venerdì 20 gennaio 2017

La Nostalgia di Ermanno Rea, l'ultimo atto di amore per Napoli

Nostalgia, il libro postumo di Ermanno Rea, non si può solo leggere, si deve assaporare. Per me abituata a correre da un posto all’altro fra famiglia, casa, lavoro, è stato difficile all’inizio prendere il ritmo di un libro, che ti prende per mano e ti fa passeggiare attraverso strade, vicoli, chiese e monumenti del Rione Sanità di Napoli, fecendotelo scoprire con gli occhi di Felice Lasco, protagonista del libro. Napoli dai mille volti, mi piace tanto, ha così tanta bellezza da offrire, comunque sempre soverchiante rispetto a tutti i suoi problemi.


L’incipit del libro mi ha fatto ripensare a Cronaca di una morte annunciata di Marquez, anche qui fin dall’inizio sai già che come Santiago, anche Felice morirà ammazzato e per mano di chi non vorrebbe forse farlo, ma è costretto dagli eventi e dal proprio orgoglio. La vicenda narra di Felice Lasco, che ancora adolescente è costretto a lasciare la madre, la Sanità e la sua Napoli perché un furto commesso con il suo amico fraterno Oreste Spasiano, Malommo, con cui ha un rapporto di amore-odio, si è trasformato in omicidio. Lasco scappa cercando di lasciarsi alle spalle il passato, tenta inutilmente di rimuoverlo per oltre 40 anni, con il lavoro, viaggiando tanto e dimenticando persino la propria lingua, ma alla fine sotto forma di madre morente, il passato lo assale di nuovo e lui è costretto a tornare. L’attrazione magnetica per le sue radici gli farà preferire la morte ad una nuova partenza, ad una vita vissuta a metà.

Ermanno Rea
Il cooprotagonista è il Rione Sanità da cui emergono criminalità e sparatorie, ma anche le catacombe, una chiesa mirabile con tesori inestimabili e persone coraggiose e realiste, che incidono positivamente nel tessuto, nonostante siano avvertiti come ribelli dalle istituzioni e antieconomici dal tessuto imprenditoriale ufficiale. Tutti i personaggi sono così veri che per tutto il libro ti chiedi se sono reali ed in effetti per molti di loro è così. Come Don Luigi Rega alter ego del caro amico prete della Sanità, Don Antonio Loffredo. Il prete ribelle, che non obbedisce e non si piega pur di coltivare il bene anche dove sembra ci siano solo ombre. Don Luigi, figlio di imprenditori, al posto del profitto sfrenato mette al centro la fraternità per far giare comunque l’economia, perché con i suoi ideali è comunque un prete concreto, che vive nella realtà di degrado dei suoi parrocchiani e proprio lì crea cooperative, bed & breakfast, giri turistici con guide che si sono formate con il suo sostegno. Bellissimo il lungo brano in cui Don Luigi affronta il tema salvifico del viaggio, del conoscere altre realtà, altre culture, allontanandosi dalla propria, dove poi si può tornare ma con altri occhi. Anche per Lasco il viaggio, il prendere le distanze e conoscere è stato salvifico, rimanere l’avrebbe forse condannato a diventare un criminale come Oreste.
Alla fine lo sai ma ci resti male lo stesso perché Felice è stato ucciso; Oreste e forse la fiducia incondizionata nella Sanità lo hanno tradito, eppure il libro altro non è che un feedback a ritroso dal suo omicidio. Io credo che Oreste non volesse ucciderlo, gli concede tre giorni per scappare e glielo fa capire in tutti i modi, passano i giorni e puoi immaginare il suo rovello, anche se Rea non ne fa cenno perché questo è il libro di Felice. E proprio gli occhi di Felice vanno al di là di quello che c’è in superficie, solo lui vede il buono che c’è nel fondo di Oreste e lui con occhi nuovi guarda e riscopre il buono del suo quartiere fatto di bellezze storiche e persone straordinarie. 

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