mercoledì 9 maggio 2018

Ravenna si fa Polis per la prima edizione del Festival, 17-20 maggio 2018

Dal 17 al 20 maggio 2018 la città di Ravenna si trasforma in un’antica città greca per accogliere la prima edizione di POLIS Teatro Festival, progetto di ErosAntEros, in collaborazione con il Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, che ha come protagonista assoluta l’arte dell’attore-performer come fulcro ardente della relazione con lo spettatore, del teatro con la società.

POLIS 2018 Immagine di Gianluca Costantini


Un teatro inteso nel suo senso più ampio e accogliente, senza distinzioni tra generi e generazioni, all’insegna della contaminazione non soltanto dei linguaggi, ma anche dei pubblici, per riavvicinare quest’arte viva alla collettività. I luoghi scelti da POLIS per gli spettacoli sono il Teatro Alighieri e il Chiostro Grande della Biblioteca Classense. Lo storico teatro ottocentesco che riunisce la comunità per assistere insieme al grande evento e la dimensione raccolta del chiostro che favorisce il rapporto tra l’opera e lo spettatore e che fortemente incide sulla forma degli spettacoli ospitati. POLIS dissemina spettacoli, incontri ed esperienze partecipative, per offrire la possibilità di entrare in contatto con quelli che nella polis antica venivano chiamati i tecnici di Dioniso, ovvero coloro che attraverso l’arte teatrale, trasmessa per contagio da un dio, portavano i cittadini a condividere uno spazio e un tempo di riflessione sul presente.

L’edizione 2018 di POLIS ruota attorno a tre parole chiave: ATTORE, MUSICA, POESIA. Tre fuochi che ardono per riunire tutti gli spettacoli in programma e che pongono l’accento sulla parola poetica che si fa musica, che si diffonde nello spazio e che si trasmette per contagio agli spettatori. Musica, che detta il tempo e l’altitudine della parola, ponendo tra sé e quest’ultima il corpo-voce dell’attore e del musicista.

POLIS, fin dall’immagine che l’artista ravennate Gianluca Costantini ha creato per il festival di quest’anno, dove il teatro è al centro di una città celata dietro lo sguardo di una bambina, che invita l’altro a seguirla per riscoprire l’importanza dell’arte e della memoria, per ricostruire una comunità a partire dalle sue stesse macerie e proiettarsi verso il futuro.

La Ballata del carcere di Reading con Umberto Orsini e Giovanna Marini
Giovedì 17 maggio (ore 21.00) il Teatro Alighieri ospita due insuperabili maestri del mondo teatrale e musicale come Umberto Orsini e Giovanna Marini che, diretti da Elio De Capitani, inaugurano il festival con lo spettacolo LA BALLATA DEL CARCERE DI READING di Oscar Wilde. Secondo il regista lo spettacolo si presta a una messinscena in cui l'attrazione fisica si sublima in canto e il canto sublima la sofferenza in bellezza. Giovanna Marini ha scritto cinque ballate per lo spettacolo, componendo una musica che va dalla ballata irlandese fino a Schubert, passando per i Beatles. Umberto Orsini interpreta un Oscar Wilde teso a cogliere solo il lato artistico-estetico e la bellezza dei versi, che ben si fondono con la musica ostinata e precisa della Marini.

Giovanna Marini
Venerdì 18 maggio (ore 21.00), nella seconda giornata di festival, è la stessa compagnia ErosAntEros, negli spazi raccolti della Biblioteca Classense, Chiostro Grande, a dar voce all’urlo rivoluzionario dei poeti che hanno cantato l’Ottobre rosso, nello spettacolo 1917 CORE. Una lettura-concerto per trasmettere l’essenza dello spettacolo 1917, che ha debuttato alla scorsa edizione di Ravenna Festival, e restituire attraverso la propria ricerca sonora-vocale la sorpresa e la gioia per l’avvento di un tempo talmente nuovo da lasciare senza fiato. Tre sono gli elementi principali che compongono il lavoro: le parole dei poeti incarnate da Agata Tomsic, le musiche rielaborate da Davide Sacco e le animazioni video di Gianluca Sacco. Tre linguaggi diversi che dialogano tra loro per narrare l’utopia che è sembrata poter ribaltare il mondo.

1917 Core, compagnia Erosanteros - foto di Zani Casadio
Sabato 19 maggio (ore 21.00), sempre alla Biblioteca Classense, Chiostro Grande, la compagnia ravennate Teatro delle Albe, gruppo storico del teatro di ricerca è in scena con E' BAL, lavoro in cui la materialità impalpabile del dialetto romagnolo di Nevio Spadoni emerge dalle profondità del corpo di Roberto Magnani. Lo spettacolo, che racconta la storia di Ezia, donna emarginata di un paese della campagna romagnola vittima delle dicerie della gente, è partito proprio pensando alla voce della protagonista come a un suono metallico pieno di ruggine, portando alla creazione di tre strumenti, tutti di metallo, che assieme alla tromba di Simone Marzocchi musicano la storia e costituiscono gli elementi scenici.

E' bal, compagnia Teatro delle albe - foto Cesare Fabbri
Domenica 20 maggio (ore 17.00 - Biblioteca Classense, Sala Muratori) l’ultima giornata di festival è dedicata al rapporto tra teatro e comunità, che è al centro dell’incontro dal titolo TEATRO E POLIS. ASOCIALITÀ E NUOVE FORME DI SOCIALITÀ: IL CASO ODIN TEATRET a cura del professor Marco De Marinis dell’Università Bologna. Con Marco De Marinis ci si concentra sul lavoro della compagnia più longeva del mondo, l’Odin Teatret, raro esempio di ricerca verticale e coinvolgimento orizzontale della comunità. “Devi essere 'asociale' se vuoi creare l'esempio contrario alla socialità dell'ingiustizia. Devi essere 'asociale' se non vuoi accettare le regole del gioco in cui tu resterai perso e impigliato”. Così scriveva Eugenio Barba verso la fine degli anni Settanta. A quarant'anni di distanza, queste affermazioni non hanno perso nulla della loro attualità. Tanto più oggi che la città del teatro rischia di diventare una “fortezza vuota”, il richiamo del fondatore dell'Odin Teatret all'asocialità (quella del dissidente non dello scismatico), come condizione indispensabile da conquistare per restituire senso, identità ed anche efficacia alla azione teatrale, rimane imprescindibile.

A seguire alle ore 18.00 (Biblioteca Classense, Sala Muratori) la proiezione del film LA CONQUISTA DELLA DIFFERENZA di Odin Teatret Film & Odin Teatret Archives. Il film ripercorre la storia dell’Odin Teatret dal 1964 ad oggi, attraverso immagini che ritraggono differenti spettacoli, situazioni di training e baratti realizzati nel corso degli anni. Eugenio Barba riflette inoltre su cosa il teatro abbia significato per lui e sulla storia dell’Odin Teatret come gruppo di persone che hanno conquistato la propria differenza.

La polis avrà modo di partecipare anche attivamente. Tutte le sere, infatti, verrà chiesto agli spettatori di lasciare in forma anonima i propri commenti dopo la visione degli spettacoli. Inoltre entrambe le serate al chiostro saranno accompagnate da SPECTATOR di Marzia Bondoli Neilsen, atto fotografico partecipativo in due tempi, che consiste nel fissare in fotografia la traccia in-visibile che lo spettacolo lascia sui volti degli spettatori, ospitandoli all’interno del proprio set fotografico sia prima che dopo lo spettacolo. Entrambe le testimonianze confluiranno all’interno di PARTECI-POLIS, momento di condivisione e discussione collettiva previsto in chiusura del festival.

INFO
http://polisteatrofestival.org
http://erosanteros.org

di Rossella Gibellini

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