venerdì 28 aprile 2017

Intervista di Augusto Orsi ad Alessandra Zerbola sulla maratona del teatro amatoriale di Locarno dal 28 aprile

La Maratona del Teatro amatoriale sarà in scena per la XXVII edizione al Teatro di Locarno da venerdì 28 a domenica 30 aprile. Ad Alessandra Zerbola, una delle responsabili dell’organizzazione ho posto alcune domande per saperne di più.


1) Cosa rappresenta la Maratona del Teatro amatoriale di Locarno nel contesto degli avvenimenti teatrali ticinesi e della regione insubrica?
È ormai un appuntamento tradizionale che non può mancare, sia per le compagnie amatoriali che hanno la possibilità di calcare la scena sul prestigioso palco del Teatro di Locarno, sia per noi organizzatori che abbiamo il piacere di proporre questo importante evento ormai consolidato negli anni, dando la possibilità anche a compagnie della vicina Italia di presentare le loro produzioni, creando così nuove amicizie e scambi culturali.

2) Chi sono gli organizzatori di questa conosciuta ed apprezzata manifestazione teatrale popolare giunta alla XXVII edizione?
Gli organizzatori sono: Roberto Marcollo che è il veterano per eccellenza di questa manifestazione nata nel lontano 1991 ad Ascona nell’ambito dell’Associazione Culturale ed Artistica del Teatro Varieté, poi c’è Neda Regolatti, Giovannella Canevascini, Margherita Albrecht, Fiorenzo Gianinazzi ed io. Sylvia Zemànek dopo 26 anni nella Maratona non fa più parte del Comitato organizzativo perché ha fatto altre scelte.

Alessandra Zerbola del Comitato Maratona teatrale amatoriale
 3) Quali sono le caratteristiche particolari di questa edizione, che mette in cartellone nello spazio di tre giorni, 8 lavori teatrali messi in scena in Ticino.
Le caratteristiche sono date dalle otto compagnie partecipanti che sono animate dalla passione di fare teatro. Attori e attrici che negli anni hanno acquisito professionalità ed impegno, lo dimostrano anche nella scelta di certi testi impegnati che portano in scena dopo mesi di prove, consapevoli di dare il massimo per non deludere gli spettatori.

4) A quali norme devono sottostare le compagnie teatrali per poter partecipare alla Maratona?
Per partecipare alla Maratona c’è un regolamento che le compagnie ricevono con il formulario di iscrizione. La scelta delle compagnie, la definizione, date e orari delle rappresentazioni è competenza esclusivamente del Comitato, che deve tenere conto di molte cose. Siccome le rappresentazioni si susseguono una dopo l’altra, le compagnie devono rispettare i tempi per l’allestimento scenico.

5) Quale pubblico frequenta la Maratona?
Il pubblico principalmente è dato dagli attori stessi che partecipano all’allestimento della rassegna, perché lo scopo della Maratona è quello di riunire sotto lo stesso tetto più compagnie teatrali che condividono una passione comune, dando loro la possibilità di confrontarsi e scambiarsi impressioni culturali. Poi c’è il pubblico che ama il Teatro.

Il Teatro di Locarno
6) In una carrellata di flash potrebbe presentare gli 8 lavori teatrali ?
Come sempre il cartellone della Maratona è molto variegato e accontenta i diversi gusti del pubblico. Si incomincia venerdì 28 aprile con una brillante commedia dialettale, avremo produzioni di autori nostrani, si va poi con i classici: Molière, Ingmar Bergmann, Dario Fo e Aristofane.

7) Per lei qual è lo spettacolo più originale del cartellone 2017?

Si può senz’altro dire che lo spettacolo più originale e atteso, è quello della compagnia I Blackout di Lugano che presentano “Natale al Basilico”, una commedia brillante di Valerio Di Piramo. Commedia che era in cartellone l’anno scorso, ma purtroppo una settimana prima del debutto (era una première) è morto un attore e lo spettacolo è stato annullato. Dalla ripresa della pièce la compagnia ha fatto diverse recite anche all’estero con grande successo di pubblico e critica. La particolarità di questa Neo-compagnia composta da sette attori, è che cinque sono non vedenti, un vedente e un ipovedente e in scena si muovono senza bastone e con un’incredibile autonomia.

di Augusto Orsi

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mercoledì 26 aprile 2017

Un fine settimana intenso per la Maratona del teatro amatoriale a Locarno dal 28 aprile

Da venerdì 28 a domenica 30 aprile in scena otto compagnie teatrali amatoriali alla  XXVII edizione della tradizionale Maratona locarnese, in scena al Teatro di Locarno.


 Con questa edizione, si può dire che  la Maratona teatrale locarnese entra a pieno titolo  e con merito nella maturità. Ancora una volta il comitato organizzativo, composto da appassionati volontari dà, con questa lodevole manifestazione, a decine di amanti dell’arte drammatica “momenti di gloria” a parziale ricompensa dei tanti sacrifici, che hanno fatto per essere atti a calcare le scene. Scorrendo la locandina si constata che la passione per fare teatro, recitare ed essere un altro per il periodo di uno spettacolo esiste indistintamente in tutto il Ticino ed è anche presente nelle regioni limitrofe. Infatti vi sono compagnie di Chiasso, Lugano, Bellinzona, Banco e di Olona (Va), ma stranamente nessuna di Locarno! (Nessuno è profeta in patria). La lingua delle pièces è l’italiano “classico” o familiare e solo l’Atte di Lugano si confronta con il dialetto in “Garbüi d’una famiglia Alargada” di Andreina Gavella, che non solo è l’autrice della commedia brillante in due atti, ma anche la regista. L’esigua presenza di lavori in dialetto, uno su otto, è dato dal caso oppure dal fatto che il dialetto scompare anche dalle scene? Domanda alla quale è complicato rispondere. Io opto per la seconda ipotesi. E devo anche dire che mi dispiace. Nella drammaturgia il teatro vernacolare è quello che esprime in modo più genuino il rapporto con il territorio. Ne è esempio probante il teatro napoletano ancor oggi fiorente ed effervescente. Per il genere, la commedia brillante o meno è quella più gettonata in quanto al pubblico piace vedere portate in scena le vicende della vita quotidiana con realismo, leggerezza ed umorismo ed ama anche essere preso in giro. Tra le più divertenti ed esilaranti su carta appaiono “Garbüi d’una famiglia Alargada”, che con garbo scopre gli altarini di una famiglia numerosa, nella quale nel bene e nel male le “femmine” hanno la supremazia. Accanto a questa vale la pena di segnalare la chiave femminista sia di “Meravigliose” l’atto unico di Maria Luisa Cregut portato in scena dalla compagnia Teatro Giovani di Chiasso, sia ma in un altro registro, di “Lisistrata” dell’eccelso drammaturgo greco Aristofane, nell’adattamento del conosciuto regista professionista Gianni Lamanna.

Nella galleria dei commediografi accanto ai dilettanti e ai semi professionisti il cartellone annovera pezzi da novanta della drammaturgia mondiale quali: Bergmann, Fo, Molière e Aristofane in lavori celebri quali “Scene da un matrimonio”, “Settimo: ruba un po’ meno”, “L’avaro” e “Lisistrata”. Mi auguro che questi grandi del teatro siano stati trattati bene dai registi e dagli attori. C’è un’attesa particolare per “Natale al basilico” di Valerio Di Piramo nella presentazione della compagnia I Blackout di Lugano, che nella commedia brillante in due atti ha come protagonisti sette attori “inusuali”: quattro ciechi, due ipovedenti e un vedente in situazioni intriganti particolari e in completa autonomia di movimenti.

Cartellone di peso quello della XXVII edizione del teatro amatoriale della Svizzera italiana che attende un pubblico che mi auguro numeroso.


Di Augusto Orsi

domenica 23 aprile 2017

Ritratto di Gianluca Costantini al maestro della Pop art Robert Indiana


A Casa Rusca di Locarno e per la prima volta in Svizzera, curata da Rudy Chiappini direttore del museo, una grande mostra personale con una sessantina di opere, dedicata al creatore dell’arcinota opera LOVE: Robert Indiana. 
Continua

Mangiar on the road a Locarno: arriva il Food Truck Ticino

Dal 28 al 30 aprile in occasione del Food Truck Ticino, la Piazza Grande di Locarno sarà assaltata da veicoli, roulotte & apecar con specialità preparate al momento nelle loro cucine mobili, provenienti da oltre Gottardo e dall'Italia.


Varietà di gusti e di ingredienti per un ventaglio ampio di proposte dagli antipasti al dolce saranno serviti per tre giorni in occasione del prossimo lungo fine settimana.


Evento organizzato dagli Amis da la Forchéta.

Orari
Venerdì: 17:00 - 23:00
Sabato: 11:00 - 23:00
Domenica: 11:00 - 17:00
di Cristina Radi

martedì 18 aprile 2017

Allegria di creazioni: la vita in studio di Giuliano Collina in mostra ad Ascona fino al 7 maggio

È sempre un piacere ascoltare gli artisti parlare dei loro processi creativi e delle loro idee, di quali urgenze li hanno guidati. Certamente lo è stato ascoltare l’artista Giuliano Collina chiacchierare amabilmente con l’amico architetto Mario Botta, nell’incontro organizzato qualche giorno fa dal Museo Comunale di Arte moderna di Ascona.

Il vaso di Pandora

Collina, che espone ad Ascona la sua personale dal titolo La vita in studio fino al 7 maggio 2017, ha parlato a lungo senza per altro mai annoiare, di come sono nati i lavori esposti, creati attraverso gli “avanzi” di altre sue opere, conservati con cura negli anni. Di qui nelle ore “avanzate” dal suo lavoro artistico più ufficiale, accostando materiali più diversi con la tecnica del collage in grandi fogli di carta bianca, hanno preso vita nuove forme, nuovi accostamenti. Le tante opere che ne sono nate sono frutto quindi di un puro “divertimento d’artista”, e lui stesso ci comunica la gran soddisfazione di mettere insieme pezzi di scarto e vederne emergere un senso. Collina ammette di non aver mai pensato prima di questa mostra, di esporre questi suoi divertissement, e questa creazione fine a se stessa, gli ha dato un’ironia, una libertà, una giocosità e una leggerezza, che uno scopo, una committenza (che durante l’incontro l’artista però ha ammesso di rimpiangere) gli avrebbe impedito. L’allegria della creazione la si denota fortemente anche dai titoli delle opere in mostra, titoli scritti a matita, anch’essi simbolo quindi di precarietà, di possibile cambiamento e allo stesso tempo però sono parte integrante dell’opera, emersi per lo più a metà del lavoro, quando l’avanzo comincia a prendere forma e insieme alla soddisfazione dell’invenzione appare anche il titolo. 

Mario Botta e Giuliano Collina
Una soddisfazione che si riflette anche in chi guarda l’opera e leggendo il titolo ne nasce spontaneo un sorriso, cosa non certo comune per una mostra d’arte contemporanea. Le forme informi diventano così la scopa del diavolo, un maiale, la coperta di Arlecchino, Crash (una sedia che si infrange contro una vetrata), il coloratissimo vaso di Pandora (non tutto il male viene per nuocere), la tenda di Aladino e tante tante altre invenzioni spassose.

La scopa del diavolo
Mario Botta dal canto suo, ha parlato dell’etica del riuso anche nell’arte, del dare nuova vita anche ai propri avanzi creativi, nell’epoca del consumismo, del gettare piuttosto che riparare. E sicuramente ha ragione, dietro queste opere c’è anche un inconscio e sotterraneo senso etico dell’artista. Io però da spettatrice ho apprezzato soprattutto l’ironia e la leggerezza, attenzione non la superficialità, dell’artista che anche durante l’incontro Collina-Botta, è emersa fortemente facendoti nascere spontaneo il sorriso a bordo labbro.

per vedere la galleria fotografica delle opere di Giuliano Collina clicca qui

fino al 07 maggio
Museo Comunale d'Arte Moderna
Via Borgo 34, 6612 Ascona
Contatti
Per info: +41 91 759 81 40

di Cristina Radi




martedì 11 aprile 2017

La Pop Art al di qua e al di là di ogni confine: due mostre da non perdere a Locarno e a Milano

Nello spirito del blog losguardoltreilconfine al di qua e al di là di ogni confine e per gli amanti della Pop Art, due mostre da non perdere.

Robert Indiana alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno, (Svizzera) fino al 13 agosto e Keith Haring al Palazzo Reale di Milano fino al 18 giugno.



A Casa Rusca di Locarno e per la prima volta in Svizzera, curata da Rudy Chiappini direttore del museo, una grande mostra personale con una sessantina di opere, dedicata al creatore dell’arcinota opera LOVE: Robert Indiana. 
Da cartolina natalizia per il MOMA di NY, Love è diventata scultura tridimensionale e icona dell’arte contemporanea, che come ha ben detto in conferenza stampa il critico e curatore del catalogo Walter Guadagnini, ha fagocitato il suo creatore. Tutti conoscono l’opera, pochi sanno chi ne è l’autore.

Robert Indiana
Le opere di Indiana (vero nome Robert Clark nato nello Stato dell’Indiana nel 1928) sono coloratissime, per lo più venate di ironia e assai rappresentative della frenetica vita delle metropoli americane. Con la figura umana quasi del tutto assente, danno spazio all’ossessione dell’artista per numeri e lettere. Indiana dà voce all’America più vera a partire dalle sue icone, come nella serie delle opere con l’immagine della mitica Marilyn, e le sue illusioni prima fra tutte "il grande sogno americano", contro cui si infrange la speranza dei più, come nell’opera Rebecca dal nome di una delle navi che trasportava schiavi dall’Africa.


Bello l’allestimento con le opere più grandi esposte nel cortile, letteralmente bagnate dai caldi raggi solari. Grandi foto a tutta parete in bianco e nero ritraggono momenti pubblici e privati, restituendoci al tempo stesso le atmosfere pop dell’America degli anni ‘60 alla Jacqueline Kennedy.
Nel video che va in loop in una stanza del pianterreno, Indiana ci accoglie nella sua bella casa in un’isola del Maine. Ci mostra le sue opere e racconta aneddoti della sua lunga vita. Parla dell’importanza che ha avuto nella sua vita anche artistica, la maestra delle elementari, che già allora aveva notato il suo grande talento, tanto da spronarlo a diventare famoso e così è stato “per non deluderla”. O ancora lui che non ama essere definito artista della Pop Art, ma piuttosto “Pittore di insegne”. E che altro sono le colorate e luminose insegne delle nostre città, se non inconfondibili segni dei paesaggi metropolitani?

Un consiglio goloso: per andare a mangiare dopo la mostra Ristorante Cittadella, a pochi minuti dalla Pinacoteca. E di fronte alla Pinacoteca, per caffè e pasticcini Pasticceria Marnin.

Keith Haring
Domenica a Milano con mio figlio di 12 anni, andiamo a vedere la mostra di Keith Haring. Prenotiamo? No tanto è iniziata a febbraio… 45 minuti di attesa. 
Aspettiamo pazientemente in fila. Ne vale la pena. La mostra è strepitosa, Haring un gigante che trae ispirazione da Bosch, Michelangelo, Mondrian, i fumetti, Walt Disney, Andy Warol, le civiltà precolombiane, i miti classici, i bestiari medioevali e tanto altro ancora, facendone propri i simboli, le iconografie con uno stile tutto suo. Di Haring sono arcinoti gli omini, che di primo acchito potrebbero far pensare a semplici figurine da spensierato cartoon, in realtà valutando il corpus della sua opera, si leggono rimandi altamente colti a tutta la storia dell’arte prima di lui, ma senza voler essere criptico anzi il suo intento fin dagli esordi come writer abusivo nella metropolitana, è proprio quello di arrivare al maggior numero di persone possibili. La stessa creazione dell’opera d’arte diventa performance in questo senso, ed infatti in mostra ci sono diversi video-performance dei suoi momenti creativi.


Tra i dipinti colpiscono per la loro potenza bestie medioevali, giudizi universali, ironia e religione tutto nella cifra di Haring, che ti arriva con il suo messaggio senza filtri, sempre coloratissimo, ma spesso anche molto inquietante con l’ombra dell’AIDS sempre addosso. Nei poco più di trent’anni in cui è vissuto (1958-1990), è riuscito a darci un complesso di opere che a volte hanno dell’incredibile. Molte con miriade di dettagli, come solo in certi affreschi medioevali, e in tutte solo guardandole da una certa distanza emergono figure, immagini, scene di lotta, di amore.
I suoi omini si affastellano in certe opere, gli uni sugli altri, ognuno con una propria personalità, un proprio gesto unico, uomo fra gli uomini, tutti uguali eppure tutti diversi. L’umanità vista attraverso le sue lenti: ancora in pancia nasce, vive, soffre o addirittura nell’aldilà. La maggior parte delle opere sono senza titolo, perché l’autore lascia a chi guarda il compito di decriptare, decifrare il suo messaggio, Haring la sua parte l’ha già fatta, ora tocca a te spettatore.

Un consiglio goloso: dopo la mostra un salto al Mercato Coperto, Piazza Duomo, guardando il Duomo sotto i portici sulla sinistra, tre piani di ristoranti, pasticcerie e persino La Feltrinelli all’interno.

di Cristina Radi

guarda la galleria fotografica di Robert Indiana

guarda il ritratto di Gianluca Costantini a Robert Indiana

guarda la galleria fotografica di Keith Haring

Info:
Robert Indiana

Pinacoteca Comunale Casa Rusca
Piazza S. Antonio 1
CH-6600 Locarno
Orari: Mar-Dom 10.00 - 12.00 / 14.00 - 17.00
http://museocasarusca.ch/
Tel: +41 (0)91 756 31 85
E-mail: servizi.culturali@locarno.ch

Keith Haring
http://www.mostraharing.it/

Palazzo Reale
http://www.palazzorealemilano.it
Piazza Duomo 12

ORARI
lunedì 14.30 – 19.30
mart. / merc. / ven. / dom. 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Aperture straordinarie
APRILE
domenica 16 aprile 9:30-19:30
lunedì 17 aprile 9:30-19:30
lunedì 24 aprile 9:30-19:30
martedì 25 aprile 9:30-19:30

MAGGIO
lunedì 1° maggio 9:30-19:30

GIUGNO
venerdì 2 giugno 9:30-19:30



lunedì 10 aprile 2017

Una gita a… Faido e la cascata della Piumogna, attraverso il Sentiero delle leggende

Con l’arrivo delle belle giornate di sole, sempre più si ha voglia di trascorrere la giornata all’aria aperta. Con la famiglia spesso siamo andati verso il Bellinzonese e soprattutto ci piace sempre molto il parco ben curato e attrezzato di Faido in Val Leventina, che si raggiunge bene in macchina. Ci sono tanti giochi per i bambini, una fontana, bagni sempre in ordine, un piccolo bar aperto nei mesi estivi e soprattutto la possibilità di fare grigliate e brevi passeggiate verso la bella cascata della Piumogna. Una funivia un po' artigianale, a lato del parco dietro il Castelletto, porta a richiesta chi lo desidera ad un piccolo agriturismo nella montagna sopra Faido. Qui un maneggio di cavalli e una piscina, la cui acqua è gelida anche d'estate.

la cascata della Piumogna
Il percorso, denominato Sentiero delle leggende, che dal parco porta anche alla vicina cascata e che ad anello torna al parco della lunghezza di 2 chilometri e della durata di un’ora circa, è punteggiato da tavole in legno che recano storie e leggende del Ticino, illustrate dai bambini. 
Ispirati dalla leggenda “I Gobbi della Piumogna” (tratta da “Il Meraviglioso. Leggende, Fiabe e Favole Ticinesi- vol. 4" edito da Armando Dadò Editore), gli allievi delle scuole del Comune di Faido, con l’aiuto degli insegnanti, hanno approfondito la leggenda, elaborato un progetto e decorato i tronchi di betulla provenienti da un taglio locale e messi a disposizione dal Patriziato di Faido. 
I 165 tronchetti e le 16 pagine della leggenda, appositamente arricchite dagli acquarelli dell’artista Esther Zanzi, sono stati collocati lungo il percorso didattico della Segheria Patriziale di Faido.

il Sentiero delle leggende, illustrato dai bambini delle scuole di Faido

Descrizione dettagliata della passeggiata tratta dal sito dal fotografo ed esperto escursionista Luca Bettosini 


Arrivati a Faido si scende al parcheggio dove è situata la Migros. Da qui si prosegue in direzione della cascata, visibile proprio davanti; prima del castello ci sono dei parcheggi. Si segue la strada in direzione della cascata, passando sul ponte sospeso sul torrente che permette una magnifica panoramica su tutta la cascata. Oltre il ponte si entra nel bosco con dei tavoli per pic-nic e ad un certo punto si trova la deviazione a sinistra (in Zona Isola a 711 metri). Si sale il breve tratto in salita sul piacevole sentiero immerso nel bosco, si passa la panchina in sasso e si giunge, in circa 10 minuti, al ponte in sasso (cascata alta 771 metri), proprio sopra la cascata (ammirate la pozza sulla destra che prepara l’acqua per il gran salto della cascata. 
Qui si trova il grande cartello luminoso con la scritta “Faido”. Un cartello indica “Faido / Borgo 25 minuti”; si procede sul facile e tranquillo sentiero in discesa, sulla sinistra, attraversando il bosco (a destra si va a Dalpe). Una ulteriore indicazione segnala la salita a Piana Selva e Dalpe, ma si continua in direzione Faido / Borgo. La facile discesa porta ad un altro cartello e si segue “Cascata Piumogna 1 minuto”, in modo da ritornare al punto di partenza. Tutto il giro dura all’incirca 30 minuti su un facilissimo sentiero alla scoperta dell’acqua che forma la magnifica cascata. La zona si presta ottimamente per famiglie con bambini avendo anche la possibilità di fare degli splendidi pic-nic, come pure di girare in bicicletta. Insomma un piccolo paradiso naturale a due passi dall’auto e da Faido.


Un suggerimento goloso: se non si ha voglia di cucinare, preparare pic nic o grigliare è possibile degustare piatti molto buoni, adatti anche ai bambini nella vicina Lavorgo all’Hotel De Fanti
Provato personalmente!


Un libro da leggere: Se siete appassionati di boschi non perdetevi la lettura del libro tra il divulgativo e l'aneddotico La vita segreta degli alberi dell'autore e guardia forestale tedesca Peter Wohlleben. In questi giorni è uno dei libri che ho sul mio comodino per la lettura serale e ho imparato senza annoiarmi tante notizie stupefacenti sulla vita dei boschi: come gli alberi comunicano tra loro, come si aiutano e come in ognuno di questi eco sistemi ci sia un equilibrio incredibile e quanti sono ancora i misteri sul funzionamento dei nostri fratelli vegetali.

di Cristina Radi


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giovedì 6 aprile 2017

Blog losguardoltreilconfine: superata la soglia delle 10mila visualizzazioni, grazie a chi ci segue

In questi ultimi giorni losguardoltreilconfine ha superato la soglia delle 10.000 visualizzazioni, arrivando a quota 10.884.

Il logo del blog disegnato da Gianluca Costantini

Grazie a tutti quelli che leggono i nostri post, ci sostengono con like e condivisioni

Lo staff de losguardoltreilconfine

Cristina Radi - Rossella Gibellini - Augusto Orsi - Gianluca Costantini

Personale della scultrice Cinzia Susanna al Museo Mecrì di Minusio fino al 25 giugno

Domenica 2 aprile, la Fondazione Museo Mecrì  di Minusio ha inaugurato  la stagione espositiva 2017 con le sculture in marmo di Cinzia Susanna.  La vernice dell’esposizione monografica, che si concluderà il 25 giugno, ha visto la partecipazione di un folto pubblico. Per una significativa coincidenza due Fondazioni del Sopraceneri aprono il loro anno espositivo con mostre personali al femminile: la scultrice Cinzia Susanna alla Fondazione Mecrì e la pittrice Alexandra Bianchi con la personale, che verrà inaugurata sabato 8 aprile, alla Fondazione Ignaz&Mischa Epper di Ascona.
Due mostre che dicono grazia, eleganza, professionalità e amore per le arti plastiche.
Il bianco luminoso e intenso del marmo, ma allo tempo stesso plastico e sensibile, è il filo conduttore della personale alla Fondazione Mecrì.



Cinzia Susanna, scultrice di Mendrisio, predilige questo materiale nobile, vi si confronta ed è abile nel ricavarne sculture figurative solide ed aggraziate, che si proiettano nell’informale. Una ventina di opere, quasi tutte in marmo di Carrara, alcune in connubio con elementi legnosi, costituiscono il corpus dell’esposizione. Nell’accurato allestimento, diverse sculture dialogano con disegni e tempere dai colori vivi, costituendo un indovinato fraseggio, quasi musicale, tra la tridimensionalità del marmo e la bidimensionalità della grafica. L’invitante esposizione è testimonianza sia delle competenze professionali di Cinzia Susanna, nella faticosa, anche fisicamente, arte dello scolpire, sia nella sua abilità creatrice nel ricavare dal marmo, figure, oggetti, simboli. Le sue sono opere forti e fragili al tempo stesso, dalla  personalità ben definita e dall’esistenza silenziosa e meditativa, che si inseriscono armoniosamente nell’habitat, dove sono state create o poste. A simbolo della mostra si può prendere la scultura Uccellino sopra la colonnetta, che si libra nell’aria, installazione in tre materiali naturali viventi: legno, travertino e marmo fusi in un unicum visivamente splendido, che dialoga con il paesaggio minusino delle Mondacce.

Uccellino sopra la colonnetta

Per andare al di là e saperne di più delle impressioni ricavate dalla visita all’esposizione, ho chiesto a Cinzia Susanna cosa significasse per lei scolpire

L'espressione attraverso l’atto di scolpire rappresenta un irrinunciabile bisogno personale di crescita emotiva, intellettuale e sociale. Per me scolpire significa comunicare con sensibilità estetica, offrire qualcosa di buono e bello attraverso le forme e la mia materia d’elezione: il marmo.

Il marmo è un materiale estremamente versatile; si può lucidare, levigare, ammorbidire, piegare. Con il marmo si hanno infinite possibilità di espressione e, qualsiasi si scelga di seguire, rimarrà sempre un materiale nobile, nato dalla natura, tra le montagne, dalla terra.
Il marmo va rispettato con cura e i risultati – terminata la scultura - portano soddisfazione, motivazione e l’esigenza di continuare verso una ricerca, a volte estremamente perfezionista o di complessità tecnica al limite delle proprie capacità.

Fare scultura è un lungo percorso, una via in salita, ci vuole molta perseveranza, molto lavoro e ricerca personale, ma è un impegno che porta infine alla felicità e alla crescita interiore. Di anno in anno, continuo a scolpire e trovo un riscatto personale nel diventare sempre più professionista e competente. La mia voglia di creare armonia e bellezza, diventa sempre più grande e quindi cerco di difenderla e incoraggiarla nonostante le difficoltà.


La mia presunzione è quella di sperare di poter contribuire a lasciare qualcosa di bello, che possa trasmettere un'emozione e far provare allo spettatore un sentimento poetico e duraturo (di speranza).
Oltre ai confini del materialismo e degli sprechi, che spesso caratterizzano la nostra epoca, spero che l'arte e la bellezza possano continuare ad arricchirci.

In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo, con testi critici in italiano e in inglese e con documentate tutte le opere esposte.

Cinzia Susanna è nata a Mendrisio nel 1975. Frequenta lo CSIA di Lugano e si diploma successivamente in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dopo gli studi continua personalmente la propria formazione di scultrice, vince varie borse di studio e residenze d’artista, con cui ha la possibilità di intraprendere lunghi soggiorni artistici fuori dal Ticino e dalla Svizzera, tra gli altri posti in Austria, Spagna, in Francia e in Senegal.
Quando non è in viaggio, Cinzia Susanna vive e lavora tra Carrara e il Cantone Ticino.

Durata della mostra:
3.04-25.06.2017

Via Mondacce 207
6648 Minusio

Orari
martedì-mercoledì  14-17
domenica                10-12 / 14-17

entrata gratuita

Per info: +41 (0)91 745 20 88
museo@mecri.ch

di Augusto Orsi

martedì 4 aprile 2017

Svetlana Aleksievič, guest star degli Eventi letterari del Monte Verità (6-9 aprile 2017)

Tornano ad Ascona gli Eventi letterari dal 6 al 9 aprile 2017 con il tema I luoghi dell’utopia. Tanti anche in questa edizione gli ospiti prestigiosi, solo per citarne alcuni l’astronauta Umberto Guidoni, l’editore Romano Montroni, lo scrittore Alessandro Leogrande e il linguista Luciano Canfora, ma la guest star è senz’altro la scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, premio Nobel per la letteratura 2015 (incontro venerdì 7 aprile ore 21.00 Piazza Elvezia). 

Svetlana Aleksievič
Lei fu certo felice di ricevere questo prestigioso riconoscimento mondiale, che è andata a ritirare con orgoglio. Le cronache riportano che quando le fu comunicato di essere stata prescelta per l’anno 2015, stava stirando. Mi è rimasto sempre in testa questo particolare, non avevo mai pensato che anche un premio Nobel potesse fare un atto così quotidiano. Un’azione che rispecchia però anche la semplicità di questa donna.


Qualche mese fa avevo cominciato la lettura de La guerra non ha un volto di donna, dedicato alle donne russe coinvolte con ruoli attivi nella seconda guerra mondiale. Ebbene, dopo oltre 100 pagine l’ho dovuto interrompere, perché leggendo la sera, poi non riuscivo più a dormire, con in testa le storie di quelle donne raccontate con grande schiettezza in tutta la loro reale durezza. Un effetto così profondo da togliermi il sonno, l’avevo avuto solo con la lettura delle Irregolari di Massimo Carlotto sulle madri di Plaza de Mayo a Buenos Aires.

Di Cristina Radi


Programma completo degli incontri: 
http://eventiletterari.swiss/it/eventiletterari/programma/events.html

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Le nostre anime di notte di Kent Haruf


Scrittori e scrittrici ticinesi: I giorni del delfino di Monica Piffaretti
Scrittori e scrittrici ticinesi: Cento lacrime, mille sorrisi di Chiara Pelossi
Scrittori e scrittrici ticinesi: Non sono cappuccetto rosso di Roberta Nicolò


Ritratto di Gianluca Costantini a Patrik Soergel

 
Per motivi lavorativi mi è capitato di conoscere Patrik Soergel, videodocumentarista e regista ticinese, che vive a Locarno. Qualche giorno fa la RSI, Radio svizzera italiana, ha mandato in onda un servizio sul suo ultimo documentario già presente nei festival di Zurigo e Soletta, L’altra metà del cielo sulla realtà delle potenti manager donne cinesi. 

Per leggere tutto l'articolo: 
The other half of the Sky (L’altra metà del Cielo), un documentario del regista ticinese Patrik Soergel

lunedì 3 aprile 2017

Personale della fotografa Dona De Carli al Museo di Intragna dal 7 aprile

Il Museo Centovalli e Pedemonte di Intragna inaugura venerdì 7 aprile alle ore 18.00 una esposizione della fotografa Dona De Carli dal titolo Prospettive-la bellezza delle cose imperfette.





La Fondazione del Palazzo Tondü ha invitato l'artista a fare un lavoro inerente il palazzo, ne sono nati una serie di dittici a colore stampati su carta in cotone, che raccontano la corrosione e i segni che il tempo lascia sulla materia. 
Accanto a questi, verrà esposto anche un ciclo di foto b/n di grande formato eseguite nel 2009 negli spazi abbandonati e vetusti del Palazzo, che hanno fatto da scenario al lavoro "Esilio". 
La mostra verrà presentata da Reza Khatir.

di Cristina Radi