-angelo con le ali dentro lo zaino che tenta invano di svegliarlo.


Al Museo Davia Bargellini in Strada Maggiore, un susseguirsi di pregiati presepi tra ‘700-‘800 opere di artisti-artigiani bolognesi. Dietro la mano dell’artista, il pensiero del teologo con presepi carichi di un’intensa simbologia, che solo l’occhio esperto può decriptare. La Madonna fino a metà del ‘700 non rivolge gli occhi al bambino, anzi è triste e pensierosa in riferimento al versetto del Vangelo di Luca “Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19): la rappresentazione della consapevolezza di Maria del destino di suo figlio. Maria che allatta è invece il simbolo della Chiesa che nutre. Il bimbo dentro la mangiatoia, è Cristo che si fa Eucarestia. L’ambientazione delle rovine romane mostra la fine della religione politeistica. Il pastore con la pecora offerta in dono, è già il sacrificio di Cristo.

Le parole del professor Lenzi ci aiutano ad osservare e riflettere sulla scena ad un livello più profondo, imparando a leggere anche i presepi di casa nostra con altri occhi.

Prossime visite guidate: 6 e 8 gennaio ore 15.30 
www.comune.bologna.it

di Cristina Radi

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Cosa fare con i bambini a Locarno? Proposte da Locarno on ice

Il giro del mondo in 250 presepi: la mostra di Bellinzona fino all'8 gennaio 2017

Cosa fare con i bambini a Locarno? Proposte da Locarno on ice

Per chi rimane a Locarno in queste due settimane di vacanze natalizie, Locarno on ice offre tante attività per i bambini, di mattina o di pomeriggio.



Chi come i miei figli, non sa pattinare o lo fa maluccio, un insegnante del Club Pattinaggio Ascona offre gratuitamente lezioni alle ore 10 del 27, 28 e 29 dicembre e del 3, 4 e 5 gennaio.

I pomeriggi invece sono dedicati a laboratori creativi o a racconti teatrali.
Il 27, 28 e 29 dicembre alle ore 15.00 Atelier creativi dedicati alla costruzione di pupazzi e animaletti, mentre la domenica 1, il sabato 7 e la domenica 8 gennaio alle 15.30, storie di ghiaccio raccontate da Vicky De Stefanis o da Christina Galfetti Schneider.

di Cristina Radi

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Marchés de Noël in Alsazia, Francia

Il giro del mondo in 250 presepi: la mostra di Bellinzona fino all'8 gennaio 2017

Scrittori e scrittrici ticinesi: Non sono Cappuccetto rosso, il libro necessario di Roberta Nicolò

Non sono Cappuccetto rosso (Ma.ma edizioni, 2015) è un libro necessario e coraggioso di Roberta Nicolò, giornalista ed antropologa conosciuta per il suo webmagazine Faigirarelacultura e per gli articoli sempre interessanti di antropologia, che scrive sul settimanale Azione.


Una prosa nervosa che procede con una punteggiatura inusuale con tanti tanti punti fermi e maiuscole ovunque, perché quando si fa il punto sulle cose importanti della vita, sulle certezze conquistate con fatica anche la punteggiatura aiuta a fare chiarezza.
La storia autobiografica si fa strada come un puzzle, che rispecchia il procedere della memoria. Da un mosaico fatto di tessere-ricordo man mano si ricostruisce un quadro, una persona. Flash, frammenti che come un occhio di bue su un palco, mettono a fuoco ora una bambina, ora una donna, entrambe sole e impaurite, entrambe cercano di vivere nonostante, provano a darsi una patina di normalità, ma non sempre ci riescono. Nella donna poi c’è una fame di verità, che finalmente solo dopo i trent’anni viene saziata e da lì “ogni cosa è illuminata”. Il mostro, l’ombra spaventosa dell’infanzia, nella maturità finalmente ha un volto, un corpo contro cui si può combattere anche fisicamente, per sconfiggerlo e archiviarlo. 
Roberta Nicolò
Grazie anche all’aiuto della madre, Roberta ricorda l’abuso subito a 5 anni e può finalmente elaborare il trauma, sciogliere il grumo opaco di dolore con il racconto, come dice anche la psicologa Silvia Vegetti Finzi. Il racconto diventa poi anche pubblico e una giustizia giudiziaria prova almeno in parte a riequilibrare le cose.
Ci vuole un gran coraggio a scrivere questo libro breve, intenso, ben scritto, un libro necessario: il coraggio di ama ancora il suo prossimo e grazie alla propria testimonianza, alla propria esposizione vuole aiutare chi è ancora preda dei mostri. Un libro in cui l’autrice dimostra che il racconto condiviso riesce a dare forma ai lupi cattivi, che solo così possono essere combattuti e anche se con fatica anche sconfitti, per riprendersi indietro finalmente la propria vita.

di Cristina Radi

lunedì 19 dicembre 2016

Los Amigos de la lengua española si fanno in 7 al Cinema di Ascona

Per gli amanti della lingua di Cervantes, l'associazione Los Amigos de la lengua española torna a proporre la sua consueta rassegna di film in lingua al Cinema Otello di Ascona dal 19 gennaio al 27 aprile 2017, alle ore 18.30.


7 lungometraggi di registi e registe del panorama cinematografico spagnolo e latinoamericano odierno, in particolare Cile, Argentina e Messico, che danno la possibilità di apprezzare modalità di narrazione cinematografiche differenti tra loro, ma uniti dal desiderio di comunicare al pubblico il piacere dello spettacolo anche quando le vicende portate sullo schermo non sono di solo intrattenimento.



I sette lungometraggi in programma hanno come filo conduttore la famiglia nel contesto della società contemporanea.
Sono lungometraggi che in generale trattano di problemi della società odierna o di personaggi pubblici come Neruda del regista cileno Pablo Larrain, che apre la rassegna il 19 gennaio. Il lungometraggio interessante e complesso porta allo schermo la vita del grande poeta Pablo Neruda nel contesto della società cilena in momento storico particolari.

I film vengono proiettati con sottotitoli in francese o tedesco

Programma completo su:

LOS A M I G O S D E L A L E N G U A E S P A Ñ O L A

LA ASOCIACIÓN ESPAÑOLA DEL TICINO.

Biglietti fr 13

Soci presentando la tessera 7 Fr.

Studenti soci gratis (presentando la tessera)

Circolo del Cinema, AF, AVS 10 Fr.

Studenti 7 fr


venerdì 16 dicembre 2016

Marchés de Noël in Alsazia, Francia: cosa c’è da vedere, da vedere assolutamente e da lasciar perdere (citazione RSI)

Recentemente sono tornata in Alsazia (Francia), con la famiglia per visitare la regione e fare qualche giro nei numerosi mercatini di Natale, disseminati un po’ in tutte le cittadine. 
Infatti anche le più piccole, soprattutto quelle che si trovano nella Route des Vins, si pregiano di avere mercatini magari solo per il fine settimana e nei giorni festivi; abbiamo poi terminato il giro a Strasburgo. In ogni città oltre al mercato anche tante iniziative collaterali di musica e spettacoli anche per i bambini.


Il mercato, che mi è sembrato meglio organizzato e più variegato, è stato senz’altro quello della città di Colmar, con depliant in diverse lingue, tra cui l’italiano e bancarelle divise in varie aree della città in una sorta di sezioni tematiche. Molte le bancarelle con prodotti particolari di artigianato e anche un’intera area dedicata ai bambini con anche qualche gioco e bancarelle con colori e tecniche di colorazione inusuali e pupazzi ma sempre con la cifra del bio, quindi riempiti di lavanda da scaldare per la giornate fredde o piccoli malesseri.
Anche Barr ha un piccolo mercato al coperto ma degno di nota con tanti prodotti artigianali, e una sorta di anticamera con giochi di legno per intrattenere i bambini. Anche a Barr il periodo di Natale è ricco di iniziative culturali.


Un po’ più deludente invece il grande mercato della città di Strasburgo, dove ho notato anche rispetto allo scorso anno, che si è data sempre più la priorità a bancarelle di prodotti alimentari da consumare subito, come crepes e vin brulé piuttosto che artigianato e manufatti originali.

Vale la pena citare anche se un po’ fuori zona anche il mercato di Natale di Freiburg in Germania, anche questo non di ampie dimensioni ma senz’altro con prodotti di pregio, l’unico in cui abbia trovato un’ampia scelta di cappelli, sciarpe, guanti in lana fatti a mano.

lunedì 12 dicembre 2016

Memento mori? La mostra di Javier Marìn a Casa Rusca di Locarno fino all'8 gennaio 2017

Memento mori? Potrebbe forse essere questo un possibile sottotitolo alla bella mostra dell'artista messicano Javier Marìn (1962), con l'allestimento a cura dell'archistar Mario Botta, in corso alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno fino all'8 gennaio 2017.


È un'esposizione in cui risaltano forti i contrasti: luci e ombre, pieni e vuoti, pesantezza e fragilità, morte e vita, materiali perenni e deperibili. 
Concetti che certo non possono lasciare indifferente, neppure il visitatore meno avvezzo all'arte contemporanea. Ed infatti uno degli obbiettivi dell'arte di Marìn è cercare di dare un messaggio universale, anche allestendo grandi esposizioni all'aperto in luoghi cittadini di passaggio, perché appunto non può sfuggire che ovunque trapela dalle sue opere, il senso della precarietà della condizione umana.

Grandi teste, giganteschi corpi sovrastano lo spettatore e sembrano disfarsi, liquefarsi da un momento all'altro. Corpi pesanti, come è pesante a volte la condizione corporea, ma anche corpi costruiti e poi distrutti, caratterizzati da profondi tagli o a pezzi, tenuti insieme da fil di ferro. 
Un'operazione che di primo acchito sembrerebbe una vera e propria insensata fatica di Sisifo: un'opera viene creata pressoché perfetta, per poi essere tagliata, rotta e ricostruita.
Ma è un po' anche questo il ciclo della vita, alla nascita ci viene affidato un involucro quasi perfetto che man mano si taglia, si decompone, si disfa sistematicamente ed inesorabilmente di giorno in giorno.

A ragione ho letto in più fonti che nell'arte di Marìn si distinguono anche influssi di origine barocca; un barocco tetro e teatrale allo stesso tempo, in cui il disfacimento degli elementi ha anche una componente quasi voyeuristica di esposizione allo sguardo altrui, come nel caso dei Muertitas e Muertitos, salme già in obitorio o corpi in esposizione con etichette da negozio.
L'impiego dei materiali è anche sintomatico: terracotta e resina modellate fino a cercare la plasticità e la trasparenza della pelle. La resina viene poi spesso accompagnata da materiali organici assolutamente deperibili come piante, semi, petali e carne essiccata, a cercare l'effetto differente e a testimoniare che forse neppure l'arte nel suo voler fissare l'attimo, in fondo è eterna.

Del resto non è forse proprio in Messico che si celebra una delle più famose Dia de los muertos, dal concetto tutto sudamericano della cultura della morte prende forse avvio la riflessione dell'artista, fra esistenzialismo e ironia, come nel caso delle gigantesche parti anatomiche - occhi, nasi, bocche, ma anche natiche e sessi - che fanno capolino dalle riquadrature lignee (Relieves cuadrados) o dei piccoli uomini e donne di Hombresitos y mujercitas, che nell'allestimento sono stati posti strategicamente in una parete verticale da soli o in gruppetti di due o tre quasi in chiacchiere da piazza per sottolinearne ancora come la condizione della precarietà ci appartenga persino mentre ci occupiamo delle cose più comuni.


di Cristina Radi

guarda la galleria fotografica



Il giro del mondo in 250 presepi: la mostra di Bellinzona fino all'8 gennaio 2017

Le famiglie di tradizione cattolica hanno spesso rituali legati alla realizzazione del proprio presepio: c’è chi già in novembre va per boschi a cercare il muschio per la decorazione, chi allestisce un presepio più prezioso magari comprato al mercato di San Gregorio Armeno a Napoli, accanto ad uno più dimesso ad uso esclusivo dei bambini, che possono giocare così con le statuine, senza timore di rompere fragili pezzi in terracotta.


In occasione delle manifestazioni legate al Natale a Bellinzona presso la Sala Arsenale di Castelgrande fino all’8 gennaio 2017, è allestita la mostra “Il mondo dei presepi”, un’esposizione dei presepi collezionati negli anni e nelle generazioni dalla famiglia bavarese Hartl, conservati solitamente presso il museo dei presepi Krippenwelt di Stein am Rhein, nel Canton Sciaffusa.
Sono 250 presepi provenienti da 50 Paesi, ognuno caratterizzato da un abbigliamento che ne rivela l’origine, diversi dal Sud America con i tipici abiti delle Ande, dalla Corea del Sud, dalla Polonia e persino di origine Sioux, la tribù autoctona del Nord America.

Fino all’08 gennaio 2017
Sala Arsenale, Castelgrande Bellinzona
Entrata: tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 16.00
Biglietti: Adulti Fr. 10.- / Ridotto Fr. 5.- / Famiglia Fr. 15.-

Marchés de Noël in Alsazia, Francia

Cosa fare con i bambini a Locarno? Proposte da Locarno on ice

martedì 6 dicembre 2016

Coraline + Coraline, il film e il libro: quando la perfezione nasconde l'indicibile

Mi piace mostrare ai miei figli film d’animazione che non siano solo Disney, per abituarli ad apprezzare altri modi di creare immagine. Ho recentemente riletto il libro Coraline di Neil Gaiman, illustrato da David Mckean, suo partner anche di altri bei libri (come l’esilarante Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi) e ho colto questa occasione per vedere con i bambini il film tratto dal libro, Coraline e la porta magica del regista Henry Selick, realizzato con la complicata tecnica dello Stop motion, che consiste nel fotografare posa dopo posa modellini dei personaggi. La riuscita dell’animazione è davvero strabiliante, con una grande attenzione all’estetica del tutto.


Mi avevano detto che era un film piuttosto inquietante per i bimbi. In effetti il cartone rispecchia con qualche piccola infedeltà il pensiero di fondo del libro, scritto con una prosa semplice e veloce adatta ai ragazzi. La trama per certi versi rispetta le regole delle favole come l’eroina coraggiosa e astuta, Coraline appunto, ma soprattutto vuole spiazzare i bambini che non capiscono subito, dove stia il buono e il cattivo. 
Coraline si trasferisce in una nuova casa, dove mentre i suoi genitori sono troppo impegnati per prestarle attenzione, in una delle sue esplorazioni scopre una piccola porta che conduce ad un’altra realtà del tutto uguale alla sua, ma di gran lunga migliorata: c’è un’altra amorevole madre, che cucina cose buonissime e si occupa di lei e così anche un altro padre, ci sono vicini ben più divertenti e giochi che interagiscono con lei. Il solo a non raddoppiarsi oltre a lei stessa, è il gatto nero, anima indipendente e distaccata, che però sarà l’unica cosa reale, sul cui aiuto potrà contare la nostra eroina.


Ho capito che la trama funzionava quando mia figlia all’inizio del film ha invertito le madri, la vera madre disattenta e un po’ scontrosa era per mia figlia la mamma cattiva (io invece mi rivedevo in lei, che in effetti era molto reale), mentre l’altra amorevole e attenta ma con due bottoni al posto degli occhi, la mamma buona. Proprio come Coraline, era caduta nella trappola anche mia figlia. I bambini non possono che identificarsi in questa storia, perché a tutti noi genitori è capitato di essere a volte poco amorevoli e attenti e i nostri figli hanno d’altra parte almeno una volta desiderato di avere genitori diversi eppure uguali a quelli che hanno. Anche mia figlia come Coraline, però, non ci ha messo molto a capire che quel mondo perfetto in realtà nascondeva un oscuro lato inquietante. Mentre guardavo il film pensavo a quegli adulti che attirano i bambini nella loro trappola con promesse di altri orizzonti, fingendosi amorevoli, ma in realtà nascondendo un terribile scopo. Coraline si salva, ma non così le anime dei bambini intrappolati dalla madre ragno nella sua trama, così come tanti bambini anche qui in Svizzera, le cui anime sono state per sempre segnate.
Neil Gaiman
È vero Coraline libro e anche film sono decisamente un po’ inquietanti, ma rivelano ai bambini che non sempre la realtà più bella è quella migliore, ma anzi bisogna diffidare della troppa perfezione perché potrebbe celare una verità indicibile.

di Cristina Radi

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giovedì 1 dicembre 2016

Scrittori e scrittrici ticinesi: Cento lacrime, mille sorrisi: vivere con intensità i momenti sereni

Ho letto in pochi giorni Cento lacrime, mille sorrisi della scrittrice italiana di nascita ma ormai da lungo tempo in Ticino Chiara Pelossi Angelucci edito da Sperling & Kupfer. Racconto autobiografico, in cui la famiglia di Chiara si deve confrontare con la grave malattia di Anna, sua seconda figlia appena nata.

Il libro è scritto in tono volutamente leggero, senza però perdere la dimensione di una realtà comunque difficile da affrontare, specialmente se oltre alla malattia intervengono fattori come dottori poco capaci o poco inclini ad altre visioni oltre la loro, a volte limitata.
Chiara Pelossi-Angelucci
Per un genitore la malattia di un figlio è la cosa peggiore che possa capitare, una mia amica mi ha detto recentemente che quando sei ci sei dentro ci sono “alti e bassi… e questa alternanza è fondamentale per la sopravvivenza”. 
Giocoforza tiri fuori risorse insospettate e soprattutto impari a vivere più intensamente i momenti positivi. E questo è anche il messaggio che esce forte dal libro di Chiara Pelossi, il brutto c’è e non ce lo possiamo nascondere, ma il negativo insegna a vivere il presente buono in maniera più intensa e nutre l’animo, infondendo energia anche nelle tenebre.

di Cristina Radi

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