giovedì 15 settembre 2016

Mamma, cosa posso leggere?: Fuori Fuoco di Carminati e Il bambino con il pigiama a righe di Boyne

Mamma, cosa posso leggere? La domanda che quasi ogni mamma vorrebbe sentirsi fare, quando raggiunta l’età preadolescenziale e dopo averli accompagnati per anni in biblioteca, comprato libri di cui abbiamo letto buone recensioni, chiesto consigli ad amici ed esperti, speri che ad un certo punto nasca in loro la voglia di leggere e leggere ancora, nonostante XBOX, PC, Youtube ecc.
Qualche volta questo miracolo accade e tu devi essere subito lì pronta con il libro giusto in mano.
Due sono i libri che vorrei consigliare per la fascia dalle medie in poi:

Fuori Fuoco, Premio Strega 2016 di Chiara Carminati


Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, divenuto ormai un classico grazie anche all’uscita dell’omonimo film.



Entrambi romanzi storici ambientati durante la guerra, la Prima guerra mondiale per Fuori Fuoco, la Seconda per Il bambino con il pigiama a righe.

Entrambi si basano sulla stessa idea di fondo: riportare un punto di vista inusuale.
In Fuori fuoco la protagonista è Jole una ragazzina friulana di 13 anni, che con la sorellina più piccola Mafalda, è sbattuta in balia degli eventi a causa della guerra, costretta a separarsi dai genitori, alla ricerca di una nonna sconosciuta. Peculiarità di questo romanzo dalla prosa piana mai banale, adatta ad una lettura per ragazzi, sono le immagini descritte con dovizia di particolari, che si alternano al racconto ed in qualche modo ne costituiscono lo scheletro iconografico, che però sono così "fuori fuoco" da essere completamente lasciate all’immaginazione del lettore. L’operazione dapprima è senz’altro spiazzante, poi diventa divertente e in qualche modo rende attivo il lettore che si crea una sua storia fatta di immaginazione, al di là del testo.
L'operazione può essere anche una critica diversa alla guerra, che rende tutta la vita quotidiana dei più deboli, "fuori fuoco", senza riferimenti e soggetta a stravolgimenti assolutamente non voluti, subiti e sofferti.
Chiara Carminati 
Ne Il bambino con il pigiama a righe la trama narrativa si sviluppa attraverso i racconti e le riflessioni di Bruno, ragazzino berlinese di 9 anni, figlio di un papavero dell’esercito nazista. Uno sguardo insolito perché Bruno ha un punto di vista candido, troppo ingenuo per essere reale. Simbolo di tutti coloro che non hanno creduto all'orrore, finché non lo hanno visto con i propri occhi, non potendo immaginare dove può arrivare la crudeltà umana fatta sistema. Crudeltà perpetrata anche dai bravi padri di famiglia che al momento giusto hanno saputo vestire i panni dei peggiori aguzzini, pur di incarnare perfettamente il progetto che il "Furio" aveva per loro.
John Boyne 
Bruno è molto solo in questo libro pur essendo circondato da molte persone e non riesce a dare risposta alle sue domande; quelli a cui le pone sono tutti reticenti o incarnano il punto di vista dell’oppressione e non possono soddisfare il suo bisogno di capire cosa c’è al di là della rete. Solo un bambino come lui, suo alter ego ebreo, in maniera incosciente e innocente lo fa entrare in un orrore di cui Bruno non ha alcun sospetto e che fino alla fine non gli fa credere che quello che sta vivendo sia possibile.
Un’unica debolezza nella sua candida innocenza è testimoniata dal tradimento verso l’amico, che nega di conoscere quando viene nella cucina di casa sua, quasi presagendo che il conoscerlo avrebbe aperto per entrambi le porte dell’abisso e risvegliato lui dalla sua beata condizione di ragazzino privilegiato.
Un libro adatto ai ragazzi, anche se come tutti i libri e i film sulla Shoa non può che avere un finale che lascia senza respiro.

di Cristina Radi

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