mercoledì 28 marzo 2018

Le declinazioni del sacro secondo Mario Botta (mostra a Casa Rusca a Locarno fino al 12 agosto)

La mostra Spazio Sacro in corso alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno fino al 12 agosto, illustra attraverso 22 progetti di edifici per lo più realizzati, un percorso di vita e di lavoro in 50 anni di attività dell’architetto svizzero Mario Botta, mettendo l’accento sulla progettazione di chiese, cappelle funerarie, conventi, moschee, sinagoghe.


Nell’esposizione si traccia il concetto di sacro, che ha guidato Botta nel suo lavoro. Ascoltare l’architetto parlare, incanta per la passione e la semplicità della sua esposizione che rende accessibili a tutti, concetti vasti e complessi. Parlando del suo approccio nel lavorare agli edifici di culto, racconta che in fondo è l’architettura stessa a basarsi profondamente sul concetto di sacro, perché è una disciplina a cavallo fra arte e tecnica, che trasforma un fatto di natura in un fatto di cultura, perché con una semplice linea chiusa divide il macrocosmo dal microcosmo, perché include concetti profondi come gravità, luce, limite, soglia.

La Chiesa di Mogno
L’esposizione locarnese si svolge in un percorso cronologico, che va dalla Cappella nel convento dei Frati cappuccini realizzata negli anni ’60 alla Chiesa di San Giovanni Battista a Mogno in Valle Maggia, ricostruita nel 1987 al posto della vecchia chiesa spazzata via da una valanga, fino alla moschea progettata nel 2016 per essere edificata a Yinchuan in Cina.
Per la Chiesa di Mogno, Botta ha raccontato di essere stato contattato dalla comunità locale che ancora sotto choc rivoleva la chiesa esattamente dove era prima, per non lasciare ai figli un territorio più povero di quello che avevano ricevuto. Così facendo in realtà non solo hanno riavuto la loro chiesa, ma hanno reso anche Mogno meta di pellegrinaggio per molti che forse mai si sarebbero recati là, se non ci fosse stata la bella chiesa di Botta da ammirare, diventata vero monumento della Valle Maggia.

Il padiglione in legno nel cortile della Pinacoteca

Racconta ancora Botta che il percorso anche artistico di un architetto è tracciato dalla committenza, che gli chiede di realizzare ciò che alla comunità serve per vivere meglio il proprio territorio. In questo senso l’architetto è più di ogni altro creativo al servizio della comunità, restituendo negli edifici, i suoi pensieri e concetti. Dagli edifici di Botta infatti traspira molto potentemente il senso del divino, l’anelito all’infinito, non a caso pur nella diversità, in molti suoi progetti per il sacro prevale la linea circolare, simbolo in qualche modo del divino, a volte nascosta anche nel cuore dell’edificio stesso come nella Chiesa di San Pietro Apostolo a Sartirana di Merate (LC), e la luce che spesso scende dall’alto su chi si trova all’interno dell’edificio, a volte con un vero e proprio contatto visivo verso il cielo come nel caso di Mogno o della cattedrale della Resurrezione di Evry in Francia o ancora nella Chiesa di San Rocco a Sambuceto (in Abruzzo).

la Chiesa di San Rocco a Sambuceto (provincia di Chieti, Italia)
Nell’esposizione di Casa Rusca ogni edificio è corredato di disegni di progettazione, spesso con modellini in legno e bellissime fotografie degli edifici realizzati per lo più in bianco e nero, che potrebbero essere esposte anche in una mostra di fotografia urbana, nello stile geometrico del fotografo-architetto Gabriele Basilico. Le fotografie sono di Enrico Cano, Marco D'Anna, Marco Mornata, Pino Musi.

Mario Botta

Nel cortile della Pinacoteca la ditta Laube ha realizzato su progetto di Botta, un padiglione a semicerchio interamente in legno, che dà al visitare l'iniziale colpo d’occhio complessivo di tutti i 22 progetti.

Le piante di tutti gli edifici in esposizione
La mostra è assolutamente da visitare anche per chi non è particolarmente interessato all’architettura, perché si presta ad essere ammirata sotto svariati punti di vista: è una riflessione sociologica sul senso del sacro, che sembra perduto nel millennio della secolarizzazione ma che tutti in qualche modo inseguono trovandolo anche nell’effimero, è una mostra di fotografia urbana, e dà il senso della trasformazione del territorio e delle richieste della società, che variano con il variare delle esigenze e delle culture.

Consiglio goloso: di fronte alla Pinacoteca Casa Rusca si trova la storica pasticceria Marnin, che sempre fa creazioni ad hoc in occasione degli eventi più importanti della città. Per la mostra Spazio Sacro sono stati esposti in vetrina i modellini interamente in cioccolata della Chiesa di Mogno e dell’edificio espositivo in legno che si trova all’interno della mostra. Vale la pena fare un salto per ammirare queste dolci creazioni e fermarsi senz’altro a prendere anche un caffè e assaporare le delizie, che sempre Marnin riserva alla sua clientela.

La Chiesa di Mogno, nella realizzazione in cioccolata della pasticceria Marnin

Mario Botta. Spazio Sacro
Pinacoteca Comunale Casa Rusca
Piazza S. Antonio 1
CH-6600 Locarno

fino al 12 agosto 2018

Catalogo: edizioni Casagrande SA Bellinzona

guarda la galleria fotografica della mostra

di Cristina Radi



domenica 18 marzo 2018

Antenati con le radici: gli appuntamenti della primavera (da dom 25 marzo al Parco Ciani di Lugano)

Con la primavera ritornano anche gli appuntamenti di Antenati con le radici, performances artistiche in omaggio agli alberi centenari diffusi nei territori urbani del Ticino; eventi site specific ad entrata gratuita, aperti a tutti e con ogni tempo, ogni volta diversi, che si propongono di aumentare la sensibilità dei cittadini nei confronti del “verde di prossimità”, che silenziosamente ci circonda nel nostro quotidiano e che non notiamo più.

Tutti gli spettacoli sono adatti ad un pubblico di ogni età, ad entrata libera, e si tengono con ogni tempo.

Foto Dona De Carli

Due in particolare saranno gli appuntamenti che debuttano:

Fruscio di foglie e movimenti poetici debutta domenica 25 marzo 2018 presso il Parco Ciani di Lugano (ore 15.30) (in caso di pioggia Ex asilo Ciani) in collaborazione con il Dipartimento Verde urbano della Città di Lugano.

Lo spettacolo ha la regia e drammaturgia di Santuzza Oberholzer e Andrea Valdinocci, in scena le compagnie Teatro dei Fauni e Teatro Zigoia, insieme all’attrice Sarah Lerch, e al musicista e cantante dei Vent Negru Mauro Garbani.

Platani foto Dona De Carli

Il ritmo del verso è accostato alla maestosità dei giganti verdi. La poesia è portata in piazza attraverso il teatro e la musica. Un carro allegorico di personaggi surreali: le muse ispiratrici, l’imbonitore folle, la zingara cartomante e i musicanti mettono in scena il concorso di poesia “Alberi centenari in città”. Il pubblico parteciperà al gioco del concorso, nel ruolo di “giuria popolare”.

Come parte integrante di questo appuntamento, infatti, è stato lanciato nel novembre 2017, il concorso poetico Alberi centenari in città, in collaborazione con ASSI (Associazione Svizzera degli scrittori di lingua italiana), che ha raccolto uno straordinario successo e che vedrà la premiazione del vincitore e dei selezionati proprio durante l’evento del 25 marzo. Interverranno lo scrittore e poeta Alberto Nessi, membro della giuria ufficiale, e il caposezione Verde Pubblico di Lugano Christian Bettosini, che ci parlerà di alcuni alberi centenari del Parco Ciani.

Lo spettacolo è in replica anche
domenica 8 aprile (ore 11.00) al Parco dei Poeti di Ascona segue spuntino offerto, con l’intervento dell’ingegner Pippo Gianoni che ci parlerà del Progetto Parco Nazionale del Locarnese. L’evento è in collaborazione con il Progetto Parco Nazionale del Locarnese.
Domenica 22 aprile al Parco botanico di S. Nazzaro, ore 16.00.

Mestieri e misteri
Sabato 5 maggio ai Grotti di Ponte Brolla (ore 11.00 segue spuntino offerto) va in scena l’evento itinerante Mestieri e misteri, sui lavori legati agli alberi con il racconto di leggende e tradizioni di un passato non troppo lontano. 

Foto Dona De Carli
Lo spettacolo ha la regia e drammaturgia di Santuzza Oberholzer e Andrea Valdinocci, in scena con Teatro dei Fauni, Teatro Zigoia, e il musicista e cantante Lio Morandi.

I mestieri del passato legati agli alberi e i misteri delle leggende locali, i canti popolari che parlano di lavoro, dei viandanti e dei nostri emigranti. La performance conduce lungo un percorso a gruppi, che si rivela un viaggio indietro nel tempo. La drammaturgia trae ispirazione dal corpus di racconti storici e di testimonianze; un percorso-collage in vari ambienti singolari, che si conclude sulla piazza di partenza per una festa finale. Esperti di tematiche del territorio parteciperanno con la loro testimonianza.

Grotti di Ponte Brolla

In replica sabato 26 maggio Lugano, Masseria Cornaredo ore 16.00, in collaborazione con il Dipartimento Verde urbano della Città di Lugano.

Gli appuntamenti del ciclo Antenati con le radici ideato da Santuzza Oberholzer, sono performances artistiche in omaggio agli alberi centenari, diffusi nei territori urbani del Ticino. Eventi site specific, ogni volta diversi, che si propongono di sensibilizzare i cittadini nei confronti del “verde di prossimità”, attraverso l’arte.

Inoltre la fotografa Dona De Carli e il giovane videomaker Reto Gelshorn seguono il progetto in ogni sua tappa, De Carli con un taccuino fotografico stampato in cartoline e Gelshorn con le riprese video, da cui produce brevi testimonianze video di ogni appuntamento.

Fino al 7 aprile è possibile visitare la mostra di Dona De Carli presso la Biblioteca Cantonale di Locarno


Per info: www.teatro-fauni.ch

fauni@teatro-fauni.ch

Tel. 079 331 35 56

di Cristina Radi

domenica 11 marzo 2018

Frida Kahlo dal particolare all’universale

Mentre visitavo la bella mostra di Frida Kahlo, al Mudec di Milano, mi giravano in testa pensieri e associazioni di idee anche lontane fra loro, che vorrei mettere nero su bianco per far chiarezza anche nella mia testa, condividendole con chi legge.

Il pannello all'entrata della mostra del Mudec
Osservando i quadri di Frida, vere rappresentazioni per immagini della sua vita, mi tornavano in mente le varie critiche fatte a Leopardi e al suo pessimismo cosmico, pensiero scaturito secondo alcuni solo grazie al costante dolore fisico che lo ha accompagnato per tutta la vita. Come sappiamo il poeta recanatese rifiutò con forza questa tesi, vero e proprio attacco secondo lui alla lucidità delle sue riflessioni. Per Frida Kahlo invece il suo disfacimento fisico e la sua sofferenza interiore sono gli oggetti fondanti del suo lavoro, senza il maledetto incidente che la vide coinvolta da giovane e che la costrinse lunghi mesi e anni a letto chiusa in pesanti busti, forse non ci sarebbe stata neppure la Frida Kahlo pittrice o almeno nei termini in cui la conosciamo. Sicuramente però quello che trovo leghi i due artisti, è il modo in cui siano riusciti a rappresentare la sofferenza che scaturisce dal profondo di ogni individuo, in qualcosa di più universale che accomuna tutti gli uomini. 

La colonna rotta, 1944
Per questo la pittura di Kahlo ci colpisce tanto, perché nelle sue lacrime, nel suo sangue, nella rappresentazione brutale e senza filtri del suo corpo, troviamo sempre qualcosa di noi e del nostro male interiore. Ci guarda nel profondo e ci fa da specchio, riflettendo la nostra immagine, come lei per dipingere gli autoritratti rifletteva la sua. Condizione umana che emerge ancora di più dai quadri dove è rappresentata la sua balia indios o la madre terra, che abbraccia sì Frida ma le sue fattezze sono totemiche, maschere impersonali e distanti: tutto ha origine dal suo latte che sgorga dal suo seno, e tutto lì finisce. 

La mia balia e io, 1937
Non c’è compassione e comprensione della condizioni umana, solo uno scorrere senza tempo. La natura messicana è un altro elemento fondante dell’arte della pittrice, ma gli oggetti naturali hanno spesso anche una valenza sensuale e al contempo minacciosa, come le foglie taglienti o striate di sangue di certi sfondi di autoritratti o piante bellissime, ma velenose. Natura madre e matrigna anche qui, quindi.

L'amoroso abbraccio dell'universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot
La mostra del Mudec dal titolo “Oltre il mito”, vuole proprio andare al di là della biografia e della personalità di Frida per far emergere l’arte e l’universalità della sua pittura, consacrandola fra i grandi della storia dell’arte contemporanea. Un’esposizione di molte sue opere, alcune molto famose accanto ad altre sconosciute ai più, corredata da lettere dalla bella calligrafia tonda, piene di piccoli disegnini per spiegare meglio un concetto attraverso un’immagine, come se per lei fin da giovanissima la rappresentazione visiva avesse un potere esplicativo maggiore della parola. Numerose poi sono le foto, che la vedono ritratta da sola, con Diego o con amici e parenti, molte sono mere testimonianze, altre invece vere e proprie opere d’arte come le bellissime foto a colori di Nickolas Muray, in cui la ritroviamo messa in scena con i suoi tipici costumi da tehuana e con ghirlande floreali ad adornarle i capelli.

Frida Kahlo in una foto del fotografo americano Nickolas Muray
La mostra è aperta fino al 3 giugno ed è assolutamente consigliata la prenotazione on line dei biglietti, se si vogliono evitare lunghe file in coda.


Consiglio goloso: se come me e la mia compagna di avventure Rossella Gibellini, non avvertite neppure la fame quando vi immergete in qualcosa di interessante e trascorrete 4 ore dentro una mostra, poi alla fine vi accorgete che sono le quattro e mezza e non avete ancora pranzato, allora potete approfittare all’uscita del Mudec di uno street food d’eccezione dal sapore latinoamericano, in tema con la nostra Frida: El Caminante è un bar mobile venezuelano che offre panini dai sapori esotici e davvero gustosi e che soddisfa gusti ed esigenze diverse, dal veggie al pesce, al pollo, alla carne sempre accompagnato da verdure, formaggi e salse particolari.

Cristina Radi da El Caminante - Foto Rossella Gibellini


Frida Kahlo, Oltre il mito
Mudec, via Tortona, 56 Milano
fino al 3 giugno
www.mudec.it

per vedere la galleria fotografica della mostra clicca qui

di Cristina Radi




mercoledì 7 marzo 2018

Vincitore e selezionati - Concorso di poesia Antenati con le radici 2018

Grande successo, oltre le più rosee previsioni, per il concorso di poesia Antenati con le radici 2018, dedicato agli Alberi centenari in città, nato dalla collaborazione della compagnia Teatro dei Fauni di Locarno e dell’Associazione svizzera degli scrittori di lingua italiana (ASSI).

Platani - foto Dona De Carli

Lanciato nel mese di novembre con scadenza in gennaio, al concorso hanno partecipato 176 poesie, provenienti da Svizzera, Italia e Croazia. Tra queste, 52 gli autori/autrici residenti in Svizzera e 122 gli italiani/e, 2 provenienti dalla Croazia. La più giovane autrice partecipante ha 12 anni, la più “esperta” 92. Di poco maggiore il numero delle poetesse 91, rispetto ai poeti uomini in numero di 85.
Il concorso era gratuito, aperto a tutti e si poteva partecipare con poesia unica in lingua italiana di massimo 14 versi, ispirata alla tematica “Alberi centenari in città”.

La giuria ha avuto, perciò, l’arduo compito di esaminare i numerosi testi arrivati alla segreteria del concorso, notando come la tematica piuttosto stringente e l’esiguità del numero dei versi, richiesti dal bando, non sono stati affatto un limite, ma anzi una sfida per i poeti che si sono messi in gioco, utilizzando gli stili e le forme più diversi: dal sonetto, alla filastrocca, dall’haiku, al breve racconto in versi, a volte allegando anche immagini fotografiche per descrivere l’albero della propria infanzia o del proprio percorso abituale.

foto Dona De Carli
Dopo un lungo lavoro, sono stati dunque decretati un vincitore assoluto e 6 poesie selezionate dalla giuria del concorso, formata dal poeta Rodolfo Fasani, rappresentante di ASSI, dalla direttrice artistica del Teatro dei Fauni Santuzza Oberholzer e dal poeta Alberto Nessi.

Poesia vincitrice assoluta del concorso Notte di vento

Notte di vento-
s’ode l’antico, mite,
canto dei platani.

Si tratta di un haiku dell’autore Vincenzo Farina, nato a Napoli nel 1981 e residente in provincia di Napoli. Lo haiku è un componimento poetico, nato in Giappone nel XVII secolo. Composto da tre versi brevi, generalmente viene usato per descrivere la natura e gli accadimenti umani direttamente collegati ad essa.

Questa la motivazione della scelta della giuria:
La poesia riprende lo stile dell'haiku tradizionale nella struttura essenziale, nella semplicità del lessico, nella musicalità. I versi -quinario, settenario, quinario sdrucciolo- sono caratterizzati dalla ripresa delle consonanti "nt" in ciascuno dei versi ("vento", "antico", "canto"); inoltre l'ultima parola del primo verso ("vento") fa consonanza con la prima del terzo verso ("canto"). Si crea così una delicata tramatura fonica, coerente con la scelta dell'aggettivo "mite" riferito a canto. La frequenza della consonante "t" (tre nel primo verso, due nel secondo, due nel terzo) sembra creare una musica notturna di sottofondo.

Al vincitore verrà corrisposto un premio in denaro di CHF 500 offerto dall’ASSI e 100 cartoline d’arte stampate con la sua poesia e l’immagine della fotografa Dona De Carli.

Le 6 poesie selezionate dalla giuria sono:
Albero di Alberto Gianinazzi, residente a Zurigo
Felice di Giovanna Trosi, residente a Bellinzona
La poesia è qui di Floriana Porta, residente in provincia di Torino (Italia)
Lignei labirinti di Raffaello Corti, residente a Bergamo (Italia)
Nel vortice di Paolo Cortesi, residente a Forlì (Italia)
Viale di faggi di Michela Felici residente a Terni (Italia)

Ai selezionati sarà donato un attestato. I testi, vincitore e selezionati, saranno anche stampati, esposti e letti da attori durante la premiazione del concorso che si terrà domenica 25 marzo 2018 (ore 15.30) presso il Parco Ciani di Lugano, nell’ambito del primo appuntamento della primavera 2018 del progetto Antenati con le radici, dedicato proprio al tema della poesia con il titolo Fruscio di foglie e movimenti poetici (in caso di pioggia Ex Asilo Ciani).
Il pubblico presente sarà quindi invitato a votare la propria preferenza nel gioco teatrale, che vedrà gli spettatori chiamati a scegliere il testo preferito fra i selezionati, come una vera e propria giuria popolare.
La data di premiazione si associa non casualmente alla Giornata mondiale della poesia celebrata il 21 marzo.

Antenati con le radici: Fruscio di foglie verrà poi replicato anche domenica 8 aprile (ore 11.00) presso il Parco dei Poeti di Ascona in collaborazione con il Progetto Parco Nazionale del Locarnese e domenica 22 aprile (ore 16.00) presso il Parco Botanico di San Nazzaro.

Il concorso infatti fa parte del progetto più ampio di green culture Antenati con le radici, ideato nel 2015 dal Teatro dei Fauni, che si propone di incrementare la sensibilità dei cittadini nei confronti del “verde di prossimità”, quello che silenziosamente ci circonda nel nostro quotidiano e che non notiamo più. L’obbiettivo è arrivare a potenziare una coscienza e senso di appartenenza eco green, a partire dal proprio territorio urbano e dai monumentali alberi centenari disseminati nelle città.
Due volte l’anno in primavera e autunno, Antenati con le radici propone appuntamenti, che si esprimono con il teatro, la musica, la danza e la divulgazione scientifica nelle aree urbane del Canton Ticino (CH), in rete con le associazioni del territorio. Ogni appuntamento è corredato da una cartolina d’arte con una poesia e un’immagine della fotografa ticinese Dona De Carli.

Tutte le poesie, vincitrice e selezionate, con bio degli autori sul sito.


di Cristina Radi

mercoledì 28 febbraio 2018

Torna a sbocciare la primavera di OSA!

Sabato 3 marzo 2018 torna a sbocciare la primavera di OSA! Organico scena artistica, che si compone della 17° edizione del festival dell’arte al femminile La donna crea, con la direzione artistica di Santuzza Oberholzer e della 15° edizione della rassegna internazionale Voci audaci, diretto da Oskar Boldre. 

il quartetto estone RUUT - Ascona, Monte Verità 22 giugno
In ogni edizione OSA! ospita eventi di teatro, teatro-ragazzi, musica, danza e seminari di canto nei numerosi luoghi culturali del Locarnese toccati dalla manifestazione. Fra le “missioni” di OSA! infatti anche la scoperta di posti vicini ma poco noti: in questa edizione OSA! porta il suo pubblico anche ad Ascona alla Chiesa di San Michele e al Parco dei Poeti e ai Grotti di Ponte Brolla.

Dei 16 appuntamenti programmati ben 7 sono ad entrata libera, permettendo così, grazie alle collaborazioni di diversi partner, un’ampia partecipazione. 
Giulietta e Romeo di Teatro Blu apre la stagione - Tenero Oratorio 3 marzo

Amori e passioni è il fil rouge del Festival “La donna crea” con spettacoli, incontri e una mostra di fotografia di Dona De Carli. “Amori e passioni” il plurale è d’obbligo, perché le opere presentate parlano sì dei rapporti tra le persone, ma anche della forza del sentimento che spinge un artista a cercare, sviluppare e condividere la sua visione.

Spettacoli di teatro di narrazione, musica e teatro ragazzi ci mostrano, infatti, come la passione si può declinare nei modi più differenti. Dall’amore classico fra Giulietta e Romeo del Teatro Blu che apre la rassegna il 3 marzo, alle lotte per cambiare il proprio destino delle protagoniste di Fuochi del Teatro dell’Orsa; all’amore per la propria casa e i ricordi dell’infanzia ne Il tempo delle case del Teatro dei Fauni; o in occasione della festa della donna, la passione artistica nel tradizionale incontro in Biblioteca con Dona De Carli, che inaugura la sua mostra fotografica e Nadia Gabi, che propone un assaggio del suo ironico concerto dell’11 marzo.

Non manca il teatro per tutte le età in questo fitto inizio stagione, con i tradizionali appuntamenti nella Tenda Bianca di Nicole & Martin a Losone (8 e 9 marzo). 


Compagnia  di teatro ragazzi Nicole e Martin, in scena 8 e 9 marzo la Tenda Bianca Losone

Tornano poi gli appuntamenti all’insegna dell’amore per la natura di Antenati con le radici, con il Teatro dei Fauni, Teatro Zigoia e artisti ospiti, che in questa primavera ci portano alla scoperta della poesia al Parco dei Poeti di Ascona e dei misteri e mestieri legati alla terra, nei grotti di Ponte Brolla, in collaborazione con il Progetto Parco Nazionale del Locarnese. 

Antenati con le radici, Parco dei poeti Ascona 8 aprile - Grotti di Ponte Brolla 5 maggio

Per i più piccoli l’artista bellinzonese Lorenzo Manetti, propone uno spettacolo che fa sognare: con la sabbia crea forme e storie sempre stupefacenti.

Il Festival internazionale “Voci audaci” da aprile a mezza estate presenta numerosi concerti con artisti dalla Svizzera, Italia, Spagna, Estonia, Africa e USA, in cui la voce veicola i temi fondamentali del canto: amori, appartenenza, viaggio, spiritualità ispirati ai canti popolari. 

Rocco Nigro e Rachele Andrioli, i colori della terra - Ascona Monte Verità 12 aprile

Il 7 aprile si parte per un breve pellegrinaggio fisico ed interiore con la musica medioevale dei Modulata Carmina sul percorso del Cammino di Santiago; i canti partono dal portico del Municipio di Ascona per salire alla misteriosa Chiesa di San Michele.

Canti medioevali di Modulata Carmina, Ascona Chiesa di San Michele 7 aprile

La musica popolare è al centro di tre concerti che ci traghettano nelle più diverse tradizioni europee: con I colori della terra ci affacciamo alle sonorità calde del Salento, mentre il trio Yamadas ci conduce all’ascolto dei ritmi latini.

Dal caldo al freddo con il virtuoso gruppo estone RÜÜT nella suggestiva cornice della Ex piscina del Monte Verità, dove il coro Goccia di Voci diretto da Oskar Boldre, propone un nuovo progetto che coinvolge tre percussionisti e un beatboxer.

Per concludere un occhio alla formazione con la proposta di seminari intensivi con docenti internazionali, che si possono ascoltare anche nell’evento finale del Festival Mega Circlesongs - Canto in cerchio alla Fabbrica di Losone

OSA! Prenotazioni: telefono 076 280 96 90

e-mail: ticket@organicoscenaartistica.ch

Programma completo su: www.organicoscenaartistica.ch

di Cristina Radi

martedì 13 febbraio 2018

Una gita a… sciare in Ticino: Airolo, Campo Blenio e Carì

Da quando mi sono trasferita in Ticino, ho anche ripreso a sciare, cosa che non facevo dai tempi dell’Università. È proprio vero che sciare è come andare in bicicletta, non si dimentica ma certo non si migliora e perciò sono tornata a sciare piuttosto malamente come facevo anni fa, scarsa ma accettabile tanto da affrontare quasi tutte le piste.

Carì
Anche i bambini hanno imparato a sciare qui, ma avendo età diverse hanno anche livelli diversi, per cui la scelta del luogo per noi è sempre abbastanza difficoltoso: il grande 13 anni scia già meglio di me… e ci voleva poco, la bimba di 9 scia già benino, il piccolo di 4 ha iniziato anche lui un pochino ad affrontare le piste. In questi anni abbiamo provato diverse piste, amiamo in particolare la zona del Bellinzonese.

Negli anni scorsi siamo stati spesso ad Airolo sul Monte San Gottardo, che ha due piste diverse per difficoltà e ben distinte. Airolo Lüina è adattissima per imparare a sciare con uno skilift corto e due piccole piste molto semplici e anche un tappeto mobile per gli slittini e gli assoluti principianti. Completa il tutto un piccolo punto ristoro.

D’altra parte abbiamo invece Airolo Pesciüm per sciatori decisamente più esperti, per arrivare fino in vetta si usa l’àncora biposto, che trovo sempre abbastanza inquietante. Anche qui punto ristoro, ma nessuno spazio per far divertire i più piccoli.

Campo Blenio in Val di Blenio va benissimo per sciatori di livello elementare con piste abbastanza corte, ma un po’ più impegnative rispetto a Lüina. Ha una bella pista per gli slittini con tappeto mobile. È particolarmente adatto per famiglie con i bambini più piccoli.

Quest’anno abbiamo provato e poi provato ancora perché ci è proprio piaciuta, la stazione sciistica di Carì, nel Comune di Faido in Val Leventina, che ha soddisfatto tutte le nostre richieste, oltre ad essere particolarmente soleggiata e ad offrire viste mozzafiato sulla valle e le montagne circostanti. Tutte le piste sono servite da seggiovie, niente skilift né ancore e questo mi sembra già un punto a suo favore. Nella zona intermedia fra le due seggiovie c’è un bello spazio per i più piccoli con tappeto mobile, da lì parte una lunga pista blu che scende a valle e che mia figlia ha affrontato con tranquillità. Nella parte superiore un’altra seggiovia conduce ad una pista rossa a tratti piuttosto ripida, che è servita a rendere la gita un po’ più “sfidante” anche per il figlio più grande (ci sono anche alcune piste nere, che però noi non abbiamo fatto).

La seggiovia di Carì
Qui si trova anche un bel centro ristoro con self service e terrazza panoramica. E anche la scuola sci con possibilità di noleggiare l’attrezzatura e sconti se fai una lezione di sci. Insomma Carì è riuscita a venirci incontro in tutte le nostre pur complesse necessità.

di Cristina Radi

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domenica 4 febbraio 2018

La favola del toro pacifista Ferdinand che amava le margherite candidato agli Oscar!

Ferdinand di Carlos Saldanha è stato e lo è ancora uno dei film d’animazione più gettonati di fine 2017 in Europa. Ora figura anche nella lista dei film d’animazione per i prossimi Oscar, unitamente a Coco e Loving Vincent. 



Ferdinand, sereno, gioioso e spensierato ha tutte le qualità per piacere ed incantare  i piccoli, ma anche quelle di interessare i grandi. Un vero film per famiglie. Particolarmente curati e originali  il tratto grafico, l’animazione che nelle movenze rappresentano bene “l’anima spagnola” e l’antico rito del duello “uomo-toro”. 
Molte le gag e i personaggi azzeccati come la bambina Nina, che lo accoglie nella sua fattoria dove Ferdinand si trova come in paradiso; il feroce, presuntuoso  e dittatoriale matador El Primero, che sceglie Ferdinand per il suo ultimo combattimento e ancora i tanti amici: dalla capra Lupe ai porcospini Una, Dos, Quatro, al cane Paco che formano una catena di solidarietà per salvarlo dalla spada mortale di El Primero.


 Ferdinand è un film “aperto” che si presta a diverse chiavi di lettura tutte plausibili a seconda delle nazioni nelle quali viene presentato. I bambini sono presi dalle immagini, il colore, il magico, gli adolescenti dai diversi personaggi di contorno, ma soprattutto  dalla contraddizione della sua natura: è un toro ed allora secondo le credenze comuni è fatto per combattere e anche per uccidere e non per trastullarsi con i fiori. 
Per gli adulti il suo pacifismo e il rifiuto dell’autoritarismo. È proprio quest’ultima componente che generò l’ostracismo dei governi dittatoriali al  libretto di Murno Leaf,  The Story of Ferdinand illustrato dagli splendidi disegni di Robert Lawson.  Negli anni '30 la favola del toro pacifista divenne un libro molto letto negli Stati Uniti e nel 1938 un corto della Disney, che conobbe l’onore dell’Oscar mentre Hitler lo condannava come libro sovversivo e Mussolini lo metteva all’indice per il messaggio disfattista che veicolava. 

La copertina del libro di Murno Leaf, The Story of Ferdinand

Nella Spagna del dittatore Franco non ebbe miglior fortuna. Infatti poté essere pubblicato solo alla morte del Caudillo. Il regista brasiliano Carlos Saldan, già conosciuto per L’era glaciale, lo ha arricchito con nuovi personaggi, lo ha reso corale e  ha dato al toro e al racconto “sfumature psicologiche”, conservando però il tema di fondo, la forza e  la singolarità del film,  che è seguire la propria natura, essere se stessi sfidando critiche e preconcetti.

di Augusto Orsi


Chaplin's world    



martedì 23 gennaio 2018

Prorogata fino al 4 febbraio la mostra “Dentro Caravaggio” a Palazzo Reale a Milano

Lo scorso sabato ho deciso di staccare un po’, concedendomi una pausa dalla prole e con un’ora e mezza di macchina Locarno-Milano, sono andata a vedermi la mostra su Caravaggio, osannata dai media. Da mesi biglietti on line esauriti, per cui è ormai possibile solo armarsi di pazienza e mettersi in coda, ma assicuro che ne vale la pena!



Tre ore in fila al freddo sembrano tante, ma in realtà sono volate leggendo libri scaricati sul mio ebook, aspettando di entrare alla mostra Dentro Caravaggio a Palazzo Reale a Milano, la cui chiusura visto il grande successo è stata prorogata fino al 4 febbraio tutti i giorni aperta fino a mezzanotte (inizialmente prevista per il 28 gennaio).

In passato avevo già visto millantate mostre su Caravaggio, che però per lo più esponevano solo poche opere del maestro lombardo. Mi ricordo in particolare di una romana tanti anni fa dal titolo Caravaggio e i suoi, dove c’erano più i suoi che non Caravaggio, una vera delusione. 
Le opere di Caravaggio sono davvero sparse in tutto il mondo ed è anche per questo che è assai complicato organizzare un’esposizione, che voglia essere rappresentativa del suo lavoro.

Per la mostra milanese, invece, sono stati fatti arrivare alcuni dei suoi più celebri capolavori dai quattro angoli del mondo, creando un percorso in climax del suo iter artistico… dalla luce al buio per così dire. Ogni opera è corredata da un’ampia spiegazione scritta in italiano e inglese e di un brano in audioguida. 
Quando si esce dalla visita, quindi, si ha la consapevolezza di saperne qualcosa in più sulle opere e la vita di Michelangelo Merisi. Almeno così è stato per me, che non ero affatto esperta della sua opera, pur conoscendone i dipinti più famosi. Non lo sono neanche ora, ma per lo meno sono più informata sulla sua vita e sono riuscita ad apprezzare meglio il suo lavoro, grazie a particolari della tecnica da lui usata che non conoscevo.

Non sapevo per esempio dell’excursus, che lo ha portato a creare la tecnica a risparmio, che lo ha reso celebre per le sue zone buie; tecnica che poi è diventata per lui un modus operandi, ma che inizialmente fu usata per preparare in poco tempo tele di grandi dimensioni, che i committenti gli richiedevano pronte in tempi stretti. I fondi scuri preparatori dei dipinti sono diventati definitivi e via via hanno occupato uno spazio sempre più ampio nei suoi quadri, fino ad essere una vera e propria cifra stilistica. Da qui si riconoscono i quadri giovanili con miriadi di particolari, in cui le figure sono in piena luce e i fondi preparatori chiari, come nel meraviglioso Riposo durante la fuga in Egitto. 

Riposo durante la fuga in Egitto
Stupefacente la perfezione delle figure anche in pose plastiche particolarmente ardue, come quella dell’androgino angelo di spalle, che suona il violino (la melodia nello spartito è un mottetto ispirato al Cantico dei Cantici) o della Madonna, che seduta, appoggia la sua testa sulla testolina del suo bimbo. Anche figure in pose di spalle, ricurve, ritorte sembrano essere una sua cifra stilistica, dando sempre un senso di movimento come in un’istantanea fotografica.

La sua pittura è infatti iperrealistica, anche se sappiamo che per dipingere metteva tutto in scena di fornte a sé, usando modelli presi dalla strada, il che ricorda molto il cinema neorealista italiano. Madonne, santi, soldati e carnefici sono presi dal suo mondo quotidiano fatto di osterie e bordelli, ma sempre con un’attenzione particolare all’estetica, per cui le sue madonne sono di una bellezza stupefacente e i carnefici di una ferinità quasi bestiale. 

La buona ventura

Questo bisogno di realismo forse lo porta a dipingere quadri con scene di vita quotidiana e nature morte, come ne La buona ventura, dove la zingara dallo sguardo furbo legge la mano ad un ingenuo e sprovveduto giovanotto, che si lascia derubare del suo anello. O nel Ragazzo morso dal ramarro, che al di là delle possibili interpretazioni allegoriche sulle pene d’amore, è in fondo un ragazzo che ha una reazione di sorpresa e dolore, di fronte all’inaspettato morso di un animale nascosto fra fiori e foglie.
Ragazzo morso dal ramarro
Il dipinto di fronte a cui però sarei stata ore in contemplazione è senz’altro La Madonna di Loreto, dove una Madonna di una bellezza fulgente con in braccio il suo bimbo nudo, esce di casa ed è colta quasi di sorpresa, sembra quasi ritrarsi di fronte ai pellegrini inginocchiati in adorazione, come in un gesto di protezione della sua privacy e del suo bimbo che è tuttavia ancora suo, nella consapevolezza di volerlo proteggere dal mondo, che pure oggi lo adora. Ho trovato questo gesto così umano quasi commovente, seppure affidato ad una donna-divina. Il dipinto fece scalpore per l’estrema povertà dei due pellegrini dai piedi sporchi e dalla cuffia sdrucita e perché per la Madonna il pittore aveva usato come modella Lena, bellissima cortigiana nota a Roma anche negli ambienti di nobili e cardinali.

Purtroppo le foto sono solo pallidi ricordi degli originali.

La Madonna di Loreto
Dalla luce dei dipinti giovanili, si diceva, alle figure che escono dal fondo nero, che diventa sempre più ampio e rivela solo figure a volte anche dimezzate e alcuni dettagli in luce. Tutto ciò lo costringe anche a dipingere con la luce fioca della candela rivolta verso i soggetti, per cogliere le ombre. Nelle ultime opere e soprattutto nel Martirio di Sant’Orsola, ritenuta proprio l’ultima prima della sua morte precoce non ancora quarantenne a causa di una febbre alta, il buio sembra ormai fagocitare le figure che quasi a stento la penetrano. Ombra prevalente simbolo forse anche dell’ultimo periodo di vita da ricercato e fuggiasco in seguito ad un omicidio, che lo rese ancor più d’animo angosciato e tormentato.

Martirio di Sant’Orsola
Questi sono solo alcuni spunti dei numerosi altri, che possono sorgere visitando quella che ritengo davvero una delle esposizioni più importanti degli ultimi decenni sul lavoro del grande maestro lombardo.

Palazzo Reale, Milano fino al 4 febbraio 2018
Catalogo Edizioni Skira 39 euro

di Cristina Radi