lunedì 9 novembre 2015

Eva dorme di Francesca Melandri

Oggi voglio scrivere di un libro che ho letto diversi mesi fa ma che mi torna spesso in mente. Si tratta di Eva dorme della scrittrice Francesca Melandri, al suo primo libro, edito da Mondadori.
Melandri ha una lunga carriera di sceneggiatrice e questo forse l'ha aiutata a scrivere una grande storia anche di sentimenti.

Francesca Melandri e la cover del libro Eva dorme
Mi piace sempre molto quando prima di dormire leggo (è il MIO momento della giornata) e oltre ad una bella storia che mi prende, imparo anche cose nuove.
Da italiana nata negli anni '70, si è parlato spesso in casa degli attentati e disordini che ci sono stati in passato in Alto Adige, ma sinceramente conoscevo ben poco della storia sudtirolese.
Dopo Eva dorme qualcosa in più so e questo credo sia già un buon risultato per un libro. Tutta la storia passa attraverso la vita di due donne, una madre e una figlia, Gerda ed Eva, la prima che deve da sola resistere a tutte le intemperie della vita, partendo dal nulla e diventando una grande cuoca, ma a durissimo prezzo. L'altra, la figlia, con una vita certo più semplice grazie ai sacrifici della madre, ma anch'essa segnata dalle assenze, soprattutto della figura paterna.
Personaggio fra i personaggi anche la Storia, come sempre accade nei grandi romanzi storici, la storia dell'Alto Adige e di un popolo, italiano suo malgrado, che con l'Italia non aveva niente in comune e che si è conquistato un suo status speciale, prima con le bombe, foriere solo di repressione, poi con la pacificazione grazie al solito cervello sottile di una grande personalità politica, Silvius Magnago, artefice con la collaborazione di Aldo Moro, del Trentino Alto Adige di oggi, funzionante, bello, pulito, ricco ma in cui italiani e sudtirolesi sono ancora due etnie a sé. Se non si conoscono i fatti storici, ci si stupisce sempre quando si va in vacanza in provincia di Bolzano, di come la maggior parte della popolazione, non conosca e non capisca l'italiano pur essendo italiani a tutti gli effetti. Bellissima la figura di Vito, carabiniere calabrese in missione in Alto Adige, che sembra essere l'unico uomo a dare il giusto valore a Gerda. Un amore grande, che sembra far trovare per un attimo stabilità a madre e figlia e ridare a Gerda, fiducia nella figura maschile. Eppure anche Vito alla fine molla, molla Gerda, molla Eva, molla l'Alto Adige, deludendo noi tutte lettrici femminili. Molla perché la condizione di Eva e dell'Alto Adige è alla fine troppo pesante anche per lui. Vorrebbe poter conservare un legame anche sottile con Gerda ed Eva, ma lei è dura come la roccia delle Alpi, deve esserlo altrimenti non avrebbe tenuto Eva, né sarebbe diventata una cuoca eccellente.
A Eva però rimane per sempre questo buco, questo vuoto che Vito aveva per un attimo colmato e la relazione a metà che ha con un uomo sposato, sta lì a dimostrarlo.
La fine è di una dolcezza straziante, non mi vergogno di dire che ho pianto e mi sono anche arrabbiata con Gerda, che non aveva permesso almeno a sua figlia di avere un legame con l'unico padre, che avrebbe potuto mai avere. Il bello o il brutto dei bei libri è che ci si affeziona ai personaggi e quando finisce il libro che hai divorato, è un po' come salutare dei parenti che partono per un posto lontano.

Anche l'altro libro di Melandri, Più alto del mare, è proprio bello, sulla condizione dei parenti dei detenuti. Ma Eva dorme, ti entra dentro e lì rimane.

Grazie Francesca Melandri


di Cristina Radi

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