mercoledì 12 ottobre 2016

Cosa fa di un libro un classico? L'attualità de Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Cosa fa di un libro un classico? In queste settimane mi è capitato di rileggere Il buio oltre la siepe della scrittrice americana Harper Lee (Monroeville, Alabama 1926 - 2016), che avevo letto forse al liceo. Allora mi era piaciuto molto, ma sicuramente non ne avevo colto tutta la profondità.
Così me lo sono scaricato sul mio ebook dalla piattaforma medialibrary (sito delle biblioteche digitali del Nord Italia e Ticino).
Harper Lee è venuta a mancare proprio all’inizio di quest’anno, dopo aver inaspettatamente pubblicato un secondo libro Va’ metti una sentinella, che ha lasciati perplessi lettori e critici, e che è un sequel a 55 anni di distanza de Il buio oltre la siepe, anche se è stato scritto prima. Lo sto leggendo in questi giorni.

Gregory Peck nei panni di Atticus Finch

Il buio oltre la siepe è stato pubblicato nel 1960 e valse alla Harper, uno dei più ambiti riconoscimenti, il Premio Pulitzer. Il libro è ambientato in un immaginario paese del Sud degli Stati Uniti negli anni ’30 ed è narrato dalla voce della protagonista adulta, Scout, che però all’epoca dei fatti aveva solo 6 anni. La cifra di tutto il libro è proprio la diversità, nelle sue varie sfaccettature.
I bambini (Scout e suo fratello Jem di 10 anni) vedono e raccontano le cose diversamente da come farebbe un adulto, per loro orfani di madre e allevati dal padre avvocato Atticus Finch e dalla loro cuoca di colore, Calpurnia, non ha senso la distinzione tra bianchi e neri. Distinzione che invece sembra avere molta importanza per tutta la comunità degli adulti. Per loro invece il diverso è il vicino di casa Boo Radley, segregato da sempre in casa, diverso misterioso e quindi temibile. Solo la conoscenza diretta ribalterà completamente la situazione.
Collegato al senso del diverso, il pregiudizio usato come vero e proprio sistema da un’intera comunità, per mantenere uno status quo di privilegi: i pregiudizi sono muri virtuali, poi arrivano anche i muri fisici.


Eroe positivo del libro Atticus Finch, avvocato come il padre di Harper Lee che però era di idee reazionarie e segregazioniste. Forse proprio in contrasto con il suo vissuto, la scrittrice crea una figura paterna, che ha la saggezza e l’imperturbabilità di una divinità (Atticus nomen omen). Finch, cognome da nubile della madre di Harper, viene nominato avvocato d’ufficio di Tom Robinson dal giudice Taylor, che spera così di riuscire a scagionarlo dall’accusa palesemente ingiusta di aver abusato di una ragazza bianca. Finch fa un ottimo lavoro, dimostrandone l’innocenza, eppure il pregiudizio ha la meglio e la giuria bianca condanna Tom, che sentendosi ormai disperatamente in trappola tenta la fuga e viene ucciso dalla polizia. Vi ricorda qualcosa tutto questo?
Harper Lee
Il libro è infatti di un’attualità strabiliante, si affrontano tematiche ancora oggi irrisolte negli Stati Uniti, ma anche in molti dei Paesi occidentali, come la gestione del diverso, la questione razziale, il pesante dubbio che la legge è uguale per tutti, ma capita che alcuni siano più uguali di altri, Orwell insegna. Nel libro si dice “se c’è un posto al mondo dove l’uomo dovrebbe essere sicuro di trovare giustizia è il tribunale, di qualunque colore dell’arcobaleno sia la sua pelle”. Eppure così non era allora e spesso non è così neppure oggi. Tutti nodi che ci riportano negli occhi le immagini delle proteste della comunità afroamericana e alle nostre latitudini l’esodo degli emigrati.
Anche la questione delle armi è ampiamente affrontata e si comprende bene come la pensasse già negli ’60 la giovane Harper Lee. Atticus è un ottimo tiratore, eppure i suoi figli neppure sospettano che lui sappia sparare, perché non gira mai armato nella convinzione che “uscire con il fucile equivale a chiedere a qualcuno di spararti addosso”. Più chiaro di così.


Il titolo originale To kill a mockingbird (uccidere un usignolo) fa riferimento senz’altro al vicino Boo Ridley, psicologicamente molto fragile ma anche molto sensibile. Io penso però che abbia una valenza più ampia, estendendo il significato anche alla figura di Tom Robinson e per sineddoche a tutta la comunità di colore, che a causa dei pregiudizi, è indifesa e fragile come un usignolo, a cui anche un ragazzo può sparare per gioco e provocarne una morte insensata e ingiusta.


In questi giorni casualmente o forse niente accade per caso due diverse emittenti hanno riproposto anche il bel film tratto dal libro nel 1962 del regista Robert Mulligan, che valse un meritato Oscar a Gregory Peck nei panni di Atticus. 

Nessun commento:

Posta un commento