mercoledì 5 dicembre 2018

Incontro con Paolo Grassi, apre a Losone to infinity Gallery

Una novità importante per il paese di Losone in Canton Ticino. A breve aprirà una nuova galleria d’arte dell’artista Paolo Grassi con sede in via Barchee 9 e con una mostra permanente delle sue opere. La galleria si chiamerà to infinity Gallery e si potrà visitare sempre, previo appuntamento con l’artista stesso.



Qualche tempo fa avevo incontrato Paolo Grassi in occasione di una sua esposizione personale al Museo Epper di Ascona.

In una mattinata di battente pioggia autunnale vado ad incontrare Paolo Grassi direttamente nella sua casa di Losone, che lui stesso ha curato in tutti i dettagli. La riconosco subito dalla sequenza numerica, che mi accoglie nel muro perimetrale. Mi offre un caffè su un tavolo fatto da lui con legno, giornali vecchi e sassi di fiume. Paolo comincia così a raccontarmi del suo iniziale percorso di grafico e della sua voglia di mettere in gioco la creatività, che è cresciuta soprattutto dopo che si era sperimentato nella costruzione della sua casa. La sperimentazione di materiali e tecniche però sentiva che non gli era sufficiente a soddisfare la sua voglia di creare: era alla ricerca di un’arte più concettuale, che desse un senso profondo e globale al suo fare arte. Un senso in cui ogni opera avesse un valore in sé, ma allo stesso tempo fosse parte di un tutto tendente all’infinito. Una concezione della propria arte come rappresentazione dell’universo.



Questa ricerca di senso gli ha creato una grande inquietudine per molto tempo, un leone ingabbiato nelle sue profondità. Poi durante una vacanza in Costa Azzurra, prendendo le distanze dal suo ambiente e dal suo lavoro, sulla spiaggia in un momento fra sogno e veglia, tutto gli è apparso chiaro: ogni sua opera doveva essere legata all’altra da un linguaggio comune universale e senza limiti. Così nel 2007 ha preso forma il progetto From 0 to infinity, con opere create da sequenze numeriche progressive a partire dal concetto di vuoto, lo 0, che viene così riempito di senso. Ogni sequenza è un’opera finita in sé, ma richiama alla potenzialità dell’illimitato. In questi più di 10 anni, le opere create sono state oltre 250 e la sequenza ha superato il 5000. Ci spostiamo poi al Museo Epper di Ascona, dove è allestita una sua mostra personale.

L'ingresso del Museo Epper, con la mostra di Grassi

Qui Grassi mi spiega anche che negli anni anche le tecniche e le forme da lui sperimentate sono cambiate, perché il suo è naturalmente un work in progress. L’ordine sequenziale permette di analizzare l’evoluzione del suo percorso artistico. È passato così dall’uso del plexiglass e di un’arte pittorica più orientata alle due dimensioni, per approdare alla scultura in bronzo e ferro con una netta predilezione per le linee curve e le forme sferiche. Di particolare interesse diverse opere dalla forma ovale. L’uovo è da sempre finito e infinito in coesistenza, rimando alla rigenerazione, alla rinascita, all’ossimoro della fragilità e durezza insieme, un microcosmo autarchico portatore di nuova vita.
Grassi mi parla con passione di tutte le fasi del suo lavoro nella creazione dell’opera, soprattutto in bronzo.

Paolo Grassi nella sua nuova galleria
La progettazione diventa per lui un processo lungo e laborioso, che è parte integrante dell’opera stessa, elaborata con modellini in cartone o calchi in cera o gesso. Nel suo percorso non è solo la meta che conta, il viaggio stesso è fondamentale. L’idea che ogni creazione sia costretta entro precise sequenze numeriche, lo ha spesso messo di fronte a limiti stringenti per la realizzazione; limiti che però sono diventati per lui occasione di espressione creativa, che un foglio bianco non gli avrebbe consentito. La totale libertà creativa può a volte essere più castrante di una gabbia, che ci si deve ingegnare per rendere arte.



Mi mostra poi un catalogo con le immagini di luoghi da lui stesso resi opere d’arte, attraverso la cifra delle sue cifre: pareti di case e uffici, gallerie d’arte e muri perimetrali, diventati vere e proprie installazioni artistiche e parti integranti del suo progetto sequenziale. Mi indica due opere in led e mi spiega che adesso sta sperimentando anche questa tecnica, mettendo accanto ai numeri anche testi con frasi a lui congeniali come lo slogan di Steve Jobs “siate affamati, siate folli”. È comprensibile il perché di questa scelta, li lega una comune attrazione per il connubio di arte e scienza, creatività, numeri e design.


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martedì 20 novembre 2018

Minispettacoli alla sua ventesima edizione con un bel cartellone di proposte (Minusio novembre- marzo)

5 spettacoli compongono la ventesima edizione della rassegna di teatro ragazzi Minispettacoli che come di consueto va in scena al Teatro Oratorio Don Bosco di Minusio (via Motta), sempre di domenica pomeriggio con un’unica replica alle 15.00. Particolarmente interessante la scelta delle compagnie per questa edizione tonda.

Compagnia Teatro Gioco Vita in Moun, 25.11 ore 15.00
Si inizia domenica 25 novembre 2018 con la compagnia piacentina Teatro Gioco Vita, che prensenta Moun. Mentre la guerra non smetteva di rimbombare anche il cibo venne a mancare. I genitori di Moun presero allora una difficile decisione: costruirono una piccola scatola di bambù e vi deposero la loro prima creatura e le loro ultime speranze. Una storia che tratta temi forti come l’abbandono, l’adozione, la nostalgia e la costruzione di sé, ma che allo stesso tempo trasmette un senso di grande serenità. Teatro d’ombre, d’attore e danza. Da 5 anni.

La Baracca Testoni Ragazzi in Storie di elfi e di folletti, 9.12 ore 15.00
9 dicembre 2018 la bolognese La Baracca Testoni Ragazzi propone una storia a tema natalizio: Storie di elfi e di folletti. Sono ormai duemila anni che il 26 dicembre Babbo Natale torna a casa sua, e si riposa fino a Pasqua. Intanto gli Elfi continuano il suo lavoro: leggono le lettere dei bambini, preparano i nuovi regali, nutrono le renne, accendono l’aurora boreale...  Quest’anno però le cose vanno diversamente: è già aprile e Babbo Natale non è tornato. Perché? Per questo Elfi, orsi e renne, dopo un primo momento di disperazione, tornano comunque al lavoro, combinando anche qualche guaio. Da 4 anni. 
Una gustosa merenda sarà offerta a tutti i bambini.

Compagnia Fantulin di Firenze in Il circo matto, 13.01 ore 15.00
13 gennaio 2019 la Compagnia Fantulin di Firenze presenta Il circo matto. Cosa succede a mettere insieme un ambizioso direttore di circo con una schiera di artisti uno più strampalato dell’altro? L’effimero sogno umano di fama e successo si sgonfia via via, smantellato dalla spontanea irriverenza dei piccoli terribili burattini. Alla fine del gioco, con la complicità di un pubblico sicuramente partecipe, essi avranno ricondotto il loro gradasso padre - padrone al punto d’inizio, verso qualcosa di più semplice e più vero. Teatro d’attore e burattini con musiche dal vivo. Da 4 anni.

Stefania Mariani in Un mondo in valigia, 10.02
10 febbraio 2019 la brava Stefania Mariani della compagnia di Ascona Stage Photography ci racconta Un mondo in valigia. A Miss Felicità piace stupirsi, trasformare ogni guaio in risata, girare per le strade con la sua valigia, ogni tanto fermarsi e guardarsi intorno… Nella sua valigia tiene nascosto un mondo: il mare con un grande pesce che la rincorre, il sole che vola nel cielo, il piumino “tuttofare”, il fiore testone, il gatto che non c’è ed altro ancora… E quando apre il libro delle storie Miss Felicità racconta di... ”Biancaneve e i sette o otto nani?”... Si tratta di un viaggio nella clowneria: dal mimo al giocoliere, dal grammelot alla parola, con attimi di circo e di teatro di narrazione. Da 4 anni.

Michele Cafaggi in Controvento con bolle di sapone, 24.03 ore 15.00
24 marzo 2019 Michele Cafaggi di Milano presenta Controvento con bolle di sapone. Oggi è grande festa in Teatro! E’ il 15 luglio del 1913 e sul palco c’è un bellissimo Biplano interamente costruito dal nostro Aviatore che partirà per la Grande Avventura! Il nostro Eroe si alzerà presto in volo e ci porterà in mondi sconosciuti, meravigliosi e lontani.. Raffiche di vento, morbide e schiumose nuvole, gigantesche bolle di sapone ci accompagneranno in un viaggio al di là dei confini terrestri. Dedicato a tutti i sognatori. Magia, clownerie, bolle di sapone e arti circensi. Dai 3 anni.
Dopo lo spettacolo tanti bei libri da sfogliare in collaborazione con la Biblioteca dei ragazzi Ascona.




Biglietto: Fr 5.– adulti e bambini  
Prevendita: Farmacia Verbano, Minusio, via San Gottardo 80a,  Minusio (entro le ore 12.00 di sabato) oppure direttamente in cassa il giorno dello spettacolo

di Cristina Radi

mercoledì 24 ottobre 2018

Ottavia Piccolo interpreta Haifa al Teatro di Locarno

Ottavia Piccolo in Occidente express (in replica anche oggi 24 ottobre al Teatro di Locarno), ci racconta il viaggio della nonna Haifa che attraversa due continenti dall’Iraq alla Svezia con la nipotina di 4 anni, per sfuggire alla violenza, che ha azzerato in poche ore il suo villaggio.
La drammaturgia di Massini riprende volutamente i toni del testo epico, con frasi che ritornano in maniera quasi ossessiva, perché la storia di Haifa è una vera e propria Odissea dei giorni nostri. Haifa però è una donna comune che non ha nulla di eroico, anzi lei era “nata per stare ferma”, eppure suo malgrado è costretta ad affrontare il grande viaggio verso l’ignoto. 



Le tappe del percorso sono scandite da incontri e vicende in un climax di tensione, che si fa sempre più densa e asfissiante, fino a farti dimenticare di respirare. Una storia come tante di migrazione, ma anche un viaggio nelle proprie profondità.
L’interpretazione della Piccolo è preparata meticolosamente con toni a volte distaccati anche nei momenti di pathos, che se pur intensi sono sempre all’insegna della compostezza. In questo modo lo spettatore non riesce mai ad identificare completamente Haifa con la sua interprete, ma ascoltando fa sua la storia, che diventa così la storia di tutti quelli che devono affrontare un viaggio nelle profondità di se stessi, che devono con coraggio aprire gli occhi di fronte ad una realtà troppo dura da guardare direttamente e in cui sarebbe meglio vivere nella nebbia. È la storia di ognuno di noi che è dovuto morire nel corso della vita e poi per forza rinascere, e che ha trovato dentro di sé un coraggio insospettabile per affrontare le prove più dure e salvare chi si ama più della vita. È anche una storia di solidarietà, dove in condizioni disperate e disumane, si fanno incontri di grande umanità e si stringono accordi, che diventano vincoli di mutuo soccorso che oltrepassano l’opportunismo.

Tutto questo ci restituisce in poco più di un’ora e mezza Ottavia Piccolo, la cui narrazione è punteggiata, esaltata, affiancata dalla musica dal vivo dei bravi e versatili musicisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, che riesce a creare tutto il sottotesto sonoro e le atmosfere del racconto ora con melodie tratte dalla tradizione orientale e occidentale, ora semplicemente con suoni e sonorità.

Incontro con Ottavia Piccolo oggi 24 ottobre ore 18.00
Teatro di Locarno, ingresso gratuito

Replica dello spettacolo
Occidente Express mercoledì 24 ottobre ore 20.30, Teatro di Locarno

di Cristina Radi

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Ottavia Piccolo in Occidente Express

lunedì 22 ottobre 2018

Festival Gender Bender 2018: Cromocosmi (Bologna 24 ottobre-3 novembre)

Dal 24 0ttobre al 3 novembre 2018 a Bologna è protagonista la 16° edizione di Gender Bender, il grande evento prodotto dal Cassero LGBTI Center e con la direzione artistica di Daniele Del Pozzo.

una scena del film kenyota Rafiki
Danza, teatro, cinema, laboratori, incontri per esplorare gli universi del corpo, delle differenze, del genere e dell’orientamento sessuale. Cromocosmi è il titolo di questa edizione, nella quale si fondono sguardi e traiettorie innovative della ricerca artistica contemporanea, che attraversano il dibattito sui mille universi e le tantissime storie di vita costruite sulle differenze (cosmi), parlando di identità e di corpi (cromosomi), ma anche di provenienze geografiche ed etniche (cromatismi), con particolare riferimento alla black culture.

Shailesh Bahoran- ph studio breed


I principali ingredienti del festival
Gender Bender è diviso in sette sezioni - Danza, Cinema, Teatro, Mostre, Incontri, Laboratori, Party - e offre uno straordinario sguardo multidisciplinare sulle produzioni del contemporaneo. Il tema di questa sedicesima edizione - cioè l’intreccio tra le differenze di orientamento sessuale, identità di genere, provenienza geografica, etnia - attraversa come un fil rouge le sette sezioni, creando un percorso particolare che abbraccia gran parte delle opere in programma.

Francesco Marilungo - LOVE SOUVENIR

Nella sezione DANZA, la collaborazione con il Dutch Performing Arts, il programma che sostiene i creativi dei Paesi Bassi, porta a Bologna i lavori di Shailesh Bahoran, talentuoso coreografo, virtuoso dell’hip hop, attivo in Olanda ma nella cui storia si fondono le etnie dell’India e dell’America Latina; di Guilherme Miotto, coreografo brasiliano ma residente nei Paesi Bassi, che con Warriors foot rappresenta il calcio giocato dai ragazzi di strada e lo contamina con la danza; e di Fernando Belfiore, anche lui brasiliano di casa ad Amsterdam, con la sua poetica sul corpo che sperimenta forme e possibilità attraverso l’incontro con diversi elementi.
Faranno parte di questa edizione anche Hope Hunt & The Ascension into Lazarus, della coreografa e performer irlandese Oona Doherty, che si addentra nella struttura degli stereotipi su mascolinità e moralità nella working class irlandese; I love my sister, del coreografo italiano Enzo Cosimi, ultima tappa della trilogia Ode alla bellezza, nella quale rappresenta il tema della transessualità, con i miti e gli archetipi che essa riunisce.
L’Ambasciata di Francia, attraverso la Fondazione dei Nuovi Mecenati, contribuisce a portare in Italia le opere di Severine Coulon, in particolare il suo immaginifico Filles & Soie, che incrocia la performance, il teatro di figura e le ombre cinesi e spiega la femminilità e il corpo delle donne a un pubblico dai 5 anni in su; e di Thomas Lebrun, che con la sua opera satirica per cinque danzatori Les rois de la piste, prende di mira la necessità di seduzione in una danza popolare.
La danza arriva anche nei luoghi più insoliti, ad esempio il supermercato Coop di via Andrea Costa, dove Mario Coccetti, protagonista a teatro con il suo spettacolo Sin, realizza un’incursione coreografica di tango e improvvisazioni con i performer Rocco Suma e Salvatore Sciancalepore.

Per la sezione TEATRO, va in scena il lavoro caustico e provocatorio di Alessandro Berti, che nel suo Bugie bianche. Capitolo primo: Black Dick si concentra sullo sguardo del maschio bianco sul maschio nero, e in particolare sul suo corpo, chiedendosi quale rapporto ci sia tra l’oppressione storica del bianco sul nero e la percezione di un’oppressione intima, privata, sessuale, che il bianco sente di subire nel confrontarsi con il nero.

Nella sezione CINEMA si annunciano nella sedicesima edizione del festival Somos Tr3s (We are thr3e), dell’argentino Marcelo Briem Stamm, che attraverso il racconto di un triangolo amoroso esplora le relazioni non convenzionali; Tinta Bruta, dei registi brasiliani Marcio Reolon e Filipe Matzenbacher; Bixa Travesty (Tranny Fag) di Claudia Priscilla e Kiko Goifman, documentario su Linn da Quebrada, astro del pop, brasiliana nera e transessuale, che canta contro gli stereotipi machisti e di genere nel Paese con il più alto numero di violenze contro le persone trans.
Vengono dall’Argentina Mujer Nomade, documentario di Martìn Farina sulla vita dell’epistemologa e saggista argentina Esther Díaz e sul suo lavoro filosofico, legato ai parametri della sessualità e del piacere che dominano la cultura patriarcale, e Las Hijas del Fuego, film di Albertina Carri che attraverso la relazione poliamorosa tra tre donne costruisce una denuncia anarchica e spregiudicata della società capitalista e del dominio eterosessuale.
Messo al bando in Kenya, dove è stato prodotto e dove l’omosessualità è fuorilegge, arriva a Bologna Rafiki, il film di Wanuri Kahiu, mentre dalla Cina arriva in prima nazionale Adonis di Scud, uno dei registi più provocatori e scandalosi del cinema asiatico contemporaneo. E ancora: accende i riflettori sul devastante impatto della guerra su famiglie, che sono state divise e cancellate dalle migrazioni forzate, il documentario The last Goldfish dell’australiana Su Goldfish, mentre parla del ritorno in Cile di una giovane transessuale, dopo dieci anni dalla migrazione in Francia, El diablo es magnifico di Nicolas Videla.
Infine, sul grande schermo di Gender Bender Diane a les épaules di Fabien Gorgeart, commedia irriverente che affronta con intelligenza il tema della gestazione per altri. Con Embrasse Moi di Cyprien Vial, fa il suo ingresso la prima commedia romantica lesbica del cinema francese. Infine, dopo la première alla Mostra del Cinema di Venezia, a Gender Bender Zen Sul Ghiaccio Sottile della giovane regista Margherita Ferri, presente in sala a presentare il suo film.
Novità di questa edizione, per la prima volta la sezione Cinema del festival assegnerà un Premio della Giovane Critica per miglior documentario e migliore fiction, in collaborazione con Cinefilia Ritrovata e Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna. Ma anche gli spettatori in sala potranno dire la loro, assegnando un voto a ogni film visto: il più votato vincerà il Premio del Pubblico.

JUNO-DAWSON - ph Sophia Spring

Nella sezione INCONTRI del festival, da segnalare le presenze di Garrard Conley, autore di Boy erased – Vite cancellate, straziante memoir su che cosa significhi subire la terapia riparativa, ora diventato un film con Nicole Kidman e Russell Crowe, e di Juno Dawson, persona transgender, giornalista e autrice sia di narrativa che di saggistica, scrive regolarmente su The Guardian, Attitude Magazine, Glamour e collabora con BBC Women’s Hourt, occupandosi di sessualità, identità, letteratura ed educazione, autrice del divertente e dissacrante Questo libro è gay, un percorso dedicato agli e alle adolescenti con cui prendere coscienza degli stereotipi su identità, ruoli e comportamenti legati al genere, all’affettività e alla sessualità.

In programma anche un convegno - Queer visual culture - curato da Fruit Exhibition, con editori internazionali ed esperti di pubblicazioni e di linguaggio visuale queer e di genere.

Sette i LABORATORI di questa edizione, condotti da artisti nazionali e internazionali: A way of Life condotto da Shailesh Bahoran (Paesi Bassi), Am I what I am because I found myself? della compagnia Gruppo Elettrogeno – Orbitateatro, Pleasure body di Giorgia Nardin che celebra i corpi queer, femme, trans, non binari, Progetto S. di Mario Coccetti, Warriors Foot di Guilherme Miotto (Paesi Bassi), Welcome to the Chaos di Oona Doherty (Irlanda), Seeking Unicorns in Bologna di Chiara Bersani, coreografa dal corpo non conforme, che crea a Bologna il primo branco di unicorni, attraverso l’incontro dei corpi, dei respiri e delle voci di creature diverse.

Occhi puntati anche sui PARTY: festa con la Roboterie il duo Faka, vero e proprio movimento culturale sudafricano fondato da Fela Gucci e Desire Marea, che combina forme espressive diverse, dalla musica alla live performance, dalla letteratura alla fotografia, sul tema dell’appartenenza alla comunità queer nera dell’Africa post-coloniale; infine, per la notte di Halloween dalla Spagna la dj La Bambola.
  
Per informazioni:
Il Cassero LGBTI Center: 0039 051 0957221


di Anna Maria Manera

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martedì 16 ottobre 2018

Ottavia Piccolo è Haifa in Occidente Express al Teatro di Locarno 23 e 24 ottobre

Il tandem Ottavia Piccolo – Stefano Massini è ormai un duo consolidato e di sicuro successo. Da anni la Piccolo, che sempre si contraddistingue per la sua straordinaria bravura e professionalità, si è completamente calata nei personaggi che Massini traccia nei suoi testi, che affrontano tematiche di impegno civile. 


L’abbiamo vista un paio di stagioni or sono sempre al Teatro di Locarno, impersonare con toni toccanti la giornalista Anna Politkovskaja e sappiamo che ha vestito anche i panni di una delle operaie di 7 minuti, che si trovano ad affrontare il dramma della perdita del lavoro.

Qualche estate fa poi abbiamo incontrato lei e il suo doppio giovanissimo sul grande schermo in una piazza universitaria di Bologna, dove era allestito un reading dal romanzo Metello di Vasco Pratolini in cui la lettura di Ottavia contemporanea, si alternava alla recitazione di Ottavia del passato insieme all’altrettanto giovane Massimo Ranieri nei panni di Metello. È stato un momento molto emozionante.

Ottavia Piccolo con Stefano Massini
Eccola quindi di nuovo calcare il palco di Locarno il 23 e 24 ottobre per Occidente Express, in cui si confronta con un altro personaggio emblematico, partorito dalla mente di Massini: Haifa. Qui siamo catapultati direttamente nell’attualità, con il tema dell’immigrazione attraverso la microstoria di una donna anziana che dall'Iraq percorre oltre 5000 km con la nipotina di 4 anni, attraverso la rotta dei Balcani fino alle rive del Mar Baltico. Accompagnamento al racconto, un percorso sonoro tracciato dall’Orchestra Multietnica di Arezzo.

Noi del blog losguardoltreilconfine saremo senz’altro presenti dato l'argomento del superamento dei confini e non dubitiamo che questa nuova prova di Ottavia Piccolo non ci lascerà delusi neanche questa volta.

23 e 24 ottobre / Teatro di Locarno
Occident Express
(Haifa è nata per star ferma)
scritto da Stefano Massini
con Ottavia Piccolo e l'Orchestra Multietnica di Arezzo
produzione Teatro Stabile dell'Umbria, Officine della Cultura
durata 1h 30 min. senza intervallo

di Cristina Radi

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Ottavia Piccolo in Occidente Express


mercoledì 10 ottobre 2018

59/59 Paolo Grassi e i suoi numeri al Museo Epper di Ascona fino al 28 ottobre 2018

Definire l'attività di Paolo Grassi, nato a Locarno nel 1959 e grafico titolare di studio dal 1982, significa sondare le sue originali forme espressive, dall'attività di grafico in ambito commerciale a quella di fotografo, designer e visualista.




Nel 2000-2001 progetta e costruisce "Casa Lili", atelier ed abitazione, di cui cura tutte le soluzioni architettoniche e di arredamento funzionali sia all'abitare, sia all'attività professionale. Questa realizzazione segna un momento fondamentale nel suo percorso creativo, rivolto soprattutto al design di oggetti ai confini con l’arte e la fotografia. Minimalismo, rigore nelle forme e originalità nella scelta dei materiali, sono le principali caratteristiche delle sue creazioni.



Dopo importanti sperimentazioni nel campo del design, nel corso del 2007, Paolo Grassi, ha dato alla luce la sua opera infinita dal titolo From "0" to infinity, un opus costituito da tanti singoli interventi sia concreti che astratti, o immateriali, diversissimi fra loro per tipo, ubicazione, localizzazione, contesto, forma e materiale; ad ognuno di questi singoli elementi artistici vengono assegnati numeri progressivi a partire dallo “Zero” (0 ...) iniziale.
Con il passar degli anni From “0” to infinity diventa il progetto pilota dell’attività artistica di Paolo Grassi con esposizioni e realizzazioni di lavori su commissione. Sono circa 250 le opere realizzate dal 2007. Nell’ultimo periodo la scelta si concentra su opere in bronzo, ferro ossidato, alluminio.



59/59, titolo dell’esposizione del Museo Epper di Ascona ed è la breve sequenza di cifre nella quale si ritrova l’anno di nascita di Paolo Grassi e per una coincidenza casuale anche la sua età. Motivi logici seriali, ma anche sentimentali sono all’origine dell’esposizione antologica dell’artista che si diletta con i numeri. 59/59 è un’esposizione globale di cifre che si snoda all’esterno, ma  soprattutto all’interno del Museo Epper. L’incipit è con Maigret, il commissario di Georges Simenon, per un’indagine delle sue idee creative, alla quale su tre pareti fa seguito uno story board “che illustra e scandaglia in modo reale il mio fare arte” dice l’artista. “Le mie opere parlano da sole. Però qualora il loro dire fosse ermetico allora ci sarò io a fare da intermediario!”



È bello essere accolti già in strada, quella davanti al Museo, da sequenze di numeri colorati che snodandosi come un tappeto ti mettono in media res e ti accompagnano nelle sale espositive per farti scoprire la bellezza, il fascino e forse anche il mistero dei numeri, entità aritmetiche onnipresenti nel nostro vivere quotidiano che ci hanno procurato anche qualche grattacapo scolastico.
Incuriosito e deliziato dalle opere in numeri di Paolo Grassi ho rivolto all’artista qualche domanda per saperne di più.
Nella sua vita quotidiana quale importanza hanno i numeri ?
Con i numeri che lo si voglia o meno ci si confronta. È come guidare un'automobile, si va per automatismo. Analizzando ci sono pochi aspetti nella nostra esistenza dove i numeri sono completamente assenti.
Detto questo - per tornare alla sua domanda - il mio è un rapporto assolutamente normale. L'unica diversità è che da quando ho iniziato questo progetto sono più  ricettivo nell'osservare le innumerevoli situazioni numeriche nel quotidiano.

Mi parli della sua “vocazione” per i numeri come espressione artistica.
I numeri sono un linguaggio per comunicare che mi sta permettendo di portare avanti il mio progetto artistico di un'Opera unica infinita ma frammentata, in Elementi e che essendo infiniti mi danno la possibilità di esplorare nel divenire del mio percorso artistico, utilizzando tecniche e materiali differenziati tanto da rendere riconoscibile il mio percorso.
Nelle sue creazioni quale aspetto è più rilevante, quello estetico oppure quello logico ?
Entrambi, direi nella stessa misura. Naturalmente accade che a volte possa prevalere l'aspetto estetico, altre volte quello logico ma mai in modo evidente, a scapito del giusto equilibrio tra le due componenti.



Museo Epper
Via Albarelle 14
6612 Ascona
0041 091 791 19 42 Telefono (museo)
diana.mirolo@bluemail.ch

Aperto: Apr.-giu.: ma-ve 10-12 e 15-18; sa, do 15-18. Lug.-ago.: ma-ve 10-12 e 20-22; sa, do 20-22. Sett.-ott.: come apr. Nov.-mar.: su appuntamento.

di Augusto Orsi






venerdì 5 ottobre 2018

Città della Svizzera di Eleonora Bianda, in esposizione alla Pasticceria Marnin fino al 31 dicembre

Nell’ambito della Sezione giovani di “Marnin Arte” venerdì 5 ottobre alle ore 18, in Piazza S. Antonio, verrà inaugurata l’esposizione “Città della Svizzera” di Eleonora Bianda. Tredici disegni su carta, da Locarno a Zurigo, illustrano la passione per il disegno e la pittura della dottoranda in Scienze dei Materiali al Politecnico di Zurigo. 
Presentano la mostra il Prof Dario Bianchi e Naomi Antognini. 



I disegni di Eleonora Bianda denotano abilità rappresentativa, accuratezza e precisione nei dettagli. 

Eleonora Bianda
La mostra è visitabile tutti i giorni eccetto il martedì dalle 8.00 fino alle 18.30, fino al 31 dicembre.

Piazza Sant'Antonio
6600 Locarno


di Augusto Orsi

Altre iniziative culturali della Pasticceria Marnin:


giovedì 27 settembre 2018

Il liberty di Alphonse Mucha a Palazzo Pallavicini di Bologna (29 settembre 2018 -20 gennaio 2019)

Da sabato 29 settembre 2018 per la prima volta a Bologna un’importante retrospettiva sull’opera di Alphonse Mucha, tra i più grandi interpreti dall’Art Nouveau; fino al 20 gennaio 2019 le meravigliose sale settecentesche di Palazzo Pallavicini (Via San Felice 24, Bologna) faranno da cornice a 80 tra le più celebri opere dell’artista ceco, di cui 27 esposte per la prima volta in Italia.


La mostra, organizzata da Chiara Campagnoli, Rubens Fogacci e Deborah Petroni della Pallavicini srl in collaborazione con Mucha Foundation e con la curatela di Tomoko Sato, pone uno sguardo inedito sull’opera del grande artista. Alphonse Mucha (1860-1939), fu uno dei più celebrati ed influenti artisti della Parigi fin-de-siècle, conosciuto ai più per le sue grafiche, come i cartelloni teatrali realizzati per l’attrice ‘superstar’ Sarah Bernhardt e le sue immagini pubblicitarie con donne eleganti ed attraenti. Mucha creò un suo stile ben definito – le style Mucha – caratterizzato da composizioni armoniose, forme sinuose, riferimenti alla natura e colori pacati, che divenne sinonimo dell’emergente stile decorativo del periodo, l’Art Nouveau.

Nonostante il potente impatto del suo stile, però, poco si è mai saputo delle idee sull’arte e l’estetica all’origine del suo lavoro. Il percorso espositivo, dal titolo Alphonse Mucha, esamina gli aspetti teorici delle sue opere, soprattutto il concetto di bellezza, principio centrale della sua arte. 


Con circa 80 opere, selezionate tra quelle della Fondazione Mucha, la mostra include alcuni tra i più iconici lavori dell’artista, poster e cartelloni del suo periodo parigino, e getta inoltre uno sguardo al linguaggio artistico con cui Alphonse Mucha espresse il suo nazionalismo una volta ritornato nella sua patria negli ultimi anni della sua vita.

La mostra si compone di tre sezioni tematiche: Donne - Icone e Muse, Le Style Mucha – Un Linguaggio Visivo, Bellezza-Il Potere dell’Ispirazione.

Donne - Icone e Muse, si apre con Gismonda, il primo vero manifesto disegnato da Mucha per Sarah Bernhardt. Nella sua rappresentazione della più grande attrice francese del periodo, l’artista ceco trasforma la “divina Sarah” in una dea bizantina. Il poster ricevette apprezzamenti immediati non appena apparve sui cartelloni di Parigi il 1° gennaio 1895. Il suo impatto visivo -con la sua elegante forma allungata ed i delicati toni pastello che rendevano sublime l’immagine dell’attrice ed il suo equilibrio tra semplicità e dettaglio–era impressionante nella sua originalità. 



Deliziata dal successo di questo manifesto, la Bernhardt offrì a Mucha un contratto per produrre le scenografie ed i costumi di scena, così come tutti i manifesti delle sue rappresentazioni teatrali. Durante questo contratto, che andò dal 1895 al 1900, Mucha produsse altri sei manifesti per gli spettacoli della Bernhardt, tra cui La dama delle camelie (1896), Lorenzaccio (1896) e La Samaritana (1897). 



Il successo della Gismonda portò a Mucha anche numerose commissioni per disegnare manifesti pubblicitari, tra cui quelli per marche famose come JOB (carta per sigarette), Lefèvre-Utile (biscotti) and Waverley (biciclette americane). La sezione include principalmente due gruppi di opere: manifesti teatrali su Sarah Bernhardt e manifesti pubblicitari per prodotti commerciali. Studiando attentamente questi lavori si esplorano le strategie artistiche di Mucha, specialmente il suo impiego di bellissime donne come icone e veicoli di messaggi commerciali. La mostra include inoltre alcune confezioni e copertine di riviste.

La seconda sezione ha come titolo Le Style Mucha – Un Linguaggio Visivo.

Al tempo di Mucha, il concetto di “arte” subì un cambiamento rivoluzionario con l’avvento del modernismo ed anche la nozione classica di “bellezza”, uno dei fondamenti dell’arte, fu messa alla prova e mutò fino ad abbracciare nuove idee e forme. In un tale momento di fermento, Mucha cominciò la sua ricerca sul valore universale ed immutabile dell’arte e giunse alla conclusione che l’obiettivo ultimo della stessa fosse l’espressione della bellezza, che poteva a suo parere essere raggiunta solo attraverso l’armonia tra contenuti interni (idee, messaggi) e forme esterne. Come scrisse nei suoi appunti di professore, che sono stati pubblicati postumi come Lezioni sull’Arte (1975), il ruolo dell’artista è quello di ispirare la gente tramite la bellezza armoniosa delle sue opere e di elevare la loro qualità di vita attraverso la sua arte. Per raggiungere questo obiettivo, Mucha sviluppò una particolare e caratteristica formula artistica, un nuovo linguaggio comunicativo, che utilizzava l’immagine di una donna – simbolo del suo messaggio di bellezza – insieme a fiori ed altri elementi decorativi, tratti dalla tradizione folcloristica ceca e di altre culture esotiche. Per Mucha, i manifesti ornamentali (panneaux décoratifs) erano il mezzo ideale per realizzare la sua aspirazione. Introdotti per la prima volta da Mucha e dal suo editore, F. Champenois, questi manifesti erano per la maggior parte privi di testo e realizzati per puro scopo decorativo; prodotti in grandi quantità furono subito disponibili per un’ampia fetta di pubblico, diventando così una forma d’arte alternativa che poteva essere sfoggiata anche dalle famiglie più ordinarie. Di questi manifesti, Mucha scrisse poi: “Sono stato felice di essere coinvolto in una forma d’arte destinata alla gente e non ai soli salotti eleganti. Arte poco costosa, accessibile al grande pubblico e che ha trovato dimora nelle abitazioni più povere così come nei circoli più influenti.” La sezione presenta alcuni manifesti decorativi di Mucha ed esplora le idee dietro questi lavori, studiando le caratteristiche della sua cifra stilistica. Include inoltre i fondamentali manuali di decorazione di Mucha, Documents Décoratifs (1902) e Figures Décoratives (1905). 


La sezione 3-Bellezza-Il potere dell'ispirazione- chiude il percorso espositivo.

Mucha ritornò in patria a Praga nel 1910 per realizzare il suo sogno di impegnarsi attivamente per la libertà politica del suo Paese, impegno che culminò nella realizzazione della sua opera d’arte, Epopea Slava (1912-1926) ed altri lavori che dovevano ispirare l’unità spirituale dei popoli slavi.

La sezione finale mostra esempi degli ultimi lavori di Mucha, esplorando come le style Mucha si fosse evoluto nell’arte della creazione del messaggio. Le opere in mostra in quest’ultima sezione includono studi per la decorazione dell’allora nuovo Municipio di Praga, così come il manifesto per la mostra Epopea Slava, tenuta a Praga e Brno nel decimo anniversario della nascita della Cecoslovacchia.

Palazzo Pallavicini è un’elegante dimora settecentesca, originaria però del XV secolo, nel cuore della Bologna antica. Abitata in passato da grandi famiglie nobili, nel 1770 accolse l’esibizione dell’allora quattordicenne fanciullo prodigio Wolfgang Amadeus Mozart. Oggi il Palazzo è sede di esposizioni museali e di eventi.

Titolo: Alphonse Mucha
A cura di: Tomoko Sato
Promosso da: Pallavicini s.r.l. e Mucha Foundation
Dove: Palazzo Pallavicini, Via San Felice 24, Bologna 
Quando: 29 settembre 2018 - 20 gennaio 2019
Orari di apertura: Aperto da giovedì a domenica dalle 11.00 alle 20.00
Chiuso il lunedì, martedì e mercoledì.

Aperture straordinarie 26 dicembre, 31 dicembre (ore 16.00 ultimo ingresso), 1 gennaio (dalle 14.00), 2 gennaio

Sono previste:
Serate di Brindisi a Palazzo con visita alla mostra e a tutto il Palazzo 
Visite guidate alla mostra (durata visita 75 minuti ca), a cura dell'associazione Didasco, di Michela Cavina e Ilaria Francia 

per le date consulta il sito
https://www.palazzopallavicini.com/

info, costi e prenotazioni cell: 348/1431230 (pomeriggio) 


di Anna Maria Manera