mercoledì 7 aprile 2021

Un'occhiatina in diretta alla vita nel medioevo? Al Parco archeologico di Tremona si può

Dal 1 aprile 2021 riapre l’Infopoint del Parco archeologico di Tremona sul Monte San Giorgio, a pochi kilometri dalle Cave di Arzo.

© Mendrisiotto Turismo, Studio Stellanove

Peculiarità dell’unico parco archeologico del Ticino, è la possibilità di noleggiare gli occhiali 3D per la visita al Villaggio medioevale, sbirciando nel passato per vedere come si viveva nel Medioevo in un piccolo villaggio di campagna.

© Mendrisiotto Turismo, Studio Stellanove

Per noleggiare gli occhiali bisogna passare all’Infopoint che si trova all’entrata del parco dalle 10 alle 18 dal giovedì alla domenica. Nei giorni festivi e nei periodi di vacanze il parco è sempre aperto, consultare il sito www.parco-archeologico.ch. Gli occhiali si possono noleggiare dalle 10.30 alle 17.00.

In rispetto delle direttive Covid, le presenze al parco saranno limitate ad un certo numero di visitatori contemporanemente, ed è consigliabile portarsi cuffie personali con attacco jack da 3.5 mm per ascoltare le spiegazioni, in alternativa si possono anche acquistare.

Sul sito del Parco ci si può preparare o approfondire la visita, leggendo il testo della medievista Elena Percivaldi “Il castrum di Tremona: una finestra sulla storia”, anche in francese, inglese e tedesco. 

Per info info@mendrisiottoturismo.ch o tel. 0041 91 6413050-0041 58 6883202

lunedì 1 marzo 2021

Vi consiglio un libro: Baci da Polignano di Luca Bianchini

Uno spumeggiante libro estivo del torinese, quasi polignanese Luca Bianchini, prolifico romanziere nato a Torino l'11 febbraio 1970, che ama cucinare mentre scrive. Con Mondadori ha pubblicato i romanzi Instant love (2003), Ti seguo ogni notte (2004), la biografia di Eros Ramazzotti, Eros - Lo giuro (2005), Se domani farà bel tempo (2007), Siamo solo amici (2011), Io che amo solo te e La cena di Natale - da cui sono stati tratti due film di grande successo -, Dimmi che credi al destino (2015), Nessuno come noi (2017), portato l'anno successivo sul grande schermo, e So che un giorno tornerai (2018). È una delle voci di Mangiafuoco su Rai Radio 1.



 Polignano a Mare è ormai una delle mete più note e ambite della Puglia, regione in auge turistica in questa strana estate post coronavirus. C'è chi la conosce perché è la città di Domenico Modugno, chi per i tuffi spettacolari organizzati per il torneo di Red Bull Cliff Diving o per le sue bellissime scogliere. Ma Polignano a Mare è anche il regno del gelato, e una delle sue gelaterie più storiche è “Il super mago del gelo”, un'attività nata nel 1920 con un carretto ambulante, passata di generazione in generazione, ma sempre in mano ai Campanella.

Dal 'super mago' sono passati volti noti del cinema, della musica, della tv e dello sport italiani: l'attrice Monica Vitti (che a Polignano girò 'La ragazza con la pistola' di Mario Monicelli), Pippo Baudo, Gino Bartali, Lina Wertmuller, Gianni Morandi e, ovviamente, Domenico Modugno, che di Mario Campanella era amico.

A cent'anni dall'inizio dell'avventura c'è Anastasia Campanella a ricordare papà Mario in un libro: “Era un visionario quando diceva che Polignano era così bella che sarebbe diventata il salotto di Puglia”. Difficile dargli torto, oggi.

Al 'Super mago del gelo' si devono non solo i gelati, ma anche una bevanda originale come il 'caffè speciale': caffè, panna e scorza di limone, con l'aggiunta di un amaretto artigianale ottenuto con mandorle tritate. Perfetto a tutte le ore, anche di notte, è forse il prodotto più identificativo del 'Super mago'. Piacevole, frizzante e animato, questo romanzo corale con diversi personaggi veri e volubili, in gran parte spensierati e nel vento, narra con una prosa semplice ma avvincente la lunga, tormentata storia d’amore di due attempati amanti alla ricerca di uno spicchio di felicità: lei l’attraente e tosta Ninella, lui, il piacente Don Mimì Scagliuso, ma non sciupafemmine, (come l’altro Mimì, celebre, famoso, Domenico Modugno), polignanese doc fino alle midolla. Intorno a loro ruotano, in una girandola di avvenimenti, quasi una tribù di parenti, amici e conoscenti, uomini, donne, lesbiche, omosessuali, ma anche etero sessuali con i loro grattacapi quotidiani dai quali sono assillati, ma dai quali sopravvivono perché la vita è bella! Soprattutto a Polignano!

Alle vicende romantiche di Don Mimì si intercalano con brio ed umorismo quelle di sua moglie Matilde, femmina ambiziosa e inacidita, che ha piantato dopo anni di un matrimonio infelice, Don Mimì, il re delle patate pugliesi, per dominare, dopo essere stata dominata per anni, lo sbiadito Pasqualino Settebellezze, il tuttofare della ditta Scagliuso.

In Baci da Polignano troviamo anche la progenie di Don Mimì e Ninella: rispettivamente Chiara e Damiano e la loro figlioletta viziata e capricciosa che li comanda a bacchetta. E poi Orlando, il mellifluo avvocato con la sua finta fidanzata Daniela, in quanto lui è omosessuale e lei lesbica. Da non dimenticare la malinconica Nancy, che sogna di diventare la prima “influencer” polignanese e l’estroversa e taccagna zia Dora, che vive al nord e corre dal suo Veneto in Puglia per la restaurazione del Trullo, che ha ricevuto in eredità. Per questa incombenza, è incaricato Carlo il quasi architetto milanese, antica fiamma passeggera di Ninella.

Altro pregio di Baci da Polignano è la freschezza della scrittura coniata sul parlato di tutto i giorni e infiorettato di espressioni legate a personaggi e fatti reali del mondo d’oggi.

Di Augusto Orsi

lunedì 18 gennaio 2021

Vi consiglio un libro: Fiore di roccia di Ilaria Tuti

In questo periodo in cui ci viene limitata sempre di più la possibilità di praticare molte delle attività che riempiono il nostro quotidiano, voglio consigliare un libro, sia perché un buon libro è un ottimo modo per riempire i vuoti, si tiene attiva la testa e non ci si sente soli vivendo le vite degli altri, sia anche perché in parte ci possiamo rispecchiare nella storia, che narra di un periodo molto difficile come è stato quello della Grande Guerra e di come uomini, ma soprattutto donne hanno saputo reagire.


La protagonista e voce narrante di Fiore di Roccia della scrittrice friulana Ilaria Tuti (edito da Longanesi), è Agata Primus e come lei le sue amiche e compaesane, a cui viene chiesto di trasportare nelle loro gerle nelle trincea ad alta quota, tutto quanto serve per la sopravvivenza dei soldati, dai viveri, alle medicine fino alle armi. Queste donne, madri di famiglia, con dei pesantissimi carichi sulle spalle, affrontano la montagna che ben conoscono e diventano l’unica speranza dei soldati del Pal, fino a dover esse stesse imbracciare le armi per aiutare a respingere il nemico austriaco, meglio armato ed equipaggiato. Sono le Portatrici carniche.


Dalle pagine della Tuti, emerge tutta la fatica della guerra, ma anche il senso dell’eroismo e del valore che contraddistingue uomini e donne nella difesa della Patria. Personaggi sempre molto autentici con i loro dubbi e le loro fragilità, che si sono trovati a dover rispondere a momenti di grave difficoltà, tirando fuori tutto il coraggio e la resistenza di cui erano capaci. Con questo libro, Tuti ha voluto riportare alla memoria collettiva, il sacrificio e la forza di queste donne semplici, che volontariamente hanno messo a rischio la loro vita, da cui dipendeva anche quella di figli e anziani. Donne, dimenticate dai libri della grande Storia, abituate alla fatica e agli stenti, e rese ancor più forti dalla miseria. La narrazione è sempre molto intensa, ma mai ridondante, dalla prosa semplice quasi scarna, trasuda tutta l’ammirazione dell’autrice per queste eroine del quotidiano e ne rende la maestosità, rispecchiando l’austerità ma anche la bellezza di un paesaggio scarno come quello delle montagne del Friuli. L’umanità delle donne è il filo sottile che attraversa tutto il romanzo, fino al finale a sorpresa che riscalda il cuore e lascia speranza.

di Cristina Radi

venerdì 18 dicembre 2020

Adolescenti e diversità e una Befana un po' particolare: due film visti e commentati da Augusto Orsi

Mio fratello rincorre i dinosauri

Fin da piccolo, Jack ha creduto alla tenera bugia che i suoi genitori gli hanno raccontato, ovvero che Gio, suo fratello, fosse un bambino "speciale", dotato di incredibili superpoteri, come un eroe dei fumetti. Con il passare del tempo Gio, affetto dalla sindrome di Down, diventa, per suo fratello, un segreto da non svelare. Con questo sentimento nel cuore, Jack trascorre il tempo delle scuole medie. Quando poi conosce il primo amore, Arianna, la presenza di Gio, con i suoi bizzarri e imprevedibili comportamenti, diventa per lui un fardello tanto pesante da arrivare a negare, a lei e ai nuovi amici del liceo, l'esistenza di Gio. 

L’ambientazione del film tratto dall'omonimo romanzo Mio fratello rincorre i dinosauri, è volutamente anonima: un non-luogo mai nominato tra pianure del Nord e città medie. I personaggi principali Gio, Jack e Arianna sono ben sagomati e presentati al meglio anche sul piano psicologico mentre altri, come i genitori mancano un tantino di spessore e suonano artificiali. Gio, poi merita un plauso particolare in quanto porta su di sé tutto il film. Il lungometraggio ha vinto, per la sua originalità, un premio europeo prestigioso per il cinema italiano, si è aggiudicata l’Efa Young Audience Award, conferito da una giuria composta da oltre 7mila ragazzi e ragazze di 69 Paesi europei. L’opera prima è un racconto di formazione adolescenziale incentrato sul disagio e la vergogna, che ogni teenager prova nei confronti della propria esistenza, a maggior ragione se "ostacolata" dalla diversità. Mio fratello rincorre i dinosauri, dopo l’acclamata prima alle Giornate degli Autori al Festival di Venezia lo scorso anno, prima dell’emergenza sanitaria, ha conquistato il pubblico delle sale (distribuito da Eagle Pictures) diventando un vero e proprio caso cinematografico grazie anche a un cast notevole con, tra gli altri, Isabella Ragonese, Alessandro Gassmann perfetto nel ruolo del padre e la musa di Almodóvar, Rossy De Palma. Il lungometraggio è anche diventato recentemente argomento di una tesi di laurea all’Università di Bologna. È stato anche presentato con successo a Castellinaria Festival del cinema di Bellinzona Svizzera nella sezione Kids. Il lungometraggio di Stefano Cipani è un prodotto di buona levatura cinematografica, che si ascrive degnamente nella serie dei film che hanno narrato i “diversi” e le loro vicissitudini.

La Befana vien di notte del regista Michele Soavi porta sullo schermo la filastrocca “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte”, che passando dalle parole che tutti i bambini hanno cantato alle immagini, prende le fattezze di Paola Cortellesi, una bella e simpatica maestra di scuola elementare con un segreto da nascondere: di giorno è la maestra di uno sperduto paesino ricolmo di neve e la notte prende i panni leggendari della mitica nonnina con le rughe e un po’ sdentata: è la befana, che cavalcando la sua scopa magica il 6 gennaio dispensa giocattoli e dolciumi ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. 

A ridosso dell’Epifania, di un anno non precisato, ma senz’altro non lontano, viene rapita da un produttore di giocattoli vanitoso e fanfarone, il ben in carne Mr. Johnny dalla memoria inossidabile e dall’odio tenace, che accusa la dolce maestrina dalla doppia vita movimenta di avergli rovinato l’esistenza il 6 gennaio di 20 anni prima. Su queste premesse promettenti per un “fantasy” e in paesaggi d’inverno, che il film rende incantevoli, si snoda la rocambolesca storia. Sei dei suoi alunni si scatenano sulle loro bici per salvarla. Ne esce fuori un film divertente, ma sgangherato che in alcune sequenze non ha né capo né coda. Tra magia, sorprese e risate, riusciranno a salvare la Befana? Non lo scrivo. Desidero tenere il segreto affinché qualcuno guardi il film lo apprezzi e si diverta, su qualche piattaforma ora che le sale buie sono chiuse o poco frequentate a causa dello stramaledetto Corona Virus. Personalmente non ho trovato il lungometraggio di Michele Soavi riuscito completamente in quanto la storia è restata embrionale, per l’interpretazione, a parte quella della Cortellesi che sfodera qualità da mattatrice, è ripetitiva in Stefano Fresi, il panciuto inconcludente Mr Jonny e sbiadita in quella dei 6 piccoli coprotagonisti, che a parte il pedalare allegramente all’impazzata su strade innevate, non sanno ben cosa fare per liberare la povera maestra dalla doppia esistenza, ostaggio di uno gioioso e inconcludente rapitore. Allo sceneggiatore napoletano Nicola Guaglianone e al regista Michele Soavi mentre dico bravi per aver tentato di darci un fantasy, genere poco presente nella cinematografia italiana di ieri e di oggi, li esorto a ritentare con un prodotto meglio strutturato. A parte le osservazioni e critiche La Befana vien di notte è un lungometraggio piacevole e distensivo.

di Augusto Orsi

martedì 17 novembre 2020

Storia di un nonno e delle sue 5 nipoti

A volte sono le piccole storie a scrivere la grande Storia, di cui tutti noi facciamo parte. In questo periodo eccezionale, ecco il modo di un nonno speciale, per vivere e non solo sopravvivere durante la reclusione forzata.

Nello scrivere articoli di cronaca o recensioni uso la terza persona. Questa volta, nel raccontare la mia esperienza didattica di insegnante “on line”, o per meglio dire al telefono con il supporto del mio Mac uso la prima persona. La terza suona troppo pomposa e artificiale. L’insegnare è la mia professione. L’ho fatto per tutta la mia esistenza e in tutti gli ordini di scuola: dalle elementari all’università e sotto diversi cieli. Più tardi il giornalismo come passione, si è affiancato all’insegnamento.

La mia più significativa e gratificante esperienza, come docente, prima di quest’ultima, “Storia di una gabbianella e il gatto che le insegnò a volare”, era stato insegnare a fare la firma, a bordo di una nave passeggeri, ad un gruppo di pescatori sardi che, dall’isola di Sant’Antioco (Sardegna), si recavano a Chisimaio (Somalia) per la pesca del tonno. Al mio sbarco, a Massaua, sul Mar Rosso, i pescatori, contenti per aver appreso a far la firma, mi ricompensarono con una caciotta di pecorino sardo. Il regalo mi commosse e l’esperienza è restata indelebile nella mia memoria. Premetto che ho 5 nipotine dai 9 ai 14 anni, sono le figlie delle mie figlie, Fabienne e Ilaria, e abitano a Losone. Il manifestarsi della pandemia dovuta al coronavirus mi impediva di poterle incontrare. Da questa proibizione è nata la mia idea di fare una serie di lezioni individuali di lettura e commenti al telefono e con l’ausilio del computer. 


Il primo obiettivo è stato il trovare un libro di media lunghezza, non difficile lessicalmente, ma soprattutto piacevole e avvincente per la loro età. Facendo una ricerca, in questa ottica, ho trovato “La storia della gabbianella e il gatto che le insegnò a volare” del brillante narratore di favole lo scrittore cileno Luis Sepulveda. È un libro semplice nella struttura, splendido per la narrazione, a tratti commovente e profondamente umano. I suoi personaggi, gatti, uccelli, uno scimpanzé e un poeta, ben tratteggiati nelle loro caratteristiche sono molto simpatici. Era il libro che ci voleva per interessare e divertire un piccolo gruppo di lettrici, costrette dal corona virus a non andare a scuola e soprattutto a non poter incontrare i loro amici. Inoltre rappresentava anche un omaggio a Luis Sepulveda morto di coronavirus. Comperato il libro in pdf ne inviai una copia a ognuna delle lettrici: Emma e Mia anni 12, Eline 10 e Alissa 9. Dalla lettura della Gabbianella esclusi Lena 14 anni, con lei avrei fatto un corso di lettura e conversazione in inglese. Come poi feci e con profitto. Infatti, Lena, grazie anche in parte alle conversazioni telefoniche, ha preso il suo bel 6 alla fine dell’anno scolastico. Fatto tutti i preparativi e controllato il funzionamento dei computer e le delle linee telefoniche iniziai. Le lezioni si tenevano il mattino, in generale verso le dieci o le undici a rotazione poiché le allieve, non si alzavano più alle 7 per andare a scuola. Tutto era pronto per l’insegnamento a casa. Per le letture, ognuna utilizzava il proprio telefonino. Alissa e Eline, non avendone uno perché secondo le regole familiari, non hanno ancora l’età per averlo, usavano quello di casa o se lo facevano prestare dalle sorelle. Ogni lezione durava tra i 20 e 25 minuti tra il leggere e la comprensione. Erano momenti di scoperta, di gioia, di tristezza e di commozione legati a passaggi comici, drammatici o tristi della narrazione, ma anche al mio stato di salute. (Da circa nove mesi soffro di una dolorosa ernia del disco e sono recluso in casa). Diverse volte mi sono sentito dire: “Nonno, ci sei?” In quanto la mia voce era sparita affiochita dal sonno o soffocata dalla commozione. Basta. Mi accorgo che la mia narrazione sta assumendo toni da libro “Cuore” e ciò non va bene! Dopo due mesi abbiamo terminato la lettura della splendida favola. Poi, in linea con i miei principi didattici e alle mie fisse da insegnante, ho sottoposto le allieve ad un test a scelta multipla che tutte le allieve hanno fatto in modo eccellente.

Ora mi chiedo cosa ho imparato da questa esperienza didattico-tecnologica. Per non cadere nel patetico, riporto la frase finale del libro che Sepulveda fa “miagolare” a Zorba, il gatto nero che, con l’aiuto dei gatti del porto (quello di Amburgo) e di un poeta, fa sì che Fortunata, la gabbianella, voli. “…riesce a volare soltanto chi osa farlo”
di Augusto Orsi

mercoledì 21 ottobre 2020

Grandi Speranze per gli Eventi letterari del Monte Verità (29 ott-1 nov 2020)

Sarà lo scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi, in collegamento da Londra, ad aprire le giornate letterarie giovedì 29 ottobre alle 19 al PalaCinema di Locarno

Nonostante le numerose difficoltà generate dall’evoluzione della pandemia, gli Eventi letterari sono confermati e si svolgeranno con una formula del tutto particolare, rispettosa delle disposizioni sanitarie. Al Monte Verità verrà allestito uno studio in cui verranno presentati gli incontri e “lanciati” i collegamenti video con ospiti svizzeri e internazionali: in alcuni casi moderatori e/o scrittori saranno presenti in studio, in altri i dialoghi si svolgeranno in video. Il pubblico potrà seguire gli incontri di persona, sempre in ottemperanza alle disposizioni vigenti, o in diretta streaming. Dunque, sul palco si alterneranno, in collegamento dalle rispettive città, alcuni degli autori più noti del panorama contemporaneo. Tra loro Tahar Ben Jelloun, Hanif Kureishi, Durs Grünbein, Nino Haratischwili, Melania G. Mazzucco, Ingo Schulze, Jón Kalman Stefánsson, Emanuele Trevi.

Da giovedì 29 ottobre a domenica 1° novembre 2020 si svolge l’ottava edizione degli Eventi letterari Monte Verità, tra Monte Verità, PalaCinema di Locarno e Cinema Otello di Ascona, con il tema «Grandi Speranze», che prende spunto dal celebre romanzo di Charles Dickens, del quale ricorrono i 150 anni dalla morte. Tema che nel momento attuale assume ulteriori significati e contenuti, con la direzione artistica di Paolo Di Stefano.

lo scrittore Hanif Kureishi
giovedì 29 ottobre (ore 19) al PalaCinema di Locarno

Ad aprire le giornate letterarie è lo scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi, una delle voci più interessanti e originali della letteratura contemporanea, giovedì 29 ottobre (ore 19) al PalaCinema di Locarno. Da sempre attento alle dinamiche dell’integrazione e alle derive della discriminazione razziale, Kureishi indagherà le tante e diverse tensioni che condizionano la società di oggi e la vita di ciascun individuo, in un mondo incapace di accoglienza e integrazione. Domenica 25 ottobre (ore 18.30) in collaborazione con il Cinema Otello di Ascona verrà proposta una proiezione speciale in versione italiana di My Beautiful Laundrette– Lavanderia a gettoni, il film cult di Stephen Frears uscito nel 1985 con la sceneggiatura di Hanif Kureishi, che fece conoscere lo scrittore al grande pubblico internazionale.

Tahar Ben Jelloun
sabato 31 ottobre (ore 17.30), Monte Verità di Ascona

Gli incontri proseguiranno nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre al Monte Verità di Ascona con lo scienziato-filosofo Emanuele Coccia (ore 16), che ci ricorderà che le piante sono l’origine del nostro mondo e rispettarle è non soltanto un dovere ma una necessità. La scrittrice e drammaturga georgiana Nino Haratischwili (ore 17.30) ci condurrà invece nei meandri della memoria privata e collettiva, attraverso la storia di una ricetta, tramandata come un amuleto tra sette donne che in sei generazioni attraversano la Storia, e l’Europa, cercando il loro posto nel mondo tra conflitti e violenze, fughe e ritorni. La giornata si concluderà con la scrittrice Melania G. Mazzucco (ore 21) che darà voce, attraverso figure femminili dirompenti, a tutti quelli che hanno sognato e sognano una vita migliore o una grande impresa, come quella di Plautilla, protagonista seicentesca del suo ultimo romanzo.

Melania Mazzucco, foto di Christina Molnar
venerdì 30 ottobre (ore 21.00) al Monte Verità di Ascona

La mattina di sabato 31 ottobre (ore 11) sarà dedicata alla cerimonia di consegna del prestigioso Premio Enrico Filippini, che quest’anno verrà assegnato alla casa editrice Iperborea e a Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi. Un riconoscimento a chi opera nel mondo dei libri con coraggio e spirito innovativo.

La giornata prosegue con il poeta e scrittore islandese Jón Kalman Stefánsson (ore 14), le cui storie cercano risposte alle grandi domande dell’esistenza, ricordandoci che la vita umana è una gara contro il buio dell’universo, ma che il potere delle parole può dare corpo ai sogni, elevarci sopra il tempo e generare speranze. A seguire Simone Lappert (ore 16), autrice svizzera a lungo in classifica con il suo secondo romanzo, di prossima pubblicazione anche in Italia, poserà il suo sguardo su un presente fragile che appare sempre in bilico tra un prima e un dopo, come avviene nelle sue storie e nel delicato intreccio di destini che raccontano.

Nino Haratischwili 
venerdì 30 ottobre (ore 17.30) al Monte Verità di Ascona 

Di nuovi schiavismi dialogherà invece Tahar Ben Jelloun (ore 17.30), lo scrittore marocchino che ha spiegato il razzismo e il terrorismo a intere generazioni di ragazzi e ragazze d’Europa, avendolo provato sulla propria pelle poco più che ventenne e trovando il coraggio di raccontarlo. Sabato sera (ore 21) il poeta tedesco Durs Grünbein dialogherà con Fabio Pusterla e Stefano Prandi sull’opera di Dante Alighieri, nell’imminenza del 700° dalla morte del Sommo Poeta, e sul rapporto tra poesia e pensiero. L’attore Leonardo de Colle leggerà brani della Divina Commedia.

Domenica 1° novembre (ore 11) lo scrittore tedesco Ingo Schulze si porrà un interrogativo radicale su socialismo e capitalismo. I dubbi etici del protagonista del suo ultimo libro, cresciuto nella DDR ma approdato all’economia di mercato della Germania, diventano dubbi universali su ciò che è utile per tutti o per pochi.

L’evento di chiusura si svolgerà quest’anno al Monte Verità, sempre domenica, nel pomeriggio (ore 15), con un incontro dal titolo Voci dal mondo sospeso, che vuole essere un’occasione per riflettere sulle nuove prospettive, tra paura e attesa, generate dalla pandemia che ci siamo trovati ad affrontare e che ci costringe a rivedere il nostro rapporto con la salute, con la malattia, con la morte. Nino Haratischwili, Fabio Pusterla, Emanuele Trevi, tre autori che in modi diversi hanno sempre riflettuto sulla fragilità umana, leggeranno al pubblico i loro testi inediti su questo tempo sospeso: testi scritti appositamente per il nostro appuntamento e accompagnati dagli intermezzi musicali del Liberty Duo.

Gli incontri potranno essere seguiti anche in diretta streaming sul sito www.eventiletterari.swiss 

Prenotazione obbligatoria per tutti gli eventi.

Biglietti acquistabili su: www.eventiletterari.swiss/shop
Oppure prenotabili attraverso: prenotazioni@eventiletterari.ch

Tel. +41 (0)91 756 21 10

di Cristina Radi

giovedì 8 ottobre 2020

Antigone’s Gang - la saga, in streaming del Gruppo Elettrogeno

Domenica 11 ottobre 2020 (ore 15.00) il Gruppo Elettrogeno “manda in onda” i primi due episodi di Antigone’s Gang - la saga, in streaming sulla pagina facebook https://www.facebook.com/gruppoelettrogeno.teatro
La narrazione di Antigone’s Gang conclude la quinta edizione del progetto I Fiori Blu, avviato nel 2019 e rivolto a cittadini che accedono alle Misure Alternative alla Detenzione e alla Pena, a familiari, operatori sociali, studenti e cittadini. Con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Con il patrocinio del Quartiere Navile di Bologna. Antigone’s Gang doveva andare in scena live nel mese di maggio 2020 al Teatro Duse di Bologna, sfumata questa possibilità a causa dell’emergenza Covid, il Gruppo Elettrogeno ha continuato comunque il suo lavoro con altre modalità creando le condizioni per realizzare nove “puntate” dedicate al mito di Antigone, utilizzando la diretta streaming. 



Questa produzione video ha dato vita ad una narrazione collettiva e articolata, sia rispetto ai contenuti e ai linguaggi usati, sia rispetto alla promozione e alla diffusione. Il percorso nel corso di questi mesi ha messo in luce la necessità di rimodulare costantemente l’approccio pedagogico, drammaturgico e organizzativo, in base all’andamento dei contagi, alle relative ordinanze governative e in stretta connessione con i vissuti delle persone a cui sono state rivolte le attività. 
Il progetto finora ha dato corpo alle istanze, alle competenze artistiche dei partecipanti e continua ad essere una comunità artistica in cammino, capace di navigare ovunque e dando nuove forme alla propria produzione artistica, anche in contesti inesplorati. Così il progetto nelle parole dei curatori: Abbiamo sentito la necessità di sperimentare nuove modalità di partecipazione, nuovi approcci e linguaggi, una rinnovata proposta formativa che ha dato forma a una particolare produzione, “Antigone’s Gang”, un video racconto ispirato al mito di Antigone…



Tra le sfide di questa edizione c’è quella di infrangere alcuni tabù riguardo al modo di affrontare i temi sociali, che l’opera letteraria propone. Antigone muove l’opera di Sofocle con la sua ferma decisione di seppellire il cadavere del fratello Polinice nonostante il divieto reale; insieme a lei i personaggi della tragedia prendono parte alla costruzione della narrazione, provocando domande e reazioni tra i partecipanti ai laboratori: quali sono le nostre ribellioni quotidiane? Quanto riusciamo a stare in questa tensione tra ciò che crediamo corrisponda ai nostri bisogni e ciò che ci viene imposto dall’alt(r)o?
di Rossella Gibellini

lunedì 5 ottobre 2020

Prorogata la mostra Gilbert & George. The Locarno Exhibition (Museo Casa Rusca, Locarno / fino al 6 gennaio 2021)

Prorogata fino al 6 gennaio 2021 Gilbert & George. The Locarno Exhibition, la nuova grande mostra del Museo Casa Rusca di Locarno, che da anni ormai dedica i suoi spazi espositivi ad artisti viventi contemporanei. 
La mostra è stata progettata in stretta collaborazione con gli artisti e a cura di Rudy Chiappini e presenta sessanta opere dai colori accesi di grande formato, divise in cinque gruppi realizzate tra il 2008 e il 2016.

Gilbert & George UNION DANCE, 2008 Tecnica mista, 226 x 190 cm © 2020
Gilbert & George - courtesy Arndt Collection
in mostra al Museo Casa Rusca fino al 6 gennaio 2021

I due artisti, sodali nell’arte e nella vita, si presentano da sempre come un’unica entità artistica, e propongono un immaginario dai toni cromatici molto forti, in cui accostano elementi urbani ad altri naturali o simbolici, immagini lontane fra loro, ma che unite in un unico soggetto, riportano ad un campo semantico nuovo (foglie diventano barbe, stelle antenne etc.), creando un senso di straniamento, di dubbio e perplessità in chi le guarda. Alcuni gruppi di opere sono unite fra loro in una trama di motivi ricorrenti come reti metalliche, filo spinato o bombolette di gas esilarante all’ossido d’azoto, denotando una sorta di ossimoro fra certe tematiche molto provocatorie e trasgressive e un senso di costrizione, chiusura, forte contenimento. Il doppio è sempre presente nella loro arte, loro sono due e hanno uno sguardo imperturbabile, ma spesso sono ritratti in pose buffe o ridicole, con la lingua fuori, mentre danzano, moltiplicati, a creare un ironico distanziamento e un senso di leggerezza, verso la pesantezza e la complessità del reale, che emerge dall’opera. 

Gilbert & George GHOST POST, 2016
Tecnica mista, 254 x 527 cm
© 2020 Gilbert & George - courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzburg
in mostra al Museo Casa Rusca fino al 18 ottobre 2020

In generale i due artisti, nonostante la loro espressione distaccata, hanno l’aria di divertirsi un mondo nel fare arte, unendo elementi quanto mai distanti fra loro, spesso anche carichi di profondi significati simbolici come la Union Jack, la bandiera inglese, che diventa Union Freak, o le monete con l’effige della regina, per creare nuovi sensi per l’arte e per la realtà stessa.

Gilbert & George GOD SAVE THÈ BEARD, 2016
Tecnica mista, 254 x 377 cm
© 2020 Gilbert & George - courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzburg
in mostra al Museo Casa Rusca fino al 18 ottobre 2020
Londra e il suo immaginario reale ed onirico è il punto di vista privilegiato di Gilbert & George; tutto il mondo e le sue tematiche sempre attuali sembrano essere racchiuse nelle strade attorno alla loro casa-laboratorio nell’East End londinese: sessualità, multiculturalità, tolleranza e tanto altro traspira solo attraverso la messa in mostra di scritte urbane, giornalistiche, figure iconiche della cultura pop contemporanea. 

Gilbert & George RIDLEY ROAD, 2013
Tecnica mista, 254 x 337 cm
© 2020 Gilbert & George - courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzbur
in mostra al Museo Casa Rusca fino al 18 ottobre 2020
Mentre noi guardiamo Gilbert & George sempre presenti nelle loro opere nudi o nei loro completi da uomo molto british, in primo piano o sullo sfondo a cercarli bene, anche loro guardano noi: uno sguardo compassato ma attento, attenti osservatori da fuori e da dentro l’opera stessa di una realtà mutevole e profondamente complicata, osservatori di questo grande circo che è l’umanità.

Gilbert & George © 2020 Gilbert & George


Sempre tuffati nel reale nel loro modo stravagante, nelle settimane della pandemia Gilbert & George hanno messo online gratuitamente, alcuni manifesti da scaricare a disposizione dei loro estimatori.


Gilbert & George. The Locarno Exhibition
Piazza Sant’Antonio, 
6600 Locarno

fino al 6 gennaio 2021
Martedì - Domenica 10.00-12.00 / 14.00-17.00 
Lunedì chiuso

Dicastero Cultura Città di Locamo 
Piazzetta de’ Capitani 2, 6600 Locamo 
+41 (0)91 756 31 70 | 

di Cristina Radi

giovedì 1 ottobre 2020

OSA! torna in autunno con teatro e tanta musica

Lo scorso sabato 26 settembre si è aperta la stagione di OSA! alla Chiesa di San Michele di Ascona con il concerto di musica antica El libro nostro de le canzone del trio Antica Cappella di San Rufino. www.anonimafrottolisti.it

Gardi Hutter in Gaia Gaudi foto - Sabine Wunderlin - Hajo Schüler
in scena alla Sala Congressi di Muralto 21,11 ore 20.30

La stagione prosegue domenica 11 ottobre (ore 17.00) con un appuntamento per i più piccoli alla Sala Congressi di Muralto Re Fu della compagnia di Losone Wakouwa teatro. Uno spettacolo per sensibilizzare i piccoli spettatori sul riutilizzo degli oggetti in modo magico, creativo e divertente, anche quelli che sembrano destinati alla spazzatura. www.wakouwateatro.ch

Un fine settimana teatrale per soddisfare tutti i gusti all’Oratorio di Tenero. Sabato 17 ottobre (ore 20.30) Egidia Bruno è la voce dei Cunti di casa. Mentre prepara la pasta, racconta le dinamiche e i ruoli che si creavano nei paesi fra le donne del Sud Italia, quando si collaborava per fare la passata di pomodoro. Nel racconto si mescolano italiano e dialetto lucano, il primo dà vita ai ricordi, il secondo rende più pregnanti le immagini. www.egidiabruno.it


Domenica 18 (ore 17.00) La Gatta Cenerentola della Compagnia Oltreilponte, una fiaba che attraversa tutte le generazioni, in una delle sue versioni più antiche (G.B. Basile 1634). In scena oltre ai due attori, anche pupazzi di grande formato ad interpretare le due matrigne e le sei sorellastre, con musica dal vivo. Pubblico dai 5 anni www.oltreilponte.it

Gatta CENERENTOLA, Compagnia Oltreilponte
Oratorio di Tenero 18,10 ore 17.00


La musica occupa ancora uno spazio sacro, sabato 24 ottobre nella Chiesa Nuova /S.Maria Assunta di Locarno (ore 17.00) con le Riflessioni Musicali del trio Vent Negru. Un concerto intimistico con antichi canti narrativi, brani tradizionali, composizioni di origine colta e canti dalla liturgia popolare. La presentazione dei brani è in forma di racconto, che traduce strofe dal dialetto, la fonte ispiratrice del repertorio è il ricco patrimonio di canti del Sud delle Alpi. www.ventnegru.ch

Novità assoluta di questa edizione la mini rassegna In-canta l’attimo nella Chiesa del Cimitero di Locarno S. Maria in Selva sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre (ore 15.30-18.30). Otto brevi concerti con strumenti e voce in acustica di altrettante formazioni locali, si alternano per due pomeriggi tra le pareti della piccola chiesa preziosamente affrescata. Alcuni degli ensemble si sono formati appositamente per l’occasione e anche il repertorio è stato studiato in relazione al posto e al momento. Pochissimi posti, prenotazione consigliata, chiesa non riscaldata.

Incanta attimo
Chiesa del Cimitero di Locarno 31,10-1,11
ore 15.30-18.30

Sabato 31.10                    

15.30 Rossana Taddei                                   MINIMALmambo acustico          www.rossanataddei.com
È uruguaiana cresciuta in Ticino, accompagnata
da Gustavo Etchenique, presenta versioni personali del folklore latinoamericano e brani con testi di poeti ticinesi. Migliore solista femminile dell'anno in Uruguay nel 2019.

16.15 Sarah Lerch e Lianca Pandolfini   Alonaki                                                www.teatrozigoia.org

Un viaggio di canti polifonici e sonorità popolari dalla Grecia attraverso il mar Egeo, fino all'Armenia e alla Georgia

17.00 Raissa Avilés e Sara Magon                                                                          www.raissaaviles.com

Canti d’autore e popolari provenienti dall'America latina e dal mediterraneo, nei quali la scrittura e gli arrangiamenti sottolineano il rapporto diretto e intimo tra voce e chitarra classica.

17.45 Greensleeves                                      Peregrinatio in musica                tomamichelpaolo.wixsite.com
Viaggio in musica tra colli medievali e rinascimentali, per immergersi nelle foreste spirituali delle Cantigas de Santa Maria, guadare i torrenti dei pellegrini e sostare nelle locande, dissetandosi con un calice di amore profano.

 

Domenica 1.11                

15.30 Cocoband                                              Canzoni del buon’amore             www.oskarboldre.com
Canzoni italiane dagli anni ‘60 a oggi e composizioni originali, interpretate in modo ironico e brillante con accompagnamento vocale, che imita strumenti a fiato, percussioni, basso, ma anche di strumenti etnici.

16.15 Vent Negru                                           Versione vocale                  www.ventnegru.ch
Tre voci che raccontano le nostre storie, traendo ispirazione dalla memoria collettiva. Voci che si uniscono, si intrecciano ed evocano, alternando la tensione degli unisoni alla pienezza dei momenti corali.

17.00 Duo Orifici-Boldre                              Ex-tempore                                       www.banshi.eu
I Raga sono antiche forme melodiche dell'India, suonati con il bansuri sul bordone del tanpura, creano un dialogo innovativo tra la voce e il flauto. Preghiera sonora tra arie meditative indiane e canto difonico.

17.45 Modulata Carmina                             Illumina faciem tuam                    modulatacarmina.wixsite.com

Quartetto di musica vocale antica, a volo d'uccello tra diverse identità culturali: canto gregoriano, canto bizantino, canto ambrosiano e polifonie tratte dal repertorio rinascimentale.

 

Ultimo appuntamento di musica sabato 7 novembre (ore 20.30) alla Sala Congressi di Muralto,per il debutto di: Oskar Boldre 4tet che  Canzoni raccolte, un repertorio di canzoni in italiano e napoletano, che raccontano la magia e la gioia delle piccole cose. Le composizioni originali sono affiancate da alcune rivisitazioni di brani di Ivan Segreto, Luisa Cottifogli ed Eugenio Bennato. L’appuntamento è preceduto da una breve presentazione del Metodo di improvvisazione vocaleGiocando la voce di Oskar Boldre, a cura di Patricia Barbetti. www.oskarboldre.com

Oskar Boldre 4tet in Canzoni Raccolte OSA
Sala Congressi di Muralto 7,11 ore 20.30


Martedì 17 novembre e sabato 21 incontriamo l’attrice comica e drammaturga, inventrice della “clownessa”, Gardi Hutter. Martedì dialoga sul tema Immaginazione donna con la giornalista Patricia Barbetti, insieme alla food designer e creatrice di gioielli organici Agnese Z’graggen alle ore 18.00, al Palacinema di Locarno (Sala 2), ragionando di cos’è per loro la creatività e di come si sviluppa. www.agnesezgraggen.ch.

Gardi Hutter e Agnese Z'graggen, Incontro Immaginazione donna
Palacinema di Locarno 17,11 ore 18.00

Sabato 21 (ore 20.30) la potremo vedere in scena insieme alla sua compagnia alla Sala Congressi di Muralto con la sua ultima fatica Gaia Gaudi. Hanna, l’alter ego clownesco di Gardi, è morta, ma non lo sa dando vita a sorprese e gag esilaranti. La morte clownesca permette di ridere di questo tabù, rappacificandosi con l’idea della propria inevitabile fine. La storia è raccontata da una clown, una cantante, una ballerina e un percussionista. www.gardihutter.com


Ancora a Muralto,
domenica 22 novembre (ore 17.00) uno spettacolo che di questi tempi ha un significato particolare: Abbracci della Compagnia Teatro Telaio. Sapremo come fare quando finalmente potremo tornare ad abbracciarci? O ci saremo dimenticati di questo gesto, simbolo della condivisione e della tenerezza? Due teneri Panda devono imparare a manifestare le proprie emozioni e per questo frequentano una scuola speciale: una scuola d’abbracci. Pubblico dai 4 anni www.teatrotelaio.it

La stagione 2020 si conclude sabato 28 novembre (ore 20.30) presso la sala teatrale di Cambusateatro a Locarno con uno spettacolo avvincente, Annie della Compagnia italo svizzera La Cavalcade en Scène. È la narrazione della vera storia di Annie Cohen Kopchovsky, ebrea lettone che a fine ‘800 per scommessa fece il giro del mondo in quindici mesi in bicicletta. Durante il viaggio tenne conferenze in cui inventò avventure mai accadute e omettendo di aver percorso molti tratti con la bicicletta… nel treno. Una truffatrice? Forse sì, ma in un modo incantevole. In collaborazione con Cambusateatro lacavalcade.ch

 

Per tutti gli spettacoli la prenotazione è consigliata

OSA! Prenotazioni: telefono 0041 (0)76 280 96 90                        ticket@organicoscenaartistica.ch

www.organicoscenaartistica.ch

venerdì 25 settembre 2020

L’uomo che sussurrava ai piccioni: Monsieur Pigeon, il nuovo film di Antonio Prata

Un uomo e i suoi piccioni: favola surreale che filma i rapporti tra un “un alternativo” nella Parigi d’oggi e nugoli di piccioni.


Monsieur Pigeon, si chiama proprio così, il personaggio principale misterioso ed emblematico del toccante mediometraggio del regista italiano nato a Zurigo, Antonio Prata, si aggira quotidianamente curvo e grigio nei paraggi del Centre Pompidou nel Marais, quartiere popolare di Parigi circondato da una nube di piccioni che gli si affollano addosso, alla ricerca affannosa di mangime. Chi è questo barbone ingrigito dagli anni, curvo e sciancato che trascorre la sua esistenza nel vagabondare e nutrire piccioni? Qual è la sua storia e qual è il suo passato? La domanda, senza una risposta precisa, è aperta a tante interpretazioni e ciò rende il film, dai risvolti di realismo magico, ben concepito e soprattutto ben girato, singolare e avvincente. Monsieur Pigeon e i suoi amati uccelli, vago ricordo in versione buonistica degli aggressivi uccelli di Hitchcock, potrebbe essere un certo Giuseppe e la sua delicata e poetica vicenda, nutrire piccioni, una parabola della società di oggi dove la solidarietà esiste soprattutto tra i deboli e gli emarginati. I piccioni un tempo erano immagine di gioia e spensieratezza e a Venezia e altrove, i turisti facevano a gara per essere fotografati in loro compagnia. Poi ci si accorse che questi prolifici pennuti erano troppo invadenti e insozzavano, perciò furono banditi e anche sterminati. Oggi vivono ai margini della società e di loro si occupano unicamente i tipi anomali come il signor Giuseppe anche loro al bando o  auto estraniatisi dal mondo per comunicare unicamente con gli uccelli.

La singolare opera di Antonio Prata, prodotto da Amka Films Lugano (coproduzione RSI) presente in diversi festival ha riscosso consensi e lodi della critica e nel corso dei prossimi mesi sarà nella programmazione delle sale del Canton Ticino, il  28 settembre sarà al Gran Rex di Locarno.

Giuseppe ha vissuto per 60 anni una vita ordinaria. Ha studiato, ha avuto una famiglia e ha lavorato in banca. Conosce bene il mondo che lo circonda e oggi ne è profondamente deluso. Così ha deciso di ribellarsi a quel sistema, alla cattiveria delle persone che giudicano senza sapere, perché osservano la realtà che li circonda con superficialità e distrazione, covando spesso nell’anima rancore, aggressività e intolleranza. Nel Marais di Parigi non hanno mai voluto costruire una piccionaia. Così i piccioni non hanno alcuna dimora; vagano per la città alla ricerca di un posto dove stare, cercando di sfuggire alle insidie escogitate dall’odio umano. Giuseppe li nutre quotidianamente nonostante sia vietato, li protegge perché sono indifesi e spesso è stato selvaggiamente aggredito dalla gente, ostacolato dalle autorità.

Biografia del regista

Antonio Prata è nato a Zurigo nel 1972. Fino alla maggiore età ha vissuto e ha studiato in vari collegi tra Umbria e Abruzzo. Ha proseguito gli studi liceali italiani a Zurigo, dove è rimasto fino al 1995, anno in cui si è trasferito a Lugano per frequentare gli studi di cinema. Si diploma nel 2007, realizzando il film “Il resto di una storia”, miglior cortometraggio al Doclisboa, riconosciuto al Torino Film Festival con una menzione speciale e First Steps al Visions du Réel di Nyon. Nel 2009 realizza il cortometraggio “L’inverno è più lungo”, interamente girato all’interno di una comunità di recupero per tossicodipendenti.

Nel 2011, quando la sua terra d’origine, l’Abruzzo, è sconvolta dal terremoto, elabora le idee per la realizzazione di “Terra dentro”, in concorso nel 2013 al Torino Film Festival e nel 2014 alle Giornate del Cinema svizzero di Soletta.

È stato direttore di programmazione e gestore di sala a Lugano. Dal 2016 è direttore del Film Festival Diritti Umani.

di Augusto Orsi

lunedì 31 agosto 2020

Si sogna con Fellini alla Pasticceria Marnin di Locarno

 In occasione dei 100 anni della nascita di Fellini e dei 60 anni della “Dolce vita”, la Pasticceria Marnin di Locarno ha voluto omaggiare il regista romagnolo con un evento poliedrico come era lui stesso, dal titolo Sognando con Fellini. In questi giorni è possibile visitare presso lo spazio Tea Room della pasticceria in Piazza Sant’Antonio a Locarno, la mostra fotografica curata nella scelta dei fotogrammi e nell’allestimento dall’artista Manlio Del Curto. 


La scelta è avvenuta su una trentina di foto messe a disposizione per il progetto dalla Fondazione Fellini di Sion. Altro partner d’eccezione il Cinema Otello di Ascona, che riapre proprio con questo progetto, dopo aver fatto importanti migliorie tecnologiche, tra cui un proiettore di ultima generazione. Ad Ascona ogni venerdì di settembre sarà possibile vedere un grande capolavoro felliniano. Si inizia venerdì 4 settembre alle 19.30 proprio con La Dolce vita, introdotta eccezionalmente dal critico cinematografico del Corriere della sera, Maurizio Porro, amico di Fellini. A seguire sempre alle 20.45, l’11 settembre Roma, il 17 Ginger e Fred e il 25 La strada.

Prenotazione consigliata allo 091/7910323, maggiori info su www.otelloascona.ch

Ideatrice del progetto l’anima artistica di Marnin, Franca Antognini, legata per una assidua frequentazione alla città di Rimini e al festival del cinema di Locarno, ha voluto mettere insieme queste sue due predilezioni per dare un segnale di ottimismo e di vitalità, caratteristiche molto presenti nelle pellicole di Fellini. Senza trascurare l’anima godereccia tipica dei tratti romagnoli e il suo amore per la buona tavola, elementi che Franca e suo marito Arno hanno voluto riproporre nei piatti del venerdì, affidati alla cura del loro chef proprio di origini romagnole. Noemi Antognini poi, figlia d’arte e pasticcera-food designer, ha riproposto lo spirito felliniano in un pasticcino di sua invenzione, con base di zuppa inglese, dolce prediletto dal maestro.

di Cristina Radi


giovedì 13 agosto 2020

Il castello incantato, 22° festival internazionale di teatro con figure (Locarno e dintorni 15 agosto-5 settembre 2020)

Il castello incantato, 22° festival internazionale di teatro con figure, presenta in questa edizione compagnie tutte provenienti da Svizzera e Italia, che sperimentano burattini e marionette in tutte le sfumature del teatro di figura dalle più tradizionali alle più ardite, per il divertimento di un pubblico sempre molto variegato. 
Si comincia a Ferragosto con Pirù e la vendetta di Teodoro in cui Pirù, il personaggio icona del burattinaio Walter Broggini, sfida e infine vince il cattivo (15 agosto, Cardada Pineta). 

Francesca Zoccarato in Variete Prestige
5 settembre, Locarno, Piazza San Francesco


Ispirati alla tradizione anche gli spettacoli Sacco vuoto, sacco pieno, sull’onestà, in chiave ironica e popolaresca, della compagnia C’è un asino che vola, che vede protagonisti due contadini ingenui ma scaltri (23 agosto, Minusio, Lungolago Portigon, attenzione: alle ore 18.00). 



Lo strano pranzo di Hansel e Gretel, compagnia La casa degli gnomi
26 agosto, Magadino, Bagno spiaggia 

Lo strano pranzo di Hansel e Gretel, versione scoppiettante della fiaba dei Fratelli Grimm de La casa degli gnomi, dove la baracca girevole è ora la casa dei genitori, ora quella della strega in un gioco di trasformazioni (26 agosto Magadino, Bagno spiaggia). In Arlecchino e la strega Rosega Ramarri messo in scena dalla Compagnia Paolo Papparotto, ritroviamo tutte le maschere della commedia dell’arte; qui l’innamoramento di una strega veneziana è una grossa fonte di guai (4 settembre Losone, Piazza San Giorgio). 

Arlecchino e la strega Rosega Ramarri, compagnia Paolo Papparotto
4 settembre Losone, Piazza San Giorgio

Le proposte con tecniche più innovative sono: Pizz’n’Zip delle interpreti e musiciste Eleonora Savini e Federica Vecchio con protagonisti oggetti che si animano apparentemente senza controllo, un esilarante concerto scenico con violoncello, violino, canto, oggetti che diventano attori e danzatori: (21 agosto Minusio, Lungolago Portigon) e i pupazzi animati a vista con narrazione di La strega Cioccolata del Teatro dei Fauni, che si svolge nel magico mondo di fate e streghe in cui tutto accade al contrario (25 agosto Locarno, Piazza grande).

 La strega Cioccolata, Teatro dei Fauni
25 agosto Locarno, Piazza grande

Gran finale del Festival Il paese dei balocchi sabato 5 settembre (ore 15-19) in Piazza San Francesco a Locarno con spettacoli, giochi e musica per tutte le età. Durante tutta la festa sarà possibile divertirsi con i giochi alternativi costruiti con materiali di riciclo di “Ludobus Sollazzo”. La piazza sarà poi animata da due spettacoli Lo spazzacamino e la carota magica di Paolo Sette, in cui Nino lo spazzacamino vorrebbe starsene tranquillo, ma dovrà ingegnarsi e usare tutto il suo coraggio per vincere un re cattivo che tiene prigioniera una principessa. E Varietà PRESTIGE di Francesca Zoccarato: un omaggio al mondo del Café Chantant

Dal 24 al 28 agosto tutte le mattine, Vicky De Stephanis tiene il tradizionale Laboratorio di costruzione e animazione pupazzi per ragazzi dai 6 ai 12 anni nell’Atelier Teatro dei Fauni a Locarno.
(informazioni e iscrizioni entro il 22 agosto, Tel. 079 331 35 56, 
e-mail: fauni@teatro-fauni.ch)

I Laboratori di costruzione di burattini al volo, che sempre hanno animato le piazze del festival, quest’anno sono stati annullati per rispettare le distanze.

Tutto il programma su: www.teatro-fauni.ch

Info: e-mail fauni@teatro-fauni.ch 
 tel/fax +41 (0)91 751 11 51 
Mobil ++41 (0)79 331 35 56

di Cristina Radi