giovedì 1 giugno 2017

Una gita in Val Bavona

Primo giorno di un week end lungo, cosa facciamo? Prendiamocela calma… ma poi qualcosa facciamo? Ho sentito dire che dalla funivia di Robiei in cima alla Val Bavona, c’è una vista mozzafiato da quasi 2000 m di altitudine. Calzoni lunghi, scarponi, pile, giacche a vento… fuori è caldo adesso ma a quella quota sarà freddo!!

Val Bavona
Ok si parte: 50 minuti di macchina, strada abbastanza bella, non curve di montagna; e dopo aver lasciato a Cevio la Valle Maggia arriviamo fino a San Carlo, ultimo paese della Val Bavona, da lì c’è la funivia… lo spiazzo della funivia è deserto, la funivia chiusa. Un cartello in due lingue ci mette di fronte alla realtà: aperto da metà giugno ad ottobre… uffa ma potevamo controllare prima! Intanto continua ad essere caldo e noi vestiti per l’alta quota.
E adesso? Beh intanto andiamo a mangiare, l’unico ristorante a San Carlo ha diverse cose in menù, ma la specialità è… polenta e brasato: che originali!!
Chiediamo dove si possa fare un’escursione con i bambini. Al ristorante sono molto gentili e ci indicano di andare a La Presa, il vecchio paese di San Carlo a qualche centinaio di metri da lì con le case abbandonate in mezzo al bosco, ma tutte rimesse a posto.
Con la macchina torniamo sulle strada verso la funivia, ma dopo poche centinaia di metri, come ci avevano indicato, ecco il ponticello sopra il fiume. Cominciamo ad inoltrarci nel bosco, Michele davanti con i suoi 3 anni e mezzo e i suoi scarponcini da montagna nuovi fiammanti, e noi tutti dietro lo seguiamo su per il sentiero. Saliamo in mezzo al bosco per meno di 10 minuti, lungo il tragitto ci fermiamo ad osservare come cammina un bruco verde e come una grossa formica si trascina dietro un bruco morto di dimensioni doppie della sua.


Finalmente vediamo il campanile sbucare dietro alcuni alberi e poi siamo nel vecchio paese, due cavalli al pascolo ci accolgono con occhi curiosi. Una chiesa con un’edicola e solo poche case, ma tutte visitabili a patto di richiudere la porta dietro di noi. In una in particolare viene spiegato il lavoro di studio e di restauro dalle intemperie, alluvioni, frane, che c’è stato per rimettere a posto questa minuscola testimonianza di come si viveva in un’altra epoca, lontanissima dalla nostra.
Le case, tutte rigorosamente in sasso, sono di due o tre piani, strette e lunghe. Leggiamo nei pannelli esplicativi che erano costruite così perché occupassero il minor terreno possibile da sottrarre alla coltivazione. Il piano interrato con pavimento quasi sterrato, solo poche pietre a coprirlo, era la cantina, il deposito, sempre fresco e con soffitto a botte. I piani successivi erano abitati e il calore andando in alto, li scaldava meglio, poche e strette le aperture sull’esterno per non disperdere il poco caldo dei focolari nei gelidi inverni, ma anche la luce penetra a fatica. Le case sono datate 1400/1500, alcune anche precedenti, forse i materiali sono stati recuperati da insediamenti ancora anteriori. 

La chiesa del vecchio nucleo di San Carlo
La semplicità di queste abitazioni di sasso, ci mostra palesemente quanto poteva essere dura la vita a quei tempi e in quei luoghi, così belli ma anche così inospitali soprattutto nei lunghi mesi invernali.

Più in alto in cima al sentiero una fornace interrata per la cottura della calce. Stiamo un po’ lì a goderci questa tranquillità per noi cittadini e ci diciamo che in fondo anche se la funivia di Robiei è chiusa, la giornata non è poi andata così male. A volte gli imprevisti servono proprio a farci scoprire cose inaspettate e lontane dai sentieri battuti dai più.

La casa con i pannelli esplicativi del sito
di Cristina Radi

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